Aristotele: non il caso ma la finalità regna nelle opere della natura

Letture: 162
Aristotele

Sarà ciò che resta della mia laurea in Filofofia, oppure la passione coltivata da giovane per la filosofia greca che ha già detto e scritto tutto. Fatto sta che oggi rileggendo il brano di Aristotele con il quale si sono cimentati i ragazzi del classico mi sono proprio appassionato.

Lo trovo di una attualità incredibile e soprattutto sottolinea l’amore dei greci per la scienza. Una cosa chiara a chi si è formato sui testi del grande Ludovico Geymonat impostati proprio sull’unità inscindibile tra scienza e filosofia. Ma al di là di questo, il brano potrebbe benissimo essere il manifesto di questo blog.

Ecco la traduzione. Leggetela, è bellissima oltre che attuale.

 “Non il caso ma la finalità regna nelle opere della natura” tratto dal “de partibus animalium”

«Che non si provi un puerile disgusto, dunque, per la ricerca dedicata agli animali più umili: perché in tutte le realtà naturali c’è qualcosa di meraviglioso. Come quel che disse Eraclito – si racconta – ai forestieri che volevano fargli visita, e che si stavano avvicinando a lui, ma si fermarono quando lo videro che si scaldava davanti al forno della sua cucina: li invitò ad accomodarsi senza esitazioni, perché «anche qui ci sono dèi».

Allo stesso modo bisogna avvicinarsi alla ricerca su ogni essere vivente senza alcuna repulsione, sapendo che in tutti c’è qualcosa di naturale e di bello. Perché nelle opere della natura non regna il caso, ma la finalità, al massimo grado.

 Il fine per cui qualcosa si è costituito o è nato appartiene all’ordine della bellezza.

Se qualcuno è convinto che l’osservazione scientifica degli altri esseri viventi sia senza dignità, deve ragionare allo stesso modo anche sul proprio conto, perché è impossibile, senza un forte disgusto, vedere di cosa è fatta la specie umana: sangue, carne, ossa, vene e parti simili.

Allo stesso modo, si deve ritenere che chi discute di una qualunque parte o oggetto non richiama l’attenzione sulla materia, né ha la materia per fine, bensì la forma nella sua interezza: ci si occupa per esempio di una casa, non di mattoni, malta e legno. E chi si occupa della natura, si occupa della sua struttura unitaria e della sua essenza in quanto intero, non di quei materiali per cui non si dà mai un’esistenza indipendente dalla loro essenza».

5 commenti

  • filomena rosa

    (21 giugno 2012 - 22:13)

    grazie ,la lettura di questo brano ci induce a rispettare ogni parte di noi, non solo, ma del più piccolo essere vivente,che con noi è il fine dell’opera “divina”,che è in noi,di cui noi siamo l’infinitesima parte.grazie ancora

  • marella

    (21 giugno 2012 - 22:37)

    Luciano e le sue origini eleatiche!

  • Lello Tornatore

    (21 giugno 2012 - 23:21)

    Il prossimo pezzo lo facciamo su Coleridge, Wordsworth, Shally e Keats??? ;-)))))))))))))))

  • Sergio Cima

    (22 giugno 2012 - 08:53)

    La battuta viene facile, intendendolo come un pezzo contro i detrattori del quinto quarto ai quali dire che anche nei rognoni ci sono gli dei ;)
    Andando oltre, evidenzierei l’attenzione all’insieme più che alle sue parti, e direi a tutti questi pizzaioli novelle star di oggi che, pur con tutto il pregio decantato dei singoli ingredienti su cui fanno a gara, sempe ‘na pizza stanno facenno…

  • Francesco Mondelli

    (22 giugno 2012 - 15:59)

    Da quasi eleatico colgo l’occasione per ricordare che l’occidente tutto e’ debitore ai nostri amici greci: cosa sarebbe per esempio la nostra cultura senza la loro logica? Solidarietà e rispetto dunque in un momento così grave per questo antico popolo.

I commenti sono chiusi.