Amalfi, ristorante Lido Azzurro

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Lungomare dei Cavalieri, 5
Tel. 089.871384
Fax 089.871384
Sempre aperto, chiuso lunedì
Ferie tra gennaio e febbraio

Un po’ come nel vino, sta tornando anche nella cucina la voglia di semplicità e dei sapori netti. E, proprio per continuare il paralellismo col vino, non è un ritorno tout court al passato, al puzzolente aceto del contadino, bensì un aggiornamento alla luce della rivoluzione di questi ultimi anni. Direi dunque che questa trattoria di mare, nata sulle palafitte di legno piantate sulla spiaggetta all’interno del porto di Amalfi, è indicata per tutte le persone fissate con la qualità del pesce e dei prodotti del mare. Il capoluogo della Costiera continua ad essere un borgo molto fortunato in cucina perchè non ha punti di crisi gastroturisti nei punti nevralgici e i locali tradizionale hanno avuto una grande evoluzione, così come la cucina d’albergo. Parliamo, è ovvio, della Caravella, ma anche di Marina Grande ed Eolo oltre dell’Hotel Santa Caterina dove davvero si mangia bene e tutto sommato in buon rapporto tra qualità e prezzo. Ma torniamo all’antico locale fondato negli anni ’80 da Raffaele e Maria Pisani, ‘a sceriffa come la chiamava scherzosamente Gaetano Afeltra instancabile ascoltatore delle sue storie della città della memoria. I figli Antonio e Marco adesso hanno sostanzialmente il timone dell’azienda di famiglia, il ristorante ora ha solide mure ma il fascino è identico e conducono la barca, perché l’interno è proprio come un peschereccio mentre l’esterno è un incantevole terrazzino sul mare. La conducono con un obiettivo che li fa apprezzare dagli stessi amalfitani, dagli abitanti degli altri paesi della Costiera, così come da clienti importanti del jet set internazionale: la semplicità della cucina e la purezza incontaminata della materia prima reperita per i pesci di scoglio dagli ultimi pescatori mentre per quelli da taglio sui mercati di Sorrento e della Penisola. Il tonano ripieno del suo ripieno oltre che delle olive e i capperi è un classico, così come lo scammaro di tonno, l’orata al limone e i gamberetti freschi con rucola conditi con una emulsione di olio d’oliva e limone che le nostre mamme usavano per proteggersi dai raggi del sole negli anni ’50 e ’60. I piatti e i prodotti sono tradizionali, penso al sauté di vongole, agli spaghetti con gli scuncigli, al merluzzo cotto al sale, al tonnacchio di lenza servito appena scottato, la presentazione è alleggerita, resa gradevole da moderna hotellerie, e abbinata ad una carta dei vini assolutamente centrata, cito per capirci subito i Fiano di Clelia, Sabino e Guido Marsella. Si chiude con i dolci tradizionali, non prima di aver ceduto alla tentazione di due moscardini fritti e mangiati caldi con le mani. Spenderete sui 60 euro.