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Agropoli, La Veranda

6 dicembre 2008

Via Piave, 38
Tel. 0974.822272.
Chiuso lunedì, ferie a luglio e a Natale. Luglio e agosto aperto solo la sera

Agropoli vista dal porto

Vino e prezzi. Toh! Alcuni morticini campani in riva al mare

Se siete amanti del pesce fresco Agropoli è una buona meta, soprattutto fuori dalla stagione turistica. Ci sono un paio di pescherie di alto livello e invece dei camioncini con il pesce dall’Adriatico o da Pozzuoli arrivano i Treruote delle paranze che anno appena attraccato la sera. Soprattutto il prezzo è davvero conveniente rispetto a quello che si trova in città, la domanda e l’offerta si equilibrano in quanto siamo in una zona di mare, diciamo un centinaio di chilometri di costa, con un terzo degli abitanti del Vomero per capirci. La Veranda è un posto sicuro, sta sulla via centrale del paese ormai dal 1986, da quando Franco Rizzo lo ha rilevato proponendo una onesta e immediata cucina di mare con gualche guizzo non indifferente, giocato soprattutto sulla freschezza del prodotto. Ieri sera ci siamo ritrovato dopo almeno tre anni e vi scriviamo questa nota anzitutto per dirvi che se la sala principale è rimasta uguale, nell’altra ala del palazzo si è attrezzata una bella cantina a vista, un bancone per la mescita e una saletta con tre tavolini molto raccolta dove provare formaggi, salumi e scegliere i vini. Ed è su questo che possiamo trovare una novità: ci sono alcuni campioni dell’età dell’oro del vino campano, dai Molettieri Cinque Querce 1997, al Piano di Montevergine 1996, al primo Serpico, al Cenito, al Macchia dei Goti. Ossia tutte le prime annata di quei rossi che hanno poi fatto la storia del vino regionale sulle guide. La cantina è sempre stata una fissazione di Franco, la carta è ampia e sempre ben aggiornata, con spunti interessanti e non scontati sia in Campania che nazionali: leggi il Taurasi di Petilia tanto per fare un esempio. Non vogliamo parlare delle annate di Mel, dei vecchi Respiro. Insomma una mezza pacchia per gli appassionati che qui avrebbero ben da fare per studiare l’evoluzione, cosa che le aziende hanno reso impossibile perché hanno avidamente venduto spesso sino all’ultima bottiglia pur di fare cassa senza pensare al domani, all’archivio. Con una riflessione. <Morticini toscani non ne ho mai avuti,adesso sono loro in difficoltà>. Già, questi rossi potenti, troppo costosi per le tasche del consumatore campano, ma soprattutto improponibili in riva al mare. Quello che mi sono sempre permesso di sostenere inascolatto perché i consigli gratis non si sentono, si seguono quelli che si pagano, soprattutto a comunicatori improvvisati. <Comunque per fortuna che l’Aglianico non ha tempo, piano piano si smaltiranno>. Bianchi, bianchi, bianchi. Rosati. Bianchi anticati e bianchi cru. C’è stato un momento che abbiamo pensato di bere come fanno gli anglosassoni, a prescindere da quello che si mangia, ma la nostra è un’altra cultura, magari più banale ma sicuramente più profonda e difficile da modificare o adattare. Chi oggi, ad Agropoli, può decidere di passare una serata con formaggi e il Cinque Querce? Franco cerca di spingerlo con qualche piatto di carne, ma poi bisogna anche fare i conti con il prezzo, difficle pensare di pagare più il vino del mangiare e dunque si ripiega su bottiglie operaie. Anche questo è uno dei volti della crisi, una bolla speculativa ormai esplosa dalla quale tutti usciranno ridimensionati. Ma dico: non sarebbe bastato imitare aziende consolidate come Mastroberardino, Villa Matilde, De Castris, Paternoster, alcuni vesuviani, Grotta del Sole nei Campi Flegrei, che hanno fatto una politica di listini freddi anche durante i tempi delle vacche grasse? E invece di mettersi a fare vini di altre tipologie, non sarebbe stato più serio lavorare su un solo prodotto di vocazione ben fatto, magari affiancandolo con un riserva? Ecco perchè la fortuna del vino da sempre è affidata ai commercianti e non ai contadini e la retorica del duro in vigna mi ripugna concettualmente: oltre a farlo bene, bisogna anche possedere l’arte del venderlo bene e questo è un mestiere difficile, ben specifico, che deve fare i conti con l’esperienza e soprattutto con i cicli economici.
del resto il menu di Franco parla chiaro: scarola e calamari, provato ieri sera, bianchetti in pastella, bresaola di bufala, scialatielli ai frutti di mare, cavatielli con il baccalà, linguine agli scampi, ravioloni di ricotta al pesto di rucola. E poi la grigliata du pesce della Costa, frittura di paranza, gamberoni al Fiano, le alici m’buttunate. Una cucina semplice, immediata, con i classici maturati negli anni ’60 e ’70 quando si cominciò a frequentare il ristorante anche e solo per piacere, immancabile il souté ai frutti di mare sacramentato, con innovazione anni ’90 quali il tortino di patate con baccalà, i fusilli con vongole e zucchine, la pescatrice in guazzetto di frutti di mare.
Ma adesso veniamo ai prezzi: antipasto a 8 euro, primo max 12, secondo di mare max 15 euro, contono 3 euro, dolce 4 euro. Quando avete pagato 40 euro avrete mangiato tutto. In alternativa, anche la pizza con il forno a legna, che ad Agropoli vanta una tradizione di qualche rilievo anche per chi è abituato a quella classica napoletana

