Alberto Longo a Lucera, il Cacc è mmitte e Masseria Celentano

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Alberto Longo, la cantina
Alberto Longo, la cantina

di Andrea De Palma

Sulla via della transumanza sboccia l’amore: una storia intrisa di sentimento e amore di due persone per il territorio e il loro vino più amato, il Cacc’e e mmitte.

Una storia che parte da molto lontano quando due giovani si conoscono e s’innamorano nelle terre assolate nei pressi di Lucera grazie alla transumanza fra la Puglia e l’Abruzzo; lui pugliese lavorava nei campi e lei abruzzese scendeva dalla provincia di Teramo con la famiglia a seguito delle greggi.

Adele e Giovanni Longo
Adele e Giovanni Longo

Questa è la storia di Adele e Giovanni, genitori “splendidi” di Alberto Longo e della sua azienda, ma potrebbero essere i genitori di tutti, che ognuno vorrebbe, entrambi due persone accoglienti che ti comunicano senso della famiglia e dell’unione.

Alberto Longo
Alberto Longo

Alberto è un giovane che aiuta fattivamente il padre Giovanni e la madre Adele nel lavoro dei campi, ma contemporaneamente studia e negli anni diventa un consulente di successo: in lui il ritorno alle origini diventano una priorità e un obbligo morale nei confronti dei suo genitori e della sua terra e del suo vino.

La piscina della Masseria
La piscina della Masseria

Dopo anni di duro lavoro riesce ad acquistare la tenuta che era stata culla dell’amore dei suoi genitori trasformandola in agriturismo di grande fascino ben integrato con il territorio. Il restauro è durato quasi 12 anni ma il risultato è di grande effetto.

I muri trasudano umiltà, lavoro e amore, le stesse sensazioni le percepisci stringendo la mano di MAMMA Adele che ti riceve con lo sguardo che solo le mamme hanno, trasferendoti la sua serenità interiore.

Alberto Longo, i silos di cereali trasformati
Alberto Longo, i silos di cereali trasformati

Ho avuto l’onore e il piacere di essere suo ospite e l’accoglienza riservatami è stata la stessa che riserva al suo Alberto. E come tutte le mamme che vivono in campagna e che vengono dalla sofferenza nei campi, ha tenuto molto che fosse lei a porgere il “cibo quotidiano”, come se fossimo tornati da ore di duro lavoro nei campi sotto al sole, per lei non c’era differenza; chi siede alla sua tavola merita un trattamento speciale.

Alberto Longo, interni della masseria
Alberto Longo, interni della masseria

Ma io ero armato di computer e macchina fotografica e non di zappa… ed ero in grosso imbarazzo, ma lei è riuscita a rasserenarmi e ho mangiato come se avessi lavoro per ore.

Le orecchiete di grano arso erano sapientemente condite con un ragu di agnello, salsiccia e spuntature di maiale con pomodori della zona, freschissimi. L’agnello arrivava dalla provincia di Teramo come pure il maiale, che lei si fa allevare per farne salsicce e salumi vari: credetemi una sorpresa…

Una filosofia di cucina a cui molti chef dovrebbero rifarsi, andando a scuola da mamma Adele. È inutile dirvi che ho mangiato tutto e con gusto, il vino non poteva essere che il piacevolissimo Cacc’e e mmitte di Lucera e non solo. Nota importante è che Mamma Adele cucina solo per la famiglia…

La cantina e i vini

Alberto Longo, la Falanghina
Alberto Longo, la Falanghina

A pochi km c’è la cantina nata nel 2000, all’ombra del Castello di Lucera, altro splendido recupero di vecchi magazzini in precedenza utilizzati per la conservazione dei cereali. I vigneti sono distribuiti una parte in agro di Lucera da cui si produce il Cacc’e e mmitte e il rimanente nel territorio di San Severo per un totale di 35 ettari.

Alberto Longo, la bottaia
Alberto Longo, la bottaia

Il Cacc’e e mmite era vino dei poveri, frutto della spigolatura, dai vigneti dei grandi proprietari dopo la vendemmia, da parte dei contadini che ripassavano a raccogliere i grappolini rimasti di qualsiasi tipologia , ecco perché in questa doc sono inclusi anche vitigni bianchi e rossi –Uva di troia, Montepulciano, Sangiovese, Malvasia nera e bianca, Bombino bianco. Il nome letteralmente significa, “togli e metti”, visto che la vinificazione era fatta in cantine usate da più persone e, doveva essere fatta in fretta per dare spazio al successivo contadino. Ne scaturiva un vino facile e semplice da bere quotidiano a tavola e nei campi durante il duro lavoro.

Alberto Longo, il punto vendita
Alberto Longo, il punto vendita

Il territorio è quello situato tra l’appennino subdauno e i monti del Gargano; questa estesa zona è battuta quotidianamente da correnti di aria fredda balcanica: potete non crederci ma qualche hanno a fine luglio, salivo in macchina verso il nord e, fra Foggia e Termoli (Lucera si trova in mezzo) si scatenò l’inferno con vendi freddi e grandine. Questo comporta un’accentuata “escursione termica” (circa 10/15°) tra il giorno e la notte e che fanno benissimo ai profumi e alla maturazione dell’uva: ma queste cose le sapete già. Il terreno intorno a Lucera è di natura calcareo-argilloso a circa 170 metri.

Il direttore della Masseria
Il direttore della Masseria

A ricevermi in azienda è uno storico amico e direttore dell’azienda, il buon Michele di Gregorio, che mi erudisce sulle nuove tecniche di vinificazione e soprattutto sulla macchina per la separazione degli acini dai raspi. Affascinante è la passeggiata fra i vigneti nei pressi di una quercia secolare iperprotetta dalla forestale, bellissima, sotto i suoi rami potrebbe ospitare oltre cento persone, ideale per apritivi all’aria aperta.
Sono molte le novità che trovo, come un bianco in via di sperimentazione a fermentazione spontanea in tonneau esausti e non filtrato, sosta sulle fecce fini con battonage continui (Longo da tempo ha avviato una collaborazione con l’università per la selezione di lieviti autoctoni), fatto con fiano e falanghina, quest’ultima fa una beve macerazione con le bucce.
I profumi sono molto simili ai bianchi macerati, bucciosi, ricchi di note speziate come lo zenzero e fiori gialli accompagnati da note terrose.
La bocca è grassa con tanta mineralità iniziale, seguita a ruota dalla sapidità, ma con notevole rotondità nell’equilibrio; notevole anche la succulenza accompagnata da frutta come melo cotogno matura, finale persistente con pesca gialla in chiusura. Sicuramente un vino che avrà bisogno di tempo e affinamento per essere apprezzato al meglio: ne parleremo fra qualche anno, perché la sperimentazione andrà avanti.

Gli sforzi attuali sono tutti per il nuovo champenoise rosato con uva di troia e falanghina e, anche qui a risentirci a presto… dobbiamo aspettare la fine della lavorazione.

Alberto Longo, i vini
Alberto Longo, i vini

A seguire due note sulla degustazioni dei vini in commercio. Una sorpresa è stato l’Aglianico che non conoscevo, ma se ne fanno poche bottiglie, una vera chicca.

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Montepeloso Aglianico 2011

Già dal naso emergono profumi che poi ritroviamo anche al palato, come la ciliegia nera e un floreale intenso seguita da note di leggera spezia e cuoio dolce. L’acidità e i tannini sono l’apripista per un palato sontuoso e ricco di sfaccettature gustative inaspettate. Dolci rotondità sono da scrigno a sentori mentolati e di caffè; il finale molto vellutato, non fa dimenticare le note amaricanti del tannino setoso e vibrante.

• macerazione 23gg
• maturazione acciaio
• legno 18 mesi

Costo da 17,00 a 19,00 euro

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Le Cruste 2007 – nero di troia 100%

La mia curiosità sull’evoluzione del nero di troia è tanta e Michele non esita ad aprire un 2007 che trovo in splendida forma, integro nei profumi che al gusto. Gli anni non hanno scalfito una prugna pronunciata e una ciliegia succosa seguiti subito da nuance di spezia nera e cuoio dolce: una bella bevuta, soprattutto sulle orecchiette e il ragu di agnello di Mamma Adele.
Al palato è l’acidità che emerge, che rinforza un tannino vivace e morbidissimo; la sapidità chiude un quadro ben realizzato e t’invita al boccone successivo senza stancare il palato. Ci sono margini di ulteriore invecchiamento.

• macerazione 20/24 giorni
• maturazione acciaio per 4/6 mesi
• affinamento legno barrique e tonneau di 1°, 2° e 3° passaggio per nove mesi

costo da 16,00 a 18,00 euro

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Cacc è mmitte di Lucera 2013

35%Montepulciano, 50%Nero di troia, 15%Bombino Bianco. Le uve sono lavorate in modo separato con assemblaggio dopo la fermentazione.

Il vino della tavola quotidiana con una veste nobile; è questo il senso e il progetto di questo vino per Alberto Longo, centrato in pieno. La vivacità esuberante del frutto sia al gusto che nei profumi segnano questo vino, un lavoro di archeologia enoica, partita da Longo e ora ha coinvolto molti altri produttori, con la realizzazione di un consorzio e tanta comunicazione che inizia a dare i suoi frutti.
Ma torniamo al vino che non fa rimpiangere i predecessori, al contrario si veste di autorità e rivendica le umili e nobili origini, con un palato decisamente spumeggiante ricco di frutto fresco e tanta piacevolezza di beva accompagnando egregiamente un secondo passaggio di salsiccia di maiale pescata nel ragu di Adele… connubio celestiale da occhi chiusi.

• macerazione 20 giorni
• maturazione acciaio poi cemento per 3 mesi
• affinamento due mesi in bottiglia

Costo da 11,00 a 13,00 euro

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4.7.7 annata 2010 – Syrah 100%

Una passione di Alberto, un vino che riporta la data di nascita di suo figlio Giovanni ( 4 luglio 2007). I vigneti sono ubicati intorno all’agriturismo e sono seguiti personalmente dal nonno Giovanni. Oltre al contenuto affettivo, questo vino si fa amare anche per il suo concentrato di profumi di frutto come la ciliegia e fiori, misto a spezie come pepe nero e sandalo; notevole impatto gustativo è il primo sorso che si presenta da subito con sapidità e tanta mineralità, il tannino sfoggia note vegetali e va ad arricchire un finale ricco di frutto e sentori mentolati.

• macerazioneoltre 20 gg
• maturazione acciaio
• affinamento legno 14 mesi

Costo da 22,00 a 24,00 euro

Alberto Longo, indirizzi

Concludo invitandovi a vivere delle vere emozioni presso Masseria Celentano e vivere un territorio ricco di chicche enogastronomiche…

Alberto Longo, Masseria Celentano indirizzi

2 commenti

  • Alberto

    (9 settembre 2015 - 16:38)

    Un grazie di cuore ad Andrea e a Luciano. Alberto Longo

  • Vito Carenza

    (9 settembre 2015 - 20:25)

    Alberto Longo definisce un “gioco” questo ramo d’impresa, insieme ad altri rami che compongono una pianta preziosa e giocosa che dà lustro al territorio. Un gioco che coinvolge anche chi ignora di essere parte o di poter essere protagonista di un’area prestigiosa, il Subappennino Dauno, per i suoi antichi trascorsi tra splendore e povertà. Povertà portatrice comunque di tradizioni e cultura popolare da non rinnegare, bensì urlare facendone ricchezza, scegliendo la bassa resa dai 35 ettari coltivati.

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