Verticale storica: 10 anni di Contrade di Taurasi con la famiglia Lonardo e Slow Food Roma

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Al centro: Sandro Lonardo tra Andrea Petrini e Fabio Turchetti

di Marina Alaimo

Scorrono lente e cadenzate le immagini dei vecchi starzeti di aglianico taurasino e grecomusc’ sullo schermo della grande sala meeting dell’hotel Excel Roma. E’ piena come un uovo confermando il grande interesse in continua crescita per i vini campani e la voglia di conoscere e capire quanto un vino austero e di gran carattere come l’aglianico sappia raccontarsi in una verticale di 10 annate.

Le dieci annate in degustazione

Sandro Lonardo e Flavio Castaldo espongono la storia della propria azienda che si intreccia indissolubilmente con quella della propria famiglia, diventando un tutt’uno con il piccolo borgo di Taurasi e le vecchie vigne di aglianico. Una storia tracciata a più tappe, perfettamente riscontrabili nelle 10 annate versate nei bicchieri, investendo su un’agricoltura rispettosa dell’ambiente, perfettamente integrata con l’antica tradizione vitivinicola taurasina, ma che va pari passo con un serio lavoro di ricerca scientifica mirata a migliorare e potenziare l’espressione del proprio aglianico. Così si è arrivati gradualmente a produrre un vino straordinariamente eloquente e profondo, pur mantenendo un temperamento austero e spigoloso. Si sa, l’aglianico ha bisogno di tempi lunghi per dare il meglio di se, è il vino dell’attesa, non ammette metodi spiccioli e sbrigativi.

La sala

Luciano Pignataro introduce l’incontro rivelando la sua grande passione per questo vitigno  notoriamente tardivo  e come si sia  acclimatato tra le colline a ridosso dell’Appennino Meridionale. La verticale viene guidata in maniera alternata e con dettagliati termini di confronto da Fabio Turchetti responsabile Slow Wine Lazio, Luciano Pignataro responsabile Slow Wine Campania e Basilicata e me.

Un momento della serata

Si comincia il viaggio enoico con l’annata 1998
Ottimo esordio per il Taurasi di Sandro Lonardo, ottenuto prevalentemente dalle piante vecchie allevate a starzeto tra i 300 e 400 metri. L’andamento climatico è stato piuttosto regolare e la vendemmia a fine ottobre ha portato in cantina un uva sana e integra. L’enologo Maurizio De Simone arriva in squadra quando il vino è già in cantina e comincia una importante collaborazione rafforzata da un perfetto feeling con il produttore. Al naso il vino si esprime senza incertezze, svelando subito i tratti cinerei che caratterizzeranno tutte le annate in sequenza, declama un temperamento ancora giovane con frutto ben integro nei toni di marasca e note speziate di pepe ben bilanciate. Il vino in bocca è austero, il corpo è scattante, con tannini di gran razza e freschezza vivace.

Verso la 1999 le aspettative del produttore sono alte per l’annata che calza a pennello al Taurasi, con un inverno rigido, primavera mite e piovosa nella giusta misura, estate calda e mai torrida. La vendemmia si presenta pulita ed asciutta e leggermente tardiva rispetto alla precedente: l’entrata in scena di Maurizio De Simone punta ad una buona maturazione fenolica dell’aglianico. E le aspettative non sono state minimamente deluse, anzi, il vino è straordinario. Più espressivo e profondo rispetto all’annata precedente dai tratti semplici e immediati. L’intensità è crescente, prevalgono i caratteri fruttati di ciliegia croccante seguiti in perfetta armonia dalle note di cenere con tocchi speziati estremamente raffinati. Il sorso sa coinvolgere lungamente e rivela un temperamento di grande vivacità giovanile, ha spessore gustativo con freschezza in continuo allungo e tannini austeri.

Contrade di Taurasi, la sala
Contrade di Taurasi, la sala

I picchi di caldo nell’estate del 2000 hanno sicuramente condizionato il carattere del vino che presenta naso cupo con toni di catrame, il frutto è in sottotono, ma integro e alle note pungenti di pepe si aggiungono cioccolato e cuoio.

Contrade di Taurasi, le annate

La 2001 è stata un’annata sofferta per l’azienda  per l’imponente grandinata in aprile che ha ridotto notevolmente la resa delle uve sulle piante, ma non la qualità. Ogni annata ha carattere diverso, questa ha una bella intensità olfattiva con toni salmastri e terrosi ai quali seguono dimessi quelli fruttati e un po’ maturi e le spezie in giusto accordo. L’attacco in bocca è deciso, caldo e ben bilanciato da grande acidità, succoso e salino.

Le uve dell’annata 2003 hanno vissuto un’estate piuttosto calda e siccitosa, seppure con l’ausilio delle importanti escursioni termiche di cui gode il clima irpino. Il naso è caratterizzato dai frutti del sottobosco e di marasca con piacevoli accenti balsamici. In bocca è opulento, caldo e mantiene una costante carica di freschezza che lo rende appetibile all’assaggio.

L’andamento regolare della 2004 spinge a provare una vendemmia tardiva sino a metà novembre. In cantina si abbandonano le barrique che lasciano il campo ai tonneau. Bellissima intensità di profumi, di verve giovane e tipica con sentori di ciliegia, toni cinerei e pepe pungente. In bocca è scorrevole e dinamico, esuberante nella freschezza e con tannini decisi.

La 2005 segna un evidente cambio di stile che rende il vino particolarmente interessante e coinvolgente. In azienda arriva il professor Giancarlo Moschetti con il suo team di ricercatori universitari che danno il via ad una serie di studi e sperimentazioni sui vigneti. Da questo punto in poi si utilizzano lieviti autoctoni selezionati in vigna. E’ un grande vino che si ricorderà a lungo, splendido sia al naso che al palato. Naso giovane e importante, elegante nei profumi di buccia d’arancia e spezie fini. Il sorso è austero e leggiadro allo stesso tempo, di freschezza verticale e mineralità salina.

Il 2007 porta altre novità sostenendo la forte voglia di fare sempre meglio. La vendemmia soddisfa pienamente convincendo la famiglia Lonardo, che a questo punto vede il pieno coinvolgimento di Antonella, figlia di Sandro, e del marito Flavio Castaldo,  a produrre i due crù dalle vigne in contrada Case d’Alto e Coste, avendone già da tempo testato la natura ben distinta e fortemente identitaria. Naso incisivo, polveroso e cinereo, salmastro e fruttato nei toni del sottobosco. In bocca il vino è ricco con tannini ancora esuberanti, di spinta freschezza.

Contrade di Taurasi, la sala

Si presenta in anteprima il millesimo 2008 in bottiglia da un anno che rende chiarissima l’esigenza dei tempi lunghi dell’aglianico. Fa presagire un vino dalle grandi potenzialità e accende le aspettative future.

A questo punto si passa alla degustazione dei crù Vigna d’Alto, dal vecchio vigneto dove le piante contano dai 60 ai 100 compleanni, allevate a strazeto su terreno sciolto e ricco di ceneri vulcaniche in una zona ben ventilata ad un’altitudine di 400 metri.
L’altro è Coste, le piante hanno dai 20 ai 40 anni e sono allevate a cordone speronato su terreno argilloso calcareo ad un’altitudine di 320 metri, vicino al fiume Calore. Inizialmente i vini sembrano molto simili, ma assaggiandoli più volte le differenze si notano soprattutto al palato. Vigna D’alto è più sottile e caratterizzato dai toni minerali e da una salinità decisa. Coste è leggermente più pronto e facile all’approccio, ma mantiene tutta l’austerità e vivacità dell’aglianico taurasino. Il Taurasi è un vino che proprio richiede il cibo e la convivialità.

Il Grecomusc’ e il gelato di Roberto Triani

E a questo punto Paolo Mazzola e Andrea Petrini di Slow Food Roma, fortemente attivi nell’organizzazione di questa verticale, introducono  e raccontano insieme ai produttori la focaccia bianca del forno di Veroli di Franco Sanità, il pane di Montecalvo az. La Pacchiana, il pecorino romano maturato in grotta del Caseificio De Juliis, il pecorino Carmasciano di d’Apolito, il capocollo di Mario Carrabs, la mozzarella di bufala del consorzio “Mozzarella di bufala campana d.o.p. servita in abbinamento al grecomusc’ 2011 ed il gelato al grecomusc’ dell’artigiano Roberto Triani.

7 commenti

  • Andrea Petrini

    (28 gennaio 2013 - 06:24)

    Bellissimo racconto, grazie!

  • Maura

    (28 gennaio 2013 - 08:17)

    Un vero trionfo per la famiglia Lonardo che con costanza pazienza e grande amore per il proprio lavoro, ha costruito, una realtà che nel tempo ha segnato la storia il miglioramento e l’evoluzione di un grande vino quale e’ il Taurasi. La ricerca lo studio e le sperimentazioni , ma allo stesso tempo la coerenza costante con il passato e le tradizioni , hanno fatto di Contrade di Taurasi un riferimento indiscutibile nel panorama vinicolo non solo irpino , ma nazionale. Un grande plauso alla famiglia Lonardo che oltre ad aver dato un grande contributo alla storia dei grandi vini in Italia, ha dato in Irpininia un grande esempio di amore e rispetto del territorio. Partecipo con grande gioia al vostro meritato successo Maura

  • Mimmo Gagliardi

    (28 gennaio 2013 - 10:31)

    Mamma mia e quanto abbiamo goduto…e quel Grecomusc’ nel finale….

  • Luciano Pignataro

    (28 gennaio 2013 - 11:55)

    Sul podio metto la 1999, a seguire, poco distante, la 2005. Terza la 2008, ma da bere tra dieci anni.
    Bellissima serata, grandi complimenti alla famiglia Lonardo

  • marcella

    (28 gennaio 2013 - 12:18)

    Bellissima serata,. ringraziamenti a tutta l’organizzazione e al produttore che ci hanno permesso di degustare il nostro Taurasi che viene accolto a Roma con entusiasmo e passione

  • Paolo Mazzola

    (28 gennaio 2013 - 15:21)

    il mio podio è 2008, annata con grandi potenzialità, poi la 1999 e terza la 2004.
    Piccola sorpresa la 2000 che pensavo penalizzata dall’annata ed invece mi è piaciuta molto. Buona la partecipazione di piccoli produttori insieme alla famiglia Lonardo. Un evento “Slow” di nome e di fatto

  • aemilius

    (1 febbraio 2013 - 10:11)

    Grande professor Moschetti. Che vino……

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