L'ingresso del centro storico

Visita del 19 aprile 2006 di Diodato Buonora. Ecco una meta gastronomica ed un posto che non hanno bisogno di presentazioni; sono ad Agropoli, la porta naturale del “nostro” Cilento e per la seconda volta sono al Ristorante “La Veranda”. Un bel posticino: il titolare Francesco Rizzo ed i suoi collaboratori offrono sistematicamente accoglienza, ospitalità e professionalità. Non per niente il ristorante è stato recensito da famose guide nazionali come l’Espresso, Touring Club, Veronelli e Quattroruote. Iniziamo da capo: il locale è situato in pieno centro cittadino ed è al primo piano di un antico palazzo; prima era una terrazza che dominava la strada più importante. Poi, circa 50 anni fa, coperta con delle cannucce, divenne una gradita pizzeria e successivamente (dalla seconda metà degli anni ’80 ad oggi) con l’attuale gestione è diventato un vero ristorante che ha conquistato i palati degli agropolesi e non solo. La sala, calda ed accogliente, offre una bella visuale sui palazzi che circondano il locale. I posti sono circa 50. Il forno per le pizze è a vista. I tavoli hanno le tovaglie blu, i coprimacchia ed i tovaglioli sono bianchi e sono preparati con molta cura. Bicchieri e piatti di porcellana sono belli, adatti e di buona qualità. A cercare un difetto, possiamo affermare che in occasione della nostra visita, stranamente, mancavano i fiori. Sicuramente arriveranno per la sera, quando il locale è più affollato. Ci portano la lista, ben redatta, con specialità che vanno al di là delle solite cose e composta da pietanze invitanti. Noi eravamo in due, naturalmente riconosciuti. Com’è nostra consuetudine, abbiamo lasciato fare. Ed ecco che ci servono un ricco antipasto marinaro composto da una conchiglietta con gamberetti gratinati, un’altra con bianchetti, coda di rospo impanata, cubetti di pesce spada anch’essi impanati, alici e scampi. Francamente un bell’inizio che continua con una succulenta e tenera seppiolina con zucchine e patate dorate. A seguire un “grande” risotto ai frutti di mare e, come secondo, filetto di palamita con zafferano e cozze. Abbiamo chiuso con una buona crostata ai frutti di bosco. Da bere, dalle circa 400 etichette che offre “La Veranda”, abbiamo bevuto con piacere una Falanghina vendemmia tardiva 2004 delle cantine Telaro: grandi profumi e piacere. Alla fine abbiamo fatto una lunga chiacchierata con Francesco, ci ha parlato dei vari personaggi illustri che sono stati nel suo locale come: Giampiero Galeazzi, Simona Marchini, Michele Placido, i fratelli Abbagnale e addirittura il campione del Milan Schevchenko. Poi, ci ha fatto visitare la nuova vineria chiamata “Vizi e Passioni”, aperta dall’ottobre scorso, ubicata sullo stesso piano proprio di fronte all’entrata del ristorante, che crea un’atmosfera d’altri tempi. è un luogo tranquillo dove si possono sorseggiare grandi vini e degustare formaggi di qualità, salumi locali e carne argentina di angus. In più, ad aprile e maggio di quest’anno, tutti i giovedì ci sarà “Vino in note”, cioè si potrà ascoltare musica jazz dal vivo. Francesco, per questo posto, ha creato uno slogan: “il punto d’incontro per chi vuol bere bene e senza fretta”. Costo medio: 30 euro a persona vini esclusi.

(dal settimanale Unico)

Come si arriva: uscire ad Agropoli Nord subito dopo Paestum. Seguire le indicazioni per il centro.

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