Arrestato Alberto Veneruso, patròn di GranGusto a Napoli

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L'ingresso di GranGusto
L’ingresso di GranGusto

Alberto Veneruso, 51 anni, patròn di Gran Gusto a Napoli, è stato raggiunto da ordinanza di custodia cautelare. Le notizie sono riportate dal Mattino.it
L’inchiesta Speedy Fly, coordinata dal sostituto procuratore Marco Giancristofaro, e seguita dalla Guardia di Finanza, è scattata nel 2014 dopo il fallimento di due società di Veneruso in relazione alle ipotesi di bancarotta fraudolenta. Ai domiciliari sono finiti la moglie dell’industriale Giuseppina Pica (presidente del Cda di Gran Gusto) e il commercialista Giorgio Di Mare (presidente del Collegio sindacale).

Alberto Veneruso
Alberto Veneruso

L’attività ha consentito di accertare, secondo l’ipotesi accusatoria, che Veneruso e il suo commercialista Giorgio Di Mare attraverso scissioni, cessioni d’aziende o rami d’azienda e di beni immobili hanno portato al fallimento della Agw (prima Aviointeriors) e della Alfer (prima Railinteriors). Le operazioni hanno inoltre consentito di “sottrarsi illecitamente alle pretese creditorie, cautelando i beni immobili e quelli mobili delle società fallite, lasciate morire in Lussemburgo, attraverso la destinazione finale degli stessi beni ad altre società del proprio gruppo,  e inoltre di costituire una nuova società a Latina con diversa denominazione, “ripulita” delle passività e che continua l’attività di produzione e fabbricazione di interni per aerei, già svolta dalla società originaria utilizzando la denominazione ed il marchio societario senza aver sostenuto alcun costo”.

Alberto Veneruso è stato protagonista di una vera e propria rivoluzione gastronomica in città con la nascita di GranGusto a via Nuova Marina, in una posizione cruciale tra Università, fermata dei pullman, traghetti e uffici di piazza Bovio. Dopo alcune incertezze, tipiche di chi arriva al food da altri settori, GranGusto ha decisamente ingranato la marcia: a pranzo sempre pieno per il lunch veloce e non impegnativo, ma con disponibilità a cucinare su richiesta alla carta. Enoteca con 1200 referenze con servizio a domicilio, tipicità e prodotti sempre più elevati qualitativamente sugli scaffali, ottima la pizza con impasto scioglievole, tipicamente napoletana.
Una diversificazione degli investimenti che vede nella società, che dichiara 66 dipendenti, personaggi chiave dell’inchiesta perché nella Gran Gusto Spa, registrata alla Camera di Commercio di Napoli il 18 ottobre 2012, il presidente è proprio Giuseppina Pica finita ai domiciliari nella inchiesta di Latina. A lei sono riconducibili 114mila euro di capitale sociale, altri 6.000 risultano essere della Inven srl. E come presidente del collegio sindacale c’è Giorgio Di Mare, anche lui sottoposto a ordinanza di custodia cautelare a casa. Una gestione dunque che vede persone di primo piano in questa impresa.

3 commenti

  • Marcella Russo

    (1 ottobre 2016 - 15:17)

    Lo avevo previsto da quando era stato aperto!!!!!!

    • Giancarlo

      (1 ottobre 2016 - 20:06)

      scusa ma cosa avevi previsto? che centra Gran Gusto con i problemi giudiziari di queste persone?

  • Loredana

    (1 ottobre 2016 - 15:57)

    Speriamo non chiuda, sarebbe un peccato

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