Amalfi, La Caravella Art Gallery: la prima Wine Gallery italiana

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Vicolo Masaniello 14
Tel e fax 089.871029
www.lacaravellartgallery.it

Ci sono posti costretti ad inventare le storie. Altri così ricchi di vivere che si dimenticano di raccontarle. La Caravella fondata nel 1959 da Don Franchino Dipino è uno di questi perché si fa prima a dire chi non c’è mai passato, citiamo così per gradire Salvatore Quasimodo, Gore Vidal, Jacqueline Kennedy, Federico Fellini, Anna Magnani e Roberto Rossellini, Diego Fabbri, Gianni Agnelli e ogni stagione, ancora adesso, è sufficiente a riempire i rotocalchi colorati dell’estate. Ma questo ristorante ha qualcosa in più da ricordare perché Lucio Amelio e Filiberto Menna, formidabili organizzatori di eventi d’arte fecero della spiaggia di Amalfi negli anni ’60 il ritrovo in costume della Pop Art: Warhol, Kounellis, Agnetti, Pistoletto, Del Pezzo frequentarono questo mare e regalavano le loro creazioni a Franchino alla fine della stagione.

Il figlio Antonio ha raccolto ed elaborato il mestiere del papà trasformando la caravella in un museo d’arte in cui troneggiano i grandi della ceramica di mezzo mondo e che da solo varebbe la visita, vi assicuro, anche senza mangiare. Gargaleiro, Lucio Liguori, Sandro Mautone, Clara Galesio, Giancapetti sono solo alcuni pezzi che adesso, oltre che ammirare, è possibile anche comprarle nella prima Wine Gallery italiana. Intendiamoci, l’abbinamento tra arte e vino è già stato realizzato in molte occasioni, ma si tratta di eventi, episodi. In nessun posto in Italia è infatti possibile sedersi, scegliere in una monumentale carta di vini tra migliaia di etichette andando in profondità anche con i francesi o, tanto per dirne una, una quindicina di annate di Giulio Ferrari Magnum e, al tempo stesso acquistare un pezzo di Liguori o di Clara Galesio. Non voglio che pensiate si tratta di uno sfizio da ricchi: ci sono bottiglie e creazioni molto abbordabili, a cominciare dagli elefantini portafortuna da centrotavola oggi tanto di moda sino al ciucciariello simbolo della ceramica vietrese sempre d’autore e non pezzottato. Oppure anche il Greco di Calafé tanto per dirne un’altra. Qui Antonio piazzerà un tavolo per quattro dove farà la cena più esclusiva. Per realizzare a questo livello la Wine Gallery non bastano i soldi, non basta la cultura, è necessario avere una storia alle spalle. Quella che, con molta semplicità, Antonio racconta ai suoi clienti più affezionati.