Atripalda, il tesoro di Zì Pasqualina

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Sabino e Roberto

In occasione della presentazione della nuova Guida dei Vini di Slow Food abbiamo ricaricato le batteria dal mitico Zì Pasqualina- Valleverde ad Atripalda.

A parte la frugale colazione di lavoro (antipasti vari di salumi e formaggi, zuppe di ceci, di fagioli, minestra maritata, fusilli con il ragù, cotiche, tracchiole e caffè) abbiamo scoperto insieme a Roberto Burdese, Giancarlo Gariglio e Nino Pascale con piacere il grande tesoro di Sabino, nipote di Zì Pasqualina, che con Enza gestisce il locale con passione, mestiere e competenza: Osterie Slow Food gli riconosce la chiocciola e l’essere luogo di formaggio e di vino.

Si tratta della fantastica cantina sotterranea

La cantina di Valleverde, Atripalda

Già, perché nel corso degli anni, che dico, dei decenni, di vino si è continuato a comprarlo e gli appassionati di rossi potranno spaziare con grande sollucchero dal Piemonte all’Irpinia.

Roberto Burdese contempla le annate

Ma non è finita: Sabino sta aggiustando gli spazi sotterranei della cantina e ha recuperato decine e decine di antiche bottiglie da inventariare, sopravvissute al terremoto e alle traversie umane.

Il tesoro

Capirete che c’è bisogno di molto impegno per fare questo lavoro e io credo proprio che darò una mano a Sabino, non fosse altro che per limitare il problema di stoccaggio:-)

2 commenti

  • Angelo Di Costanzo

    (18 febbraio 2010 - 11:22)

    Pensa all’amici…

  • Giulio Cantatore

    (18 febbraio 2010 - 14:41)

    Manco oramai da tanto,troppo tempo da Sabino e la sua famiglia,ci sono tanti ricordi piacevoli in quel posto a Pianodardine,tanti belle giornate passate nel suo locale,ed in particolare in estate,all’aperto sotto il pergolato,non cito i vari piatti e i gli innumerevoli vini di piccoli produttori campani(allora sconosciuti) assaggiati al Valleverde,ricordo con piacere fra i tanti, il vino prodotto da Rino il padre di Sabino,Fiano e Aglianico senza etichetta ma splendidi davvero anche dopo qualche anno dalla vendemmia,ed in particolare Sabino da quella benedetta cantina sotterranea,un giorno mi mette al tavolo un bianco senza dirmi di cosa si tratta,e poi scopro con immenso piacere che stavo degustando un grande,straordinario Fiano d’Avellino ,invecchiato ,pensate un pò, 12 anni di Mastroberardino.

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