‘A Vita 2010 rosato Calabria igp: un nuovo sconvolgente punto di vista sui vini rosè

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Etichetta Rosato 'A Vita 2010 Calabria igp

VIGNA DE FRANCO

Uva: gaglioppo
Fascia di prezzo: da  5 a 10 euro
Fermentazione e maturazione: acciaio


Si torna a parlare del principe dei vitigni di Calabria, il gaglioppo, e mi sembra cosa non da poco perché personalmente li ho visti a distanza molto ravvicinata già diversi anni fa e ricordo di esserne rimasta subito incantata per la magnificenza e l’estrema raffinatezza.

L’interesse  verso questo vitigno, molto spinto in questo momento da giornalisti del settore e wine writers, sta avendo una notevole eco internazionale tanto che i produttori calabresi sono investiti di maggiore attenzione. Non tutit però: solo quelli che lavorano sul solco della tradizione e non cercano scorciatoie.
Come tante assurdità e controsensi tutti italiani, della serie “facciamoci del male da soli”, proprio in questo momento il disciplinare di produzione della doc Cirò ha incluso anche l’utilizzo di vitigni internazionali, mentre sino a pochi mesi fa, forse senza rendersi conto della felice scelta fatta in passato, la doc prevedeva solo l’utilizzo del gaglioppo.

Mi sono chiesta allora se i produttori dell’Enotria fossero pronti ad accogliere ed affrontare tale attenzione, a cavalcare la tigre che  incrocia il loro cammino. Provandoli a ripetizione, mi sono quindi resa conto che troppo spessoimpera ancora uno stile di produzione anni ’90 vecchio e superato, ma sono anche convinta che sarà proprio il gaglioppo lavorato seriamente a rappresentare il punto di svolta.
Avere l’oro tra le mani senza accorgersene è un po’ il grande difetto di noi meridionali, sempre pronti a recriminare, ma poco capaci a fare squadra ed impresa, molto più facile piangersi addosso e lasciare che siano gli altri a rimboccarsi le maniche. E su quest’ultima affermazione potrei andare avanti a lungo, ma non voglio tediare. E sono proprio queste caratteristiche del gaglioppo che stanno riscontrando un certo successo, ma il giusto impegno di pochi non credo sarà sufficiente a cogliere l’attimo.
Francesco De Franco è un piccolo produttore che fa tutto da solo: l’onestà e la validità di un produttore sta nella piacevolezza del suo vino, nella capacità di quest’ultimo di esprimersi e di coinvolgere,  non certo nel numero di bottiglie prodotto.  Proprio questo blog è stato il primo a parlarne con convizione eleggendo il Cirò 2008 ‘A Vita come migliore rosso dell’anno nel 2009.

Laura e Francesco (Foto Luigi Fracchia)

Ma veniamo al rosato, un vino nel quale si fa fatica a trovare stile originale e, soprattutto, un buon coinvolgimento emotivo. In genere ci si presta poca attenzione, si punta ad una paicevolezza immediata, non ci si ragiona sopra come meriterebbe questa tipologia che io trovo invece straordinaria.
Invece anche qui  si conferma come attento interprete del gaglioppo Francesco De Franco con la sua prima uscita del Rosé A’ Vita 2010, appena 2.000 bottiglie. Già interessante nel colore rosa tenue, al naso esprime sentori di rosa, fragoline di bosco e lamponi, in bocca è sottile, di buona freschezza con piacevoli ritorni di fragole e lamponi. Francesco è estremamente timido, esile nel corpo e nella voce, ma non sbaglia un colpo in bottiglia.
Dopo aver provato questo rosato, ogni cosa pensavate prima cambierà e non riuscirete più a farne a meno.

Questa scheda è di Marina Alaimo

Sede a Cirò Marina, Strada Statale Ionica 106. Tel. 096231044, 329.0732473. www.avitavini.it Ettari: 8 di proprietà. Enologo: Francesco De Franco. Bottiglie prodotte: 15.000. Vitigni: gaglioppo, magliocco, greco nero e greco bianco.

3 commenti

  • RobertaRaja

    (14 luglio 2011 - 14:39)

    Cara Marina,
    ho trovato molto interessante il tuo articolo, inno alla semplicità e alla tradizione, una tradizione che sta andando via via perdendosi, in nome di una “originalità” che vede protagonista una “becera internazionalizzazione a random”…
    Io credo che l’originalità, paradossalmente, sia da ricercarsi proprio in una rivisitazione e una particolare attenzione delle tecniche di vinificazione tradizionali, in modo che il gaglioppo, lavorato seriamente ,possa rappresentare il vero punto di svolta.
    Voci importanti, nel corso della storia, hanno sollevato l’importanza del Gaglioppo, e del suo legittimo figlio: il Cirò!
    Riporto alcune citazioni:
    HUGH JOHNSON (

    Sin dall’antichità; fonti storiche riferiscono di affermazioni pronunciate da stimati medici, che dichiaravano “il Cirò è un tonico opulento e maestoso per la vecchiaia umana che vuole coronarsi di verde ancora per anni”, e che definivano questo vino nientemeno che “un sicuro cordiale per chi vuole recuperare le forze dopo una lunga malattia

  • antonio ciccarelli

    (14 luglio 2011 - 16:20)

    Sono d’accordo con Marina sulla bontà del Ciro Rosato di Laura e Francesco. Ho assaggiato recentemente il vino e mi ha veramente impressionato per finezza ed eleganza, davvero un gran bel rosato. E’ la prova evidente che se si lavora correttamente non c’è bisogno di “vitigni migliorativi”, il Gaglioppo è buonissimo da sè! Non perdete il Cirò Superiore A’Vita 2009, altra bella prova di questa giovane ma mooolto promettente azienda Calabrese.

  • Roberto Giuliani

    (15 luglio 2011 - 07:53)

    Francesco e Laura sono due persone deliziose, tanto diverse quanto simili, in qualche modo ritrovo tutto nel loro gaglioppo, un vino che appena nato ha finito per diventare l’emblema di quello che dovrebbe e potrebbe essere un vero Cirò, vero a partire dal suolo in cui cresce la vite. Sui rosati, cara Marina, mi trovi concorde al 100%- Questa tipologia di vino patisce un passato poco intelligente (come del resto è stato per gran parte del vino italiano), che ne ha segnato profondamente l’immagine e oggi è comunque faticoso ridargli la dignità e il ruolo che merita. Indubbiamente i sempre più numerosi eventi a lui dedicati possono servire a dare un po’ alla volta una ripulita a idee preconcette, ma il lavoro è difficile, ancora più nel settore della ristorazione, dove trovare una carta dei vini rosati è ancora un fenomeno rarissimo. Peccato, perché un vino come questo di ‘A Vita (ma me ne vengono in mente molti altri ai di fuori delle zone tradizionali) merita assoluta attenzione e può dare non poche soddisfazioni (ed emozioni) quando lo si mette in tavola.

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