A Torre Le Nocelle I Capitani punta sui tempi lunghi

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27 marzo 2003

Il Barolo pronto, il Brunello prontissimo, l’Aglianico dell’altro ieri: ormai le aziende sono quasi tutte in tilt, sopraffatte dalla domanda dei consumatori e dal bisogno di spettacolo imposto dai media. Stappare un vino buonissimo da bere appena comprato è facile, la vera scommessa è puntare su quelli che lo saranno tra cinque, dieci, quindici anni.
Il tempo ritrovato è il segreto della filosofia aziendale che spunta impertinente qua è là soprattutto nel nostro Sud. A Torre Le Nocelle per esempio, a venti minuti di auto dalla strada di questa settimana dove pure abbiamo già avuto modo di segnalare Cantine del Barone (tel. 0825.666751) e Del Nonno (tel. 0825.66347) confinanti a Cesinali e Villa Raiano (tel.0825.595771) a Serino. L’azienda di Ciriaco Cefalo, dodici ettari comprati dal nonno cento anni fa è stata completamente ripresa ed è una delle cantine più belle da visitare perché è, insieme, museo contadino e agriturismo, giù le vigne e gli ulivi, di fronte Taurasi con praticamente tutta l’area della docg. Parliamo de I Capitani (via Bosco Faiano, tel, 0825.969182. Sito wwwicapitani.com) dove l’enologo Sabino Spina vuole dare al vino tutto il tempo di cui ha bisogno, come farebbe chiunque non pressato dalla voglia di realizzare subito i guadagni.
Stupisce il Taurasi Bosco Faiano dall’unghia aranciata in via di estinzione visto che anche questa docg, come il Barolo e il Brunello appunto, è finita nelle mani di molti adoratori di marmellate vanigliate usa e getta. È nuovo l’Eme, aglianico addomesticato dal piedirosso e dal sangiovese, blend bordolese in salsa irpina messo insieme nei legni. Una grande rivelazione è il Faius, greco di Tufo e coda di volpe bilanciata tra tra acciaio e legno in continuazione sino ad avere un risultato elegante dove la barrique di media tostatura non è invasiva, difetto questo molto marcato sui bianchi meridionali e quasi assente in Irpinia. Sicché Ciriaco Cefalo, ingegnere come Leonardo Mustilli, adesso preferisce usare il compasso in vigna, qui dove prima cacciavano i principi della Leonessa, signori di Montemiletto dove capiamo come il tempo sia davvero da sempre la cosa più preziosa delle persone ricche.
Di intelligenza, of course.