Alessandra 2004 Fiano di Avellino docg

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DI MEO
Uva: fiano
Fascia di prezzo: da 10 a 15 euro
Fermentazione e maturazione: acciaio

Si dice che il sentore varietale principe del Fiano sia la nocciola appena tostata, ma è una tesi su cui si discute molto e il dibattito, come al solito, è aperto e tale è destinato a restare. A me rimanda soprattutto quasi sempre come un treno alla pera. Ma in questo caso non ci possono essere dubbi anche perché, a proposito di nocciole, direi che questo sentore è uno stile aziendale emerso sin dalle prime vendemmie di questa bella azienda a Salza Irpina, nata fianista nell’ormai lontanissimo 1986.
Con mio sommo piacere Roberto ha accentuato la tendenza già manifestata in occasione della prima uscita di Alessandra, ossia lavorare sull’attesa, sul tempo di cui tanto abbiamo parlato in questi anni convincendo alcune aziende, non a caso quelle storiche che vivono esclusivamente di reddito vitivinicolo come in questo caso.
Del resto proprio qui feci il mio primo viaggio nel tempo con i bianchi in una mattinata freddissima, quando la cantina non era ancora completata. Con il passare degli anni la gamma aziendale si è allargata molto e i numeri sono cresciuti consolidando una delle realtà più serie, senza grilli per la testa, della viticoltura campana, quasi fuori dai circuiti in cui si dibattono tutti.
Alessandra 2004 sconta, lo diciamo subito, un’annata che non è stata affatto favorevole per i bianchi irpini, che, a differenza dei rossi, continuano ad essere lavorati senza l’ossessione della concentrazione. Prima di colore e naso allora parliamo del palato, segnato da una sottilezza che non è eleganza quanto, piuttosto, mancata crescita del frutto, confermata, del resto, da una freschezza presente e operosa ma sicuramente non caratterizzante della beva. Ci si potrà obiettare che è cosa normale dopo cinque anni, ma noi, in base all’esperienza maturata, sappiamo bene invece che è proprio la freschezza a resistere intonsa nel Fiano. In bocca dunque la beva è tranquilla, composta, senza particolari esagerazioni con un piacevole e naturale attacco dolce che poi si tramuta in sapidità minerale.
Il naso si esprime proprio bene, conferma il colore giallo paglierino carico e brillante, in modo intenso e persistente tanto per parlare dei fondamentali, con sentori che vanno dalla nocciola di cui sopra alla frutta candida che si fonde, o meglio rimanda, anche a sentori di pasticceria.
Complessivamente dunque, un vino tonico, da bere adesso che ha raggiunto il suo nadir perché non penso possa guadagnare ulteriormente dall’elevamento. Un vino da meditazione, come io vedo sempre il Fiano dopo i due anni, gentile e perbene. Con i fratelli Di Meo.

Sede a Salza Irpina, Contrada Coccovoni.
Tel. 0825.981419
www.dimeo.it
Enologo: Roberto Di Meo.
Ettari: 25 di proprietà.
Bottiglie prodotte: 500.000.
Vitigni: aglianico, piedirosso, fiano di Avellino, Greco di Tufo, coda di volpe e falanghina.