Angelo Gaja sull’Ocm vino: un duro colpo ai contributi facili e inutili

Letture: 64

Riceviamo e volentieri pubblichiamo questo contributo scritto per il nostro sito

di Angelo Gaja
Il negoziato che si sta svolgendo a Bruxelles per riformare il mercato del vino europeo è destinato a portare grandi cambiamenti. Personalmente ritengo che la commissione agricola di Bruxelles abbia avanzato un’ottima proposta, innovativa e riformatrice, ispirata dal comune buon senso che è merce rara ai giorni nostri.
Ho avuto modo di osservare che i paesi, e tra questi l’Italia, che in passato avevano beneficiato largamente di sovvenzioni tentino tenacemente di conservare almeno in parte i privilegi del passato. Obiettivo della nuova proposta OCM è di riequilibrare il mercato.
Bruxelles dice: per distruggere la sovrapproduzione non siamo più disposti a concedere sovvenzioni, come invece si era fatto per trent’anni con uno sperpero di denaro pubblico che superava l’indecenza. Però….la quantità della produzione agricola è determinata dalle condizioni climatiche con variabilità che può essere anche molto elevata: c’è sempre il pericolo che una serie consecutiva di annate sovrabbondanti inneschi una caduta rovinosa dei prezzi dell’uva e del vino sfuso che danneggerebbe l’intero settore. Per evitare la quale occorrerà in futuro imparare a monitorare la produzione annuale di vino e delle giacenze di cantina con una rapidità che al momento ci è sconosciuta; e di qui adottare prontamente le misure anticrisi più idonee. Occorrerà anche redigere FINALMENTE il catasto viticolo nazionale, richiesto ed atteso da oltre trent’anni ! Che sia la volta buona ?
Bruxelles chiede all’Italia di estirpare il 10% della superficie vitata. Difficile pensare di riequilibrare il mercato senza l’attuazione di questa misura. Però….il vigneto fa parte del territorio, che è diventato il soggetto di mille attenzioni. Se la misura passerà il buon senso vorrebbe che l’estirpazione venga proposta a quelle aree viticole che in passato, per continuità e quantità di interventi, avevano beneficiato maggiormente di sovvenzioni per la distruzione della loro sovrapproduzione.
Bruxelles intende assegnare in futuro piu’ sovvenzioni alla promozione e lo vorrebbe fare, inaudito ! introducendo un criterio di merito: piu’ contributi a quei soggetti che sapranno trarne vantaggio, meno contributi a quelli che daranno prova di sprecarli. Però…ad una societa’ di ispirazione catto-comunista come la nostra il concetto del merito sta indigesto ed i vecchi inetti succhiatori di contributi di casa nostra non avranno molto da temere perchè la solidarietà verrà invocata anche per loro.
Bruxelles intende ridare fiato ai Vini-da-Tavola, consentendo di indicare in etichetta annata e varietà. L’accorgimento consentirà ai Vini da Tavola europei di recuperare competitività nei confronti dei vini del nuovo mondo. Pero’….l’Italia ha già una sua piramide fatta di DOCG, DOC e IGT, ed i conservatori di casa nostra ritengono di non avere anche bisogno della nuova formulazione proposta per i VdT. Sarà da negoziare con Bruxelles se la norma debba essere applicata anche in Italia oppure no. E’ una rinuncia da ponderare perchè la proposta è vantaggiosa. Essa infatti consentirebbe di dirottare nei VdT una parte di quel 25% di vino italiano che gode di scarso gradimento sui mercati internazionali e che da sempre alimenta le nostre eccedenze di produzione; aiuterebbe inoltre a selezionare meglio la qualità ed a sottrarre a DOC ed IGT quei vini di prezzo piu’ basso, quelli che vendono costantemente al pubblico a prezzo inferiore ad euro 1,50 per bottiglia, con conseguente beneficio di immagine.
Bruxelles vorrebbe imporre a Francia e Germania il divieto di zuccheraggio del vino.
E’ l’unica proposta accolta con grande favore dagli italiani, come fosse una nostra vittoria. Ma è una vittoria di Pirro e della mediocrità.
Alcuni grandi vini francesi e tedeschi debbono la continuità di qualità anche alla possibilità di usare lo zucchero per correggere sapientemente la gradazione alcolica nelle annate climaticamente sfavorevoli. E’ una tecnica collaudata che quei produttori utilizzano da oltre un secolo. Poi se ne abusò e lo zuccheraggio venne autorizzato anche per la produzione di vini di massa. Occorre invece eliminare gli abusi senza vietarne l’uso sapiente. I produttori di qualità di quei paesi non accetteranno mai di impiegare il mosto concentrato al posto dello zucchero perche’ così ne uscirebbe inquinato il DNA dei loro migliori vini. Mi sa invece che la pretesa italiana del divieto di zuccheraggio nasconda un altro obiettivo: nella quasi certezza che i produttori di quei vini non lo accettino, ci offre la scusa per continuare a richiedere sovvenzioni da destinare alla produzione del mosto concentrato rettificato. Da noi i contributi ingolosiscono piu’ della qualità. Se proprio l’Italia avesse voluto essere virtuosa avrebbe dovuto suggerire l’applicazione di una tassa per lo zuccheraggio del vino e zero contributi per il mosto concentrato rettificato, assecondando così il luogo comune largamente abusato secondo il quale “la qualità si fa nel vigneto”.
Per gli oltre 10.000 artigiani del vino italiani di dimensione medio-piccola, che già diradano i loro vigneti, che producono poco e bene, che hanno imparato a promuovere il loro vino o stanno imparando a farlo, la nuova OCM sembrerebbe essere di nessun vantaggio, dacché essa fa principalmente riferimento al vino comune. Ma sarà l’intero settore a beneficiare della nuova OCM vino se questa riuscirà a frenare lo sperpero di denaro pubblico, ad orientare a produrre per il mercato, a favorire l’uscita dal settore dei più incapaci fra i succhiatori di contributi e degli operatori meno preparati a sostenere le sfide future.