Agropoli, ristorante Zio Tatà di Silvia Trenga: il mare del Cilento nel piatto e la vista sul Golfo


Antonio Monzo

Via del Castello
Tel. 0974.1773377
www.ristoranteziotata.it
Aperto la sera, chiuso lunedì. Domenica a pranzo

Nel vecchio borgo saraceno con vista sul Golfo di Salerno un piccola ma siginificativa novità: Silvia Trenga, con l’aiuto del marito, ha aperto una bella bomboniera gourmet dove si mangia una cucina semplice e schietta ma ben dotata di tecnica che Antonio Monzo ha acquisito girando un po’ in Europa tra Londra e Berlino, James Oliver compreso.

 

Zio Tatà, vista sul mare

In cucina ha un aiuto straordinario: la madre Annamaria Serra. Entrambi hanno lavorato in una trattoria di famiglia non lontano dai templi di Paestum a cavallo tra gli anni ’90 e  il decennio successivo: Hostaria Antichi Sapori.

Zio Tatà, l’insegna

In estate si mangia all’aperto con vista sul mare. D’inverno, il locale ha aperto a novembre, in una saletta ben arredata, semplice, dove è evidente la mano femminile. L’accoglienza è semplice grazie all’esperienza di Giuseppe Sabia, il passaparola funziona e i clienti tornano.

Zio Tatà, il pane

La cucina è materica, di prodotto. Orto e soprattutto mare che da queste parti è ancora pescoso e ricco: il Cilento ha quasi cento chilometri di costa popolati la maggior parte dell’anno da non più di 50mila persone e si trova ancora ogni ben di Dio come dimostra l’abbondanza di pesce nei piatti che rimandano ai tanti anni fa.

Zio Tatà, la focaccia

Zio Tatà, l’aperitivo

Piccoli ravioli con una salsina di pesto amalfitano come aperitivo.

Zio Tatà, polpo e fagiolini

Una cucina materica, diceva, ma ben eseguita tecnicamente con gli accoppiamenti giusti tra il pescato e l’orto di stagione.

Zio Tatà, spaghetti con le alici

Facile dunque riconsocere i sapori di sempre, ma finalmente presentati in maniera meno greve e pulita. Un salto di qualità necessario che smuove le acque di una ristorazione spesso troppo adagiata sul carpe diem immobile del Cilento.
Tra le paste, citiamo lo spaghetto con pesto amalfitano, linguine con gli scampi, i ravioli di ricotta con fiori di zucca, gamberi e pinoli, le mafaldine di Gragnano con baccalà e piennolo.

Zio Tatà, paccheri per celiaci con gamberi

Attenzione anche ai celiaci, un problema purtroppo sempre più diffuso.

Zio Tatà, il pescato con le patate

Molto buoni i pesci da taglio e la cottura del tonno, efficace e perfetta.

Zio Tatà, pescato del giorno con fiori di zucca

 

Zio Tata, tonno ai semi di sesamo con salsa aioli

Insomma un posto per godersi l’estate e vivere l’intimità d’inverno.
Vini del Cilento e della Campania con ricarichi giusti.

Zio Tatà, la sala

 

Zio Tatà, la mise en place

 

Zio Tatà, i bagni

Ultima osservazione sui bagni, tema che in genere non trascuriamo mai che è invece il biglietto da visita di un locale come se non più della sala. L’architetto ha risolto il problema dello spazio con un gioco di specchi disegnati davvero molto carino.

Zio Tatà, Pian di Stio 2012 di San Salvatore

Insomma, una bella novità senza tanti grilli per la testa e tanta concretezza.
Per un pranzo completo spenderete sui 45 euro, con due piatti difficilmente superate i 30.

Zio Tatà, Caracci di Villa Matilde

 

Zio Tatà, sorbetto al limone

 

6 Commenti

  1. Domenica scorsa siamo stati in questo delizioso,nonchè curatissimo,ristorante….
    La cucina ci è piaciuta moltissimo in quanto semplice ma allo stesso tempo raffinata.
    Prodotti di altissima qualità e ,non ultima , la gentilezza nell’accogliere i clienti da parte dei simpaticissimi Francesco e Silvia.
    Complimenti a tutto lo staff!
    Serena Gennaro e Salvatore

  2. Complimenti,cucina ssemplice e con gusto,con prodotti di qualita’,visto che saro’ da quelle parti la settimana prossima mi piecerebbe farci un salto,in quanto ai costi come siamo messi anche quello è importante.

  3. la foto dell’insegna taglia la scritta, più in basso, che ci comunica come soldi del programma comunitario di aiuto all’agricoltura siano finiti in questo angolo di Agropoli: alla realizzazione del locale e alla ristrutturazione del palazzo ha contribuito in misura del 50% un fondo agricolo!!!! e allora? diranno i buongustai, che ce ne frega? in un’Italia disposta a tutto le contorsioni della politica ed i suoi frutti perversi non interessano più di tanto, pur che si mangi ‘bene’ non stiamo a guardare i soldi da dove vengono e l’etica della proprietà (si potrebbero scoprire cose da far passare l’appetito)
    che scrive ha il dovere di verificare i fatti, per mia natura quando vedo una realizzazione mi chiedo: da dove vengono i soldi? Se la fonte sta bene con la mia etica approvo, altrimenti, per lo meno non ne parlo, auguri e buona estate

    1. Devo dire che capisco sempre meno questi commenti: vedo che verso chi fa e si sforza di fare c’è sempre una critica generica, non precisata. Addirittura parla di etica! Ma in che senso scusi? Ha notizie di reato precise? Vada in Procura. Ha delle critiche precise? Le espliciti. Se c’è una targa che indica i fondi perché devo dubitare di qualcosa?
      Altrimenti sono i soliti detto-non-detto di cui è piena l’Italia e che stanno paralizzando il Paese.
      Il locale è molto bello, si fa un mangiare semplice ed efficace, il luogo è spettacolare. Ed è soprattutto un monito a quei ristoratori che vestono ancora i camerieri come pinguini e hanno una hotellerie da anni ’70 con una cucina da anni ’80 di cui purtroppo quella zona è piena

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