Corsaro 2010 Aglianico Cilento doc

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Enrico con Antonio Polito

POLITO VITICOLTORI

Uva: aglianico
Fascia di prezzo: da 10 a 12 euro
Fermentazione e maturazione: acciaio e legno

Alcuni anni fa, un famoso corrispondente veneto-siciliano del telegiornale così ammiccava dalla TV, salutando con la mano: “Qui Nuova York, vi parla Ruggero Orlando”. Per i telespettatori questo era un marchio di fabbrica facilmente riconoscibile e riconducibile a quel particolare personaggio, tanto che era impossibile confonderlo con altri suoi colleghi sparsi per il mondo. Nel mio infinitesimale ruolo, (e affermo ciò soprattutto per una persona che non voglio citare qui… absit iniuria verbis!) per questo blog anch’io sono un corrispondente… dal Cilento.

Devo dire che questa definizione, comunque, mi gratifica e mi soddisfa appieno, ci mancherebbe altro. Il fatto è, però, che ultimamente vado spesso a sconfinare in Costiera Amalfitana e dintorni, come sta a dimostrarlo l’ultimo mio post su Gigino Reale. Si è instaurata, quindi, una sorta di alternanza, quasi un’osmosi tra i due territori, così vocati e sublimati della nuova viticoltura regionale. Tanto che io suggerirei addirittura un gemellaggio tra questi due luoghi. Che ne dite?
Questa volta, quindi, per la par condicio, o equal time come dicono negli Stati Uniti, sono tornato nella mia terra d’adozione, dove ho fatto visita all’Azienda Vitivinicola Polito Viticoltori di Agropoli. Essa nasce negli anni ’60, quando Vito Polito impiantò i primi vigneti sulle dolci e soleggiate colline agropolesi, proprio di fronte al mare. In quel periodo, le uve prodotte venivano quasi tutte vendute e solo una piccola parte veniva trattenuta per farne vino da destinare al consumo familiare. La svolta decisiva si è avuta poi nell’anno 2000, con il reimpianto dei vigneti ad opera del figlio Vincenzo, attuale proprietario, con il primo imbottigliamento in scala industriale avvenuto nel 2005.
Enzo Polito è una persona sveglia ed intraprendente, uno “sviscio” come si dice in Piemonte. Infatti, oltre che produttore di vino, egli, coadiuvato dal figlio Carlo prossimo enologo, è anche il presidente della Strada del vino Cilento Sapori e Storia, con sede a Laureana Cilento. Un’associazione libera che mira a promuovere e a rilanciare il vino cilentano nel mondo. Inoltre, è anche un valente fitopatologo specializzato proprio in viticoltura e conduce con la moglie un’azienda che produce liquori ed infusi locali, denominata Fattorie Cilentane. Insomma Enzo, nello specifico, rappresenta senz’altro un importante punto di riferimento territoriale.

Ultimamente, poi, egli ha deciso che la vecchia cantina non era più adeguata alle mutate esigenze aziendali e, così, ha provveduto a costruirne una tutta nuova, più moderna e funzionale, con maggiore spazio da dedicare ai nuovi macchinari, alla bottaia, allo stoccaggio delle bottiglie e alla sala di degustazione. I vini che produce, con i consigli dell’ottimo Alfonso Rotolo, sono in forte ascesa e riflettono proprio questa sua voglia di emergere e di farsi conoscere fuori dal territorio. Le etichette presentate nell’occasione sono tutte pregevoli: Saracé Fiano Paestum Igt, Roccaventa bianco Cilento Doc, assemblaggio di Fiano al 70% e saldo di Trebbiano e Malvasia, Tramici rosso Paestum Igt, con Barbera in purezza, Emblema Aglianico Paestum Igt, Paes rosso da tavola, con uvaggio di Aglianico, Barbera e Sangiovese e Corsaro Aglianico Cilento Doc.
Nella fattispecie, la mia attenzione è stata rivolta proprio verso quest’ultima bottiglia, millesimo 2006. I vigneti, ricadenti nel comune di Giungano, sono ben esposti ed allevati ad un’altezza media intorno ai 200 metri. Le uve, raccolte a mano, vengono accuratamente selezionate e subito avviate alla pigiatura morbida e poi alla fermentazione in acciaio inox che, come si sa, è un materiale inerte, per cui non ci sono contaminazioni di sorta. La maturazione, sempre in contenitori di acciaio, si prolunga per due mesi e poi continua per dodici mesi in barriques di rovere francese e di Slavonia di media tostatura ed, infine, l’affinamento viene completato per sei mesi in bottiglia. Il valore alcolico raggiunge i 15 gradi.
Il colore scuro, quasi impenetrabile, è un rosso rubino molto intenso con vividi riflessi granata. Ciò è dovuto al giusto carico di antociani (dal greco kyanos, cioè fiore blu), che fanno la loro bella parte. I profumi sprigionati, che inizialmente sono alquanto restii a mostrarsi, dopo alcuni minuti di ossigenazione salgono lentamente al naso, dando l’idea di un bouquet di fiori e di frutti. Si colgono aromi di ciliegie, ribes, tabacco, caffè, vaniglia, dovuta alla buona tostatura del legno della barrique, liquirizia e noce moscata. L’attacco in bocca risente subito dell’ottima struttura tannica, ma risulta alquanto morbida, calda e stemperata. Note tostate e fruttate, poi, sono presenti anche per tutta la fase finale dell’assaggio. Nel complesso, quindi, un vino di grande intensità, in cui l’apporto del legno si fa sentire, ma senza falsare l’armonia aromatica. Lo abbiniamo, alla temperatura di servizio intorno ai 18 gradi, alla classica cucina cilentana: piatti di pasta saporiti, carni rosse alla brace, selvaggina e formaggi stagionati. E vai così.

Questa scheda è di Enrico Malgi

Sede ad Agropoli in Via Mattine 88 – Tel. 0974/840084 – 3358309504 – Fax 0974/838769 – info@politoviticoltori.com – Enologo: Enzo Polito, con la collaborazione di Alfonso Rotolo – Ettari di proprietà: 4, più 5 in affitto – Bottiglie prodotte: 35.000 – Vitigni: Fiano, Trebbiano, Malvasia bianca, Aglianico, Barbera e Sangiovese.

7 commenti

  • marco contursi

    (3 settembre 2010 - 07:16)

    Bella scheda come sempre, di Una realtà,quella dei piccoli produttori cilentani in forte ascesa.
    Una nota a latere,vicino all’azienda vinicola,c’è un casifico omonimo(parenti?)che fa una mozzarella di bufala molto buona utilizzando solo latte del proprio allevamento.Pensate,che me l’ha segnalata un amico che lavora in un altro caseificio ma riconosce l’eccellenza del prodotto di Polito.Piccola produzione,grande bontà.DA SCOPRIRE. :-)

  • roberto

    (3 settembre 2010 - 08:04)

    Ruggero Orlando si inventò quel modo di salutare il pubblico ( lo disse lui a fine carriera) perchè non sempre aveva il riferimento sull’orario in cui il suo pezzo sarebbe andato in onda in Italia, non sempre era in diretta infatti, e poi il fuso orario da calcolare, e quindi non potendo azzardare un buongiorno o buonasera se la cavò in quel modo, che diventò un suo marchio di fabbrica. Un po’ come qui insomma, dove ti alzo il mattino alle 7 e ti trovi il Malgi a colazione con l’aglianico del Cilento…Qui Agropoli, vi parla Enrico Malgi…
    Buona scheda, merci! ;-)

    • Lello Tornatore

      (3 settembre 2010 - 09:07)

      Così ti vogliamo, caro Enrico ! Una scheda puntuale, precisa, con i giusti riferimenti tecnici. Ecco il Malgi-Ruggero Orlando seconda maniera, che istrionicamente abbondona lo stile aulico delle famose “Odi sul Cilento” per “fotografare” asetticamente una bella realtà, forse troppo impegnata nella diversificazione delle produzioni, sarebbe meglio a mio avviso concentrarsi su meno prodotti, che sta venendo fuori con forza negli ultimi tempi. Almeno questo merito me lo dovete riconoscere : Enrico Malgi da romanziere del Cilento, ne diventa cronista!!!

  • ENRICO MALGI

    (3 settembre 2010 - 09:13)

    @Marco non so se il caseificio di Polito è soltanto un omonimo, oppure sono parenti. Mi informerò.
    @Roberto grazie per la tua precisazione su Ruggero Orlando, personaggio mitico della vecchia TV. Certo l’Aglianico a colazione al mattino non è proprio l’ideale, diciamo che va bene soprattutto all’ora di pranzo e di cena, va bene? Naturalmente intendo l’Aglianico del Cilento in modo tassativo, s’intende… Abbracci.

  • ENRICO MALGI

    (3 settembre 2010 - 09:26)

    @ Carissimo Lello, mentre rispondevo a Marco e Roberto sei stato sincrono col mio intervento e, quindi, è d’uopo rispondere anche a te. Prima, però, devo porti una semplice domanda: hai letto bene la prima parte del post? Rileggila, per favore, perchè c’è qualcosa che riguarda proprio te… Per quanto concerne la mia presunta trasformazione da “romanziere” a “cronista”, non corrisponde a verità. Perché, come tu ben sai, a volte bisogna essere un poco più didascalici e meno “aulici”. Ma questo esercizio, come anche qui sai benissimo, non si addice troppo al mio stile, ma devo uniformarmi alla realtà. Leggiti il prossimo post sul Cilento, va bene? Un’ultima cosa: vai a leggere il post di Vizzari, perché è molto interessante… Abbracci.

  • ENRICO MALGI

    (3 settembre 2010 - 14:01)

    @Marco un caro amico di Agropoli mi ha segnalato che i Polito che gestiscono il caseificio sono i nipoti del produttore di vino e fanno anche un’ottima ricotta, mi ha detto. Abbracci.

    • marco contursi

      (3 settembre 2010 - 21:45)

      confermo,prodotti ottimi e a un prezzo migliore rispetto a tutti gli altri.da Provare.

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