Aloara 2005 Falerno del Massico doc |Voto 81/100

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Aloara 2005 Falerno del Massico doc

Uva: falanghina
Fascia di prezzo: da 5 a 10 euro
Fermentazione e maturazione: legno

Vista 5/5. Naso 23/30. Palato 26/30. Non Omologazione 27/35

Ritorniamo dopo quattro anni su  questo bianco. L’ennesima prova della immortalità dei vini bianchi campani: è infatti esattamente come lo avevamo lasciato, con una acidità vibrante e fresca, le note di frutta tropicale, la buona struttura, il colore giallo paglierino carico. Una Falanghina da abbinamento che per lo note dolci iniziali funziona anche bene con paste di mandorle, roccocò e affini che in genere precedono il gran finale. Non abbiamo dubbi sul cammino che questo bianco è destinato a fare perché ci ha colpito soprattutto per la sua vivacità giovanile e sarà interessante vedere la sua ulteriore evoluzione per capire il rapporto tra legno, in questo caso barrique nuove e frutto. Il dolce iniziale, al naso e alla punta della lingua, è poi bilanciato da una chiusura secca anche se non salata, intensa e persistente.

Scheda del 19 dicembre 2007. Quando arrivano le feste natalizie tutti parlano di rosso, gli stessi produttori giudicano questo il momento più opportuno per uscire in commercio e probabilmente questa cosa funziona molto anche come regalo. Dicembre, invece, è per me il momento dei grandi bianchi, quelli strutturati, che hanno qualcosa da raccontare come un vecchio zio scapolo che vive fuori: anzitutto la cucina di pesce diventa bellissima perché si tinge dei sapori invernali con la scarola, i broccoli, i sottaceti, la colatura fresca di Cetara, i banconi dei pescivendoli si vestono a festa e diventano boutique popolari, il mare conquista la città. Poi, parlando ovviamente dei campani, è il momento per cominciare a stappare qualche bottiglia della vendemmia precedente perché trovi vini che almeno riescono a camminare con le loro gambe, ad esempio come il Fiano in queste settimane. Proprio ieri Andrea Centrella mi ha telefonato per dirmi che i campioni me li potrà dare solo dopo le feste perché sta ancora aspettando le etichette del suo Greco di Tufo Selvetelle 2006 mentre da qualche giorno circola il Fiano di Marsella e Picariello dello stesso millesimo.

Evviva, così si fa. I vini vanno attesi con pazienza come le donne. Per questo, aspettando, ho stappato l’Aloara 2005 di Luigi che ha segnato la svolta per così dire modernista nell’azienda di famiglia: solo l’amore paterno di Michele può aver consentito l’ingresso delle barrique nella masseria di Mondragone! Battute a parte, ho scelto questo bianco su un piatto che è un inno all’equilibrio, ossia polpetti freschi appena scottati e poi messi a ragionare con qualche cenno di sottaceto, cavolfiore e peperoni, nella giusta misura sicché il mare continuasse a vivere meglio perché di tanto in tanto distratto da una diversa consistenza oltre che spinto da un po’ di necessaria dinamicità. In questi casi il vino, più che abbinarsi, deve diventare un racconto parallelo con richiami al piatto (sapidità, freschezza, note dolci) senza annullarlo e viceversa: l’Aloara dunque ha svolto questo compito, aiutanto il desinare e al tempo stesso imponendosi al naso con note dolci speziate e di miele millefiori nel consueto gioco a cui la Falanghina, perché di questo stiamo parlando, fa con il legno. Ossia al naso resistere appena un po’ di floreale e leggera frutta gialla, in bocca riprendere autorevolemente il filo con una freschezza e una struttura mai dome, la marcata minralità, il tutto nonostante due anni e il legno, oltre che con il consueto finale lungo, asciutto e pulito.
Un bel vino, capace di incontrare, grazie alle note dolci che comunque ritornano in bocca, anche il gusto di chi non beve abitualmente e dunque da piazzare nelle tavolate festive piene di parenti che per tutto l’anno non hanno toccato un goccio.  Vi confesso, comunque, che questo è lo stile enologico che a me piace di più perché è soprattutto nella lavorazione del bianco che si misura la maturità vitivinicola di un territorio o di un produttore. Aloara, vissuta alle soglie dell’anno Mille come brava principessa longobarda di Capua e Benevento dopo la morte del marito Pandolfo. Aloara, voglio l’Aloara anche adesso, invece del Kimbo, per salutare degnamente la luna mercuriana, il mio giorno preferito.

Sede a Mondragone. Viale Margherita, 6. Tel e fax 0823.978017. www.cantinemoio.it. Enologo: Luigi Moio. Ettari: 6 in proprietà e 5 in affitto. Bottiglie prodotte: 100.000. Vitigni: falanghina, primitivo, aglianico.