Aglianico del Taburno, sfida al tempo: degustazione di vecchie annate a Torrecuso per Vinestate

Letture: 284
I sei Aglianico del Taburno in degustazione

di Mario Sposito

Ci ha pensato l’aria di collina, fresca e fragrante, ad accendere  i nostri ricettori olfattivi, già desti ed eccitati al pensiero di poter partecipare ad un piccolo viaggio nel tempo. E’ stato invece un giro tra la pietra viva delle stanze di Palazzo Caracciolo a risvegliare  lo spirito appisolato di chi per giungere qui ha affrontato qualche oretta di macchina. E’ proprio questo palazzo medioevale, sede del Museo Enologico di Arte Contemporanea, che ospiterà la degustazione delle vecchie annate di Aglianico del Taburno che vado a raccontarvi. 

La degustazione ci porterà indietro fino al 1998 con un Vigna Cataratte, Aglianico del Taburno Riserva di Fontanavecchia e non sarà solo l’occasione per bere dei grandi vini, ma per testimoniare, qualora fosse ancora necessario, che qui sono superate da tanto le pratiche invasive ed omologanti che rincorrevano un modello commerciale che esigeva prontezza di beva e morbidezza; che qui si producono vini eleganti, complessi e rari; che qui c’è da dare tempo al vino per uscire dalla “volgare schiera”.

 

Da due giorni Torrecuso è vivacizzata da turisti ed appassionati del vino che non hanno potuto resistere al richiamo di Vinestate 2011, rassegna dedicata al vino dell’areale del Taburno, che dalla vendemmia di quest’anno, con l’Aglianico, è entrato a far parte del roster delle DOCG.

Degustazioni, convegni, aste, laboratori sensoriali o semplicemente la possibilità di passeggiare nel centro storico tra gli stand dei 19 produttori presenti.

Ma torniamo a noi. La sala è allestita, i calici ordinati ed invasi da:

 

Terre di Rivolta 2006– Aglianico Del Taburno- Fattoria La Rivolta

Don Nicola 2005– Aglianico Del Taburno Riserva – Cantine Iannella

Il Poggio 2003– Aglianico Del Taburno Riserva – Azienda Agricola Il Poggio

Limiti 2001- Aglianico Del Taburno Riserva – Torre Dei Chiusi

Bue Apis 2000- Aglianico Del Taburno – Cantina Del Taburno

Vigna Cataratte 1998-  Aglianico Del Taburno Riserva- Fontanavecchia

 

 

 

L'Aglianico del Taburno in degustazione

 

 

I relatori sono pronti, qualcuno dei presenti comincia a far roteare un bicchiere per annusare, ma il magnetismo di certi vini va fronteggiato con la pazienza: ci sono ancora le presentazioni da fare.

 

Il benvenuto è opera di Maria Grazia De Luca, delegato provinciale AIS Benevento, che ci introduce i 4 relatori: Pasquale Carlo, Michele Giordano (docente AIS), Luciano Pignataro e Libero Rillo presidente del Consorzio.

 

Subito il “tempo” si pone al centro della sala, è lui, prima del vino, il cardine della discussione; è lui che bisogna onorare per onorare l’Aglianico. Nelle parole di Luciano – è proprio il tempo il valore  aggiunto dell’Aglianico, più tempo passa più migliora, più tempo passa più acquista complessità ed eleganza, più tempo passa più diventa inequivocabilmente riconoscibile – .

 

E allora andiamo a scoprire queste sei etichette con delle piccole note di degustazione.

 

Terre di Rivolta 2006– Aglianico Del Taburno- Fattoria La Rivolta
Rosso rubino con riflessi granata, i  profumi sono netti e  vanno dal pepe nero alla ciliegia, in bocca  i tannini sono presenti così come la buona spalla acida, il finale è sapido e persistente. Le caratteristiche dell’ Aglianico sono ben  marcate in questo vino che ha lunga vita dinnanzi a se.

 

Don Nicola 2005– Aglianico Del Taburno Riserva – Cantine Iannella
Nel colore si intravedono sfumature aranciate, il profumo è davvero accattivante,  mi ricorda il tabacco e si allarga alla frutta secca ed alla prugna. E’ un vino di corpo, morbido, dal sapore intenso.

 

Il Poggio 2003– Aglianico Del Taburno Riserva – Azienda Agricola Il Poggio
E’ un bel rosso granato, al naso è ampio con sentori di tabacco, frutta secca e frutti rossi molto vivi, in bocca colpisce per la sua  morbidezza, avvolgente e persistente.  Promette di mantenere questa pienezza ancora per molto.

 

Limiti 2001- Aglianico Del Taburno Riserva – Torre Dei Chiusi
Rosso granato molto lucente, al naso colpisce per finezza e fragranza dei profumi che vanno dalle spezie all’amarena fino a delicati accenni floreali. In bocca è pieno, ancora viva l’acidità con tannini che si fanno notare morbidi e discreti, i sapori persistono e si distendono. E’ un vino di grande eleganza.

 

Bue Apis 2000- Aglianico Del Taburno – Cantina Del Taburno
Rosso rubino con decisi riflessi aranciati e granata, al naso si presenta ampio, pulito e complesso ma è in bocca che esplode tutta la sua carica. E’ robusto, ha morbidezza, nerbo, intensità eleganza e persistenza. Una goduria.

 

Vigna Cataratte 1998-  Aglianico Del Taburno Riserva- Fontanavecchia
Prima di degustarlo Libero Rillo, unico produttore presente, ci ha confessato che all’inizio credeva che quella del ’98 fosse la peggiore vendemmia che avesse realizzato, addirittura è arrivato a ritirare il vino dagli scaffali perché proprio quell’annata non lo convinceva. Oggi c’è la fa degustare senza timori e quello che credeva essere il suo brutto anatroccolo è invece un bel pezzo di cigno.
Rosso granato con riflessi aranciati, abbastanza trasparente, dal profumo che preannuncia complessità. In bocca entra avvolgente e morbido, buona l’acidità i sapori sono intensi e persistenti. Fine ed elegante.

Le conclusioni sono chiare: questi vini non temono il tempo ed è nel tempo che esprimono se stessi e la propria forza. Una forza che matura in 8-9 anni ed il cui vigore dura a lungo.

 

L’auspicio è che cresca il numero di aziende che investano in strategie da lungo periodo; che cresca la voglia di conservare la memoria  vitivinicola del territorio in modo da poter ripetere queste degustazioni per avere testimonianza dell’evoluzione e della potenzialità di certi vini. Poi a custodire le bottiglie per i consumatori che arriveranno ci pensa la cantina.

 

E per convincere quelli che proprio non c’è la fanno a scrollarsi da dosso il mito della giovinezza, del tutto e subito, che di invecchiamento proprio non vogliono sentirne parlare,  a loro possiamo dirla alla Picasso: ci si mette molto tempo a diventare giovani.

 

3 commenti

  • Paride

    (5 settembre 2011 - 19:55)

    Miracolo!! avete trovato l’aglianico nel bue apis!!! eh sì che san gennaro si avvicina..

  • angelo m.

    (6 settembre 2011 - 12:00)

    Mi chiedo come si fa a scrivere certe cose, paride sa come si vinifica il Bue Apis? E vero su blog liberi si può scrivere di tutto anche le stupidaggini! Chiedo scusa per l’intervento ma il buon vino va’ difeso

  • Paride Cimbalo

    (8 settembre 2011 - 15:35)

    Dato che il nome Paride non è così tanto diffuso, gradirei che il sedicente omonimo di cui sopra, si firmasse con nome e cognome come buona educazione vorrebbe, per evitare sgradevoli equivoci.
    Mi dissocio, sia per forma che nei contenuti, dal commento di costui.
    Paride Cimbalo

I commenti sono chiusi.