Antichi mestieri, nuove opportunità: Carlo Petrini da Niko Romito Casadonna

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Il tavolo dei relatori

di Daniele Di Vittorio

«La primavera sta arrivando»: se si potesse racchiudere in una frase il convegno “Antichi mestieri, nuove opportunità” che si è tenuto a Castel di Sangro (Aq) lunedì 4 giugno, il risultato sarebbe questo. Protagonisti del “Convegno questo convegno moderato da Marco Panara, giornalista de La Repubblica, sono stati Paolo Gatti (assessore alla formazione Regione Abruzzo), Rosetta Germano (imprenditrice agricola), Niko Romito (chef Ristorante Reale), Giuseppe Ursini (direttore Ursini Srl), Francesco P. Valentini (vignaiolo) e soprattutto Carlo Petrini (presidente e fondatore Slow Food). Tutti loro si sono soffermati sull’importanza dei mestieri di una volta e sulle esperienze che questi mestieri hanno fatto vivere a loro stessi.

Rosetta Germano ha parlato della difficoltà di allevare capi di bestiame in un paesetto sperduto in mezzo alle montagne abruzzesi. Giuseppe “Peppe” Ursini si è definito non imprenditore bensì intraprenditore, perché quando ha deciso di intraprendere la strada dell’olio sapeva benissimo che non sarebbe stato facile, ma ha poi aggiunto che oggi si sta togliendo molte soddisfazioni, soprattutto con la nuova linea di prodotti Altri Pasti studiata con Eataly e distribuita su Italo, il nuovo treno ad alta velocità di Montezemolo e soci. Francesco Paolo Valentini è stato introdotto da Marco Panara come il produttore che ha sdoganato il vino abruzzese nel mondo: «Prima di Valentini, l’Abruzzo del vino non esisteva». Nella sua genuina umiltà, Francesco Paolo Valentini si è preso solo il merito del fatto che la sua famiglia ha iniziato prima degli altri abruzzesi, ma poi ha incentrato il suo discorso sul grano della sua azienda agricola, rimanendo sconcertato dalla constatazione che 30 anni fa veniva venduto a 25 mila lire al quintale, e oggi gli hanno offerto 14 euro (praticamente allo stesso prezzo). Si rende conto che quello è il prezzo del grano proveniente “non si sa da dove” e ha scelto, invece di svendere il proprio lavoro di usare il suo grano per ideare insieme al Pastificio Verrigni (anche loro molto attenti alla produzione di qualità) una pasta tutta italiana (pasta VV). La sua particolarità è nell’etichetta: sulla sua confezione non c’è scritto Made in Italy come nelle altre paste (anche quando il grano non è italiano) ma vi è annotata tutta la filiera produttiva, in modo che il consumatore sia a conoscenza di quello che mangia. È questo il suo modo di fare la guerra alle multinazionali.

Il pubblico

Anche Niko Romito, il padrone di casa, pone l’accento sull’importanza del territorio: per certi versi la sua scuola Niko Romito Formazione non è altro che un modo per sdebitarsi verso quel territorio che gli ha dato tanto e che l’ha fatto arrivare ai vertici della ristorazione italiana. Il suo credo è semplice: «Il cuoco è l’ambasciatore del suo territorio è deve valorizzarlo e promuoverlo il più possibile». L’assessore Paolo Gatti ha anche lui posto l’accento sul territorio, esprimendo come, in un momento storico come quello che siamo vivendo, il miglior modo di agire per l’Abruzzo è quello di ripartire dall’origine delle cose: la terra e la sua storia.

Cosa c’entra la primavera? «È stato il poeta Ermanno Olmi a dirmi questa frase» racconta Carlo Petrini nel suo intervento conclusivo, asserendo di sentire questa sensazione nell’aria da un po’ di tempo. La sua teoria parte dalla spiegazione di questa crisi che non è la classica crisi che si risolve con gli aiuti alle imprese, ma è una crisi di tipo entropica. Bisogna far capire che se si vuole superare questo momento economico bisogna ripensare la produzione: produrre meno, produrre meglio, produrre più qualità. Per questo tipo di produzione si deve tornare all’inizio, si deve abbandonare l’ottica di produzione industriale e tornare a una produzione artigianale. Per rafforzare il concetto Petrini cita una frase di Pasolini: «Il giorno in cui l’Italia perderà gli artigiani e i contadini non ci sarà più il Paese». Il primo atto agricolo secondo lui è proprio il mangiare: consumare prodotti di stagione, prodotti del territorio, prodotti di qualità non può che agevolare l’agricoltura. L’ultima citazione è di San Francesco d’Assisi, che Petrini associa ha quello che il marketing dovrebbe essere oggi: «Comincia a fare il necessario, poi fai il possibile e improvvisamente ti renderai conto che  starai facendo l’impossibile».

Un consumo di qualità dei prodotti del territorio e di stagione può veramente cambiare la mentalità produttiva delle multinazionali? Certo se piano piano tutti noi adottassimo questo metodo, almeno daremmo la possibilità alle cose di cambiare. È bello pensare che la primavera stia arrivando veramente.