Di cioccolata, e non solo, l’uovo è il simbolo della Pasqua gastronomica.
E’ anche, però, il simbolo antico della vita, il misterioso testimone della potestas generandi.
Cosicché, l’uovo, in qualche parte del nostro sconfinato universo folklorico, viene ancora benedetto prima di essere cucinato, prima di diluirsi nei casatielli, nei taralli e nelle pastiere.
Qualcuno, poi, ancora dipinge le uova con i tenui colori dei pastelli: giallino, azzurrino, rosettino, bluettino, violettino.
Non più di rosso vivo come le tante historiole cristiane descrivevano.
“ A Gerusalemme, al tempo della condanna di Cristo, erano state date alcune coppie di uova ad alcuni fanciulli, perché le gettassero in segno di sfregio sul viso al Nazzareno. Ma le uova nelle mani dei fanciulli divennero rosse come il sangue ed essi non ebbero più il coraggio di lanciarle.”
J. Amades, Costumari català, 1951.
“ E la vergine Maria fuggiva, fuggiva con Gesù. Li inseguivano i Giudei gettando loro uova rosse.”
Leggenda rumena
“ Dopo la resurrezione un cristiano incontrò un giudeo che in testa portava un paniere ricolmo di uova.
- Gesù è risorto!- disse il Cristiano.
- Tu sei un mentitore. Cristo resusciterà quando queste uova diventeranno rosse.- disse il giudeo.
E tutte le uova divennero rosse.”
Leggenda siciliana
Uova pente, dipinte quindi, e poi mangiate:
Pasqua de surreziò
Se magna l’ovu pe’ devozziò.
Proverbio Piceno
E poi uova raccolte dai questuanti di Quaresima, che casa dopo casa, giravano per le contrade:
Portatece giù l’ova
Che ‘l canestrello avemo
Diciotto pe’ lo meno
Sinnò n’è carità.
E la Passion di Cristo
Che tutti vo’ cantanno
Migragna come ‘st’ anno
Nù l’aggio vista più!
Canzoncina quaresimale di Todi
Gloria, gloria a lu sabete sante,
e’ risuscitato Dio onnipotente
velame fa na museca quavante
che suone e che maggior stremente.
Velame cantà ‘rrete porta nove,
buon sere e buona Pasque e dacci l’ove.
Canzoncina abruzzese
E alzati e va verso il pollaio
E prendi quattro o cinque paia d’uova
E prendine una ventina che ti faccia più onore
E prendine quattro o cinque oppure sei
Che dobbiamo mangiarle per Pasqua
E dobbiamo far ciambelle e chicche.
Canzoncina calabrese
Dobbiamo fare ciambelle e chicche. E’ vero.
Ma anche casatielli e pastiere:
A Pasqua poi non son più dolci quelli
Chiamati cassatelli
Cotti con uova, cacio e provature,
zuccaro fino, acqua di rose e fiori,
e con altra mistura,
come si fanno allor per ogni canto
la sera al tardi del sabato santo.
Ma l’odore e sapor delle pastiere
Ogn’altro gusto eccede,
ch’altro non fanno di già nominato,
tutto ben preparato,
le moglie tutte di quegli artegiani,
nostri napoletani,
lasciando per allor pettini e specchi
per simili gentili, dolci apparecchi.
G.B. Del Tufo, Ritratto o modello delle grandezze delizie e meraviglie della nobilissima città di Napoli, sex. XVI
Tommaso Esposito













