Addio a Carlo Numeroso, papà dell’Asprino moderno

5/12/2016 21.2 MILA
Carlo Numeroso
Carlo Numeroso

Carlo Numeroso non è più da stamattina. Insieme al cugino, omonimo, ha fondato una delle aziende su cui si è ricostruita la viticoltura campana moderna: I Borboni. Una malattia con cui combatteva da un paio di anni nell’ultimo mese lo ha definitivamente stroncato e oggi ha finito di soffrire.

Non è retorica, ma Carlo Numeroso è stato un grande signore del vino. Siamo addirittura alla fine degli anni ’70 quando l’azienda termina di produrre per la Buton per avviare una viticoltura di qualità culminata con la prima spumantizzazione dell’Asprinio, il vino bianco caro a Soldati e Veronelli, nel lontanissimo 1982. Ancora prima della crisi del metanolo. Furono loro a puntare al riconoscimento prima della igt  e poi con la doc Asprinio d’Aversa.

Lo spumante I Borboni ha un po’ precorso i tempi, all’inizio degli anni ’90, complice anche il nome, fu uno dei successi straordinari capace di replicarsi anno dopo anno con la stessa vigoria. L’errore strategico, oltre una mancanza di progetto di comunicazione, è stato quello di non essersi mai attrezzati per la spumantizzazione in proprio.
In compenso, insieme ad un giovanissimo Maurizio De Simone, si avviò un lavoro preciso sui vitigni auotctoni Asprinio, coda di volpe e poi Casavecchia, mentre nel 1998 si inaugura la nuova cantina scavata nel tufo nella vecchia casa di famiglia al centro di Lusciano.

Carlo era una persona mite, parlava solo se qualcuno gli faceva una domanda, altrimenti ascoltava.
Una di quelle figure, come Gennaro Martusciello, Amodio Pesce, Antonio Mastroberardino, Corrado D’Ambra, che mi hanno catturato in questo mondo di sognatori e visionari un quarto di secolo fa.
L’Asprinio è in via di estinzione, possiamo dire che senza Carlo già da tempo non ce ne sarebbe più traccia.

Ciao Carlo

8 commenti

    giulia cannadabartoli

    (5 dicembre 2016 - 16:42)

    assolutamente senza parole, tutti noi sapevamo della sua malattia che combatteva con fierezza e dignità cercando di essere sempre presente in cantina e in vigna. Se non ce la faceva non aveva vergogna a dirlo, solo un anno fa a Napoli per una serata insieme con Maria Felicia Brini grande amica che lo ha sostenuto in questi anni, all’ultimo minuto mi chiamò ” Giulia non ce la faccio, ma stai tranquilla viene Gianluca Tommaselli ( enologo ed amico) a rappresentare la cantina ” Bevemmo un magnifico Asprinio di Aversa Brut Millesimato e un bianco non da tutti l’Asprinio fermo “Santa Patena” 2012. Può sembrare banale come dice Luciano, ma Carlo era davvero un gran signore e non solo del vino, Carlo sapeva vivere, non aveva nemici, tutti lo stimavano per la coerenza, la serietà, il non deviare dalla sua concezione del vino. Era un perfezionista Carlo, aevava voluto una cantina iper tecnologica per avere sempre tutto sotto controllo e non commettere errori di distrazione o dimenticanza, soprattutto negli ultimi tempi. La sopravvivenza dell’asprinio e della tipica alberata le dobbiamo in gran parte a Lui. Riposa in Pace Carlo, che la Terra ti sia Lieve. Nella speranza che tutti i produttori di Asprinio si mettano insieme per portare questo grande vino alla spumantizzazione locale e farne l’aperitivo del Sud, brindando a Carlo Numeroso.

    maurizio de simone

    (5 dicembre 2016 - 16:57)

    Come è vero…….UN SIGNORE DEL VINO.
    E come gli altri che hai citato ci mancherà tantissimo. Spetta a noi proseguire la loro preziosa opera.

    Enrico Malgi

    (5 dicembre 2016 - 17:20)

    Un grande personaggio davvero di cui si sentirà certamente la mancanza. Alcuni anni fa ebbi la fortuna di intrattenere un rapporto con lui e nell’occasione mi colpì forte la sua grande umanità. gentilezza e disponibilità. Un vero signore! Mi associo al cordoglio e prego per lui.

    Riccardo Morelli

    (5 dicembre 2016 - 18:06)

    Il segno distintivo di Carlo era il sorriso … Quasi timido, contenuto, educato … Penso di non averlo mai visto senza il suo sorriso … Quanti brindisi, quante cene, quante discussioni nelle quali la sua competenza e l’ amore per il suo lavoro trasparivano da ogni minimo particolare … Sei stato un grande, Carlo . Non ti dimenticheremo .

    antonio raimondo

    (5 dicembre 2016 - 19:11)

    Carlo, un’altra stella del vino campano che ci lascia e va a continuerà a splendere nel firmamento dell’enologia.
    In occasione del mio matrimonio nel 1991 inserii come aperitivo l’asprinio spumante che riuscii a recuperare all’enoteca la botte di Enzo Ricciardi, ritenendolo uno dei migliori Spumanti d’Italia e non mi sbagliavo, Mario Soldati defini l’asprinio viticoltura eroica.
    Una abbraccio alla famiglia. Carlo rimarrai nei nostri cuori.

    Lorenzo abategiovanni

    (5 dicembre 2016 - 21:28)

    Sentite condoglianze!!non ho parole persona straordinaria!!

    Massimo Mele

    (6 dicembre 2016 - 09:17)

    Purtroppo il destino ci aveva allontanato da anni ma è sempre rimasto nel mio cuore insieme alla sua bella famiglia, Stefania, Nicola e Simone. Unito al dolore porgo le mie più sentite condoglianze.

    Luigi Barletta

    (6 dicembre 2016 - 18:25)

    Non da molto ci eravamo visti, pensavo che avessi sconfitto la malattia, mi avevi dato consigli e stimoli per continuare a fare questo bellissimo lavoro che ci accomuna e ci aveva fatto incontrare, mi avevi invitato in Cantina per assaggiare i tuoi prodotti e per parlare di questo “piccolo grande vino” non sono riuscito a venire e adesso me ne rammarico tanto.
    Addio Carlo con affetto e stima
    Luigi felice Barletta

    Un caloroso abbraccio

I commenti sono chiusi.