Aliseo 2011 Costa d’Amalfi doc di Gigino Reale

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Osteria Reale, Aliseo

Si fa così: prendete l’auto e lasciate l’autostrada Napoli-Salerno ad Angri se venite da Nord o a Pagani se viaggiate da Sud. La direzione è: Valico di Chiunzi. Piano piano lascerete il cemento alle vostre spalle accolti dai boschi di castagni, felci e querce. Magari sarete bloccati in strada non dal trafico ma dalle pecore e dalle capre al pascolo.

Scapolato il Valico, un tempo bastione settentrionale della Repubblica di Amalfi, proseguirete in discesa libera verso il mare sino alla deviazione della frazione Gete. Qui vi fermerete senza problemi, non ci sono strisce blu per rimpinguare le casse comunali e neanche parcheggiatori abusivi che vi impongono il pizzo. Vi farete il giro nelle vigne secolari di tintore a piede franco e magari andrete a visitare la spettacolare chiesa rupestre. Infine vi fermerete a mangiare all’Osteria Reale, riaperta il 10 agosto, andata in fumo lo scorso inverno per un alimentatore di computer che funzionava male. Berrete l’Aliseo 2011 di uve biancolella, biancazita e pepella. Il momento più difficile sarà tornare nel vostro caos quotidiano mentre Titiro e gli Elfi si rincorrono tra le prime ombre del tramonto a Tramonti, il paese che non c’è, primo esempio di spending review perché unione di tredici frazioni, ciascuna con un’anima da scoprire e godere. Aliseo è vino non più fresco, ma pensoso, importante. È bastato mettere in legno un trenta per cento di massa, parliamo di meno di tremila bottiglie, per dare una spalla migliore a questo bianco della Costiera Amalfitana. Gigino e Gaetano Reale lo servono tra sarchiapone e parmigiana, coniglio e capretto, dunderi e scialatielli in ambienti per restaurati perché solo se ci sono ostacoli ci sono miglioramenti. Lo godiamo lungo, il naso non esuberante ma ricco di fiori e note agrumate, in bocca ha l’acidità necessaria per promettere evoluzione, corpo, nessuna nota inutilmente dolce. Tremila bottiglie non devono piacere a tutti, ma solo a chi ha la cultura per poter arrivare sino a qua.

Sede a Tramonti, frazione Borgo di Gete Via Cardamone, 75 Tel. 089.856144 Ettari: due di proprietà Enologo: Fortunato Sebastiano Uva: biancolella, pepella, biancazita

Un commento

  • gaspare

    (18 settembre 2012 - 21:33)

    bella bevuta, confermo

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