Abbinamento pizza vino, la scelta perfetta e definitiva dall’inarrivabile rapporto qualità prezzo:-)

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Pizza e vino

di Marina Alaimo

Sulla pizza preferiamo sempre abbinare dei vini di territorio. Così non rischiamo di sbagliare. Abbiamo bisogno di vini freschi e agili e se parlano napoletano ci piacciono di più. Nelle pizzerie partenopee, prima del grande avvento della birra negli anni settanta, andava alla grande il Gragnano. Un vino estremamente semplice e beverino, potremmo dire un vino pop perché si fa apprezzare dal grande pubblico e costa poco. Iovine è una cantina storica che la sa lunga in fatto di Gragnano ed ha saputo nel tempo conferire qualità a questa tipologia di vino dai profumi fragranti di mosto e agrumi, leggero e appena frizzante.

Anche la famiglia Palumbo delle Cantine Federiciane è un produttore storico di Gragnano con il quale ha fatto la propria fortuna all’estero. Già, questo vino si vende tantissimo negli Stati Uniti. Se si preferisse un vino fermo, allora il piedirosso, o per’ ‘e palumm’ come ci piace definirlo a Napoli, è il vino ideale.

Profuma di ciliegia e viola, è sottile e di buona freschezza nell’espressione vesuviana di Casa Setaro.

Raffaele Moccia dell’azienda Agnanum dei Campi Flegrei con il suo Piedirosso Vigna delle Volpi ci ha insegnato che, pur essendo questo un vino semplice, può affrontare tempi lunghi e lunghissimi. Possiamo sceglierlo quando abbiamo voglia di dedicare al vino un po’ più di attenzione.

Anche Ischia è specializzata nella produzione di piedirosso e Casa D’Ambra ha il merito di aver sostenuto e rilanciato la vitivinicoltura sull’isola: Per’ ‘e palumm’ e il loro piedirosso in purezza.

Se invece avessimo voglia di un bianco, dai Campi Flegrei è un gran bel bere la falanghina Cruna Delago della cantina La Sibilla, custode di vigne storiche estremamente affascinanti nel territorio di Bacoli, magari sulla pizza fritta.

Ma anche sulla margherita possiamo abbinare un bianco, in effetti è una pizza semplice e leggera: Lacryma Christi del Vesuvio bianco di Sorrentino, prodotto con uva caprettone tipica di questa area, ricco nel sorso e decisamente sapido.

Dall’area nolana la Cantina dell’Eremo dei Camaldoli alleva la vite dal 1607 grazie all’impegno dei padri missionari. Su una pizza più strutturata possiamo abbinare il loro aglianico riserva.

4 commenti

  • Daniele L.N:

    (3 giugno 2014 - 19:28)

    Gragnano da preferire sui corposi panuozzi con latticini e salumi (pancette, ecc.). In genere birra, ma se prendo vino bianco, scelgo l’Asprino che con il suo gusto leggermente acidulo si sposa alla grande con i latticini.

  • gp

    (4 giugno 2014 - 07:26)

    o.t. la meglio birra sulla margherita è la hein…

  • carmine

    (4 giugno 2014 - 09:19)

    Ciao, é vero é una bella pizza ma secondo me é cotta in forno elettrico, la vera pizza napoletana deve essere, una volta cotta, a pelle di leopardo e cioé, deve presentare le caratteristiche macchie di cottura piu’ scure, piccole e ben diffuse. Cio’ non vuol dire che deve essere “bruciacchiata”, l’intensità del colore delle macchie deve fermarsi al color “caramello intenso” e non nero carbone, altrimenti non é piu’ un alimento sano, perché una pizza fatta nelle regole dell’arte, é un alimento sano. Cio’ no toglie che preferisco consumare una pizza come quella in foto, che una “vera pizza napoletana” mal cotta.Con tutta la mia simpatia.Carmine

  • Luca MIRAGLIA

    (4 giugno 2014 - 19:02)

    Anche io considero la pizza il nostro inarrivabile piatto “del territorio” e, quindi, ne prediligo e consiglio il matrimonio con i nostri vini: peraltro, tenuto conto che le preparazioni della pizza possono essere davvero infinite, a ciascuna il suo vino.
    Direi perciò che, laddove siano presenti, quale condimento, derivati del latte, sono preferibili i bianchi, magari dal corpo più snello; qualora, invece, ci si trovi davanti ad un bel ripieno o, ancor di più, ad una pizza (o calzone) fritti, ecco che mi piace pensare ad un Piedirosso (flegreo o sannita).
    Non arriverei in nessun caso ad un Aglianico, che potrebbe sovrastare in modo squilibrato e troppo perentorio il sempre e comunque delicato festival di sapori che rappresenta il “quid pluris” della pizza.

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