Avellino, La Maschera

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IL LOCALE HA CHIUSO. LASCIAMO LA SCHEDA COME DOCUMENTAZIONE

Locanda d’Autore
Rampa san Modestino, 1 Tel. 0825.37603
ristorantelamaschera@virgilio.it www.ristorantelamaschera.com
Sempre aperto – Chiuso domenica sera e lunedi

Il locale è al centro, a due passi dal Duomo

Antonella Iandolo

Uno dei piccoli segreti per campare bene a lungo è fare esattamente l’opposto di quel che impone il calendario generale, tipo stare a casa il sabato sera, lavorare nei periodi di vacanza e viceversa, viaggiare durante le partite dell’Italia. Per esempio, accettate questo suggerimento: adesso inizia il periodo nero per l’Irpinia e il Sannio, tutti si riversano sulla Costa dove i prezzi salgono alle stelle e, soprattutto nei fine settimana, la pressione dei numeri è impressionante. Bene, sono questi i mesi ideali per gironzolare in queste campagne dove comunque c’è più fresco e attardarsi a fare qualche prova fra strade libere e ristoratori più attenti. Un’idea è venire qui, ad Avellino. Sì, avete capito bene, a venti minuti da Salerno e tre quarti d’ora da Napoli, per trascorrere una serata con i controfiocchi a buon prezzo e felicemente coccolati dalla cucina malandrina di Antonella Iandolo e dall’esperienza ristorativa di Gino Oliviero, napoletano trapiantato ormai da quasi dieci anni vicino il Duomo del capoluogo irpino.
Vi divertirete con piatti leggeri e intelligenti, come i cappellacci di ricotta di pecora con punta di asparagi o il fantastico baccalà incartato con i pomodorini. L’asso nella manica di Antonella, e per la verità di molti cuochi in Irpinia, è la capacità di giocare teneramente con l’orto: tortiera di carciofi con patate e caciocavallo, fagioli con scarolina selvatica, vellutata di fave con cicoria, zuppa di piselli e spinaci, guazzetto di lenticche rosse e via di questo passo per sapori didattici e allegri. Fra le carni c’è il pollo ruspante alle noci mentre il contorno è quello ormai noto ai frequentatori di questa biblioteca comunale del gusto: dolci fatti in proprio come il due babà, uno da mangiare e uno da bere, distillati a gogò, selezione di formaggi, una delle migliori carte di vini della Campania con ricarichi professionali (quanto è brutto il termine onesto, ho deciso di abolirlo), la simpatia e la comodità del parcheggio.
La cucina non stravolge i sapori della materia prima, ma li interpreta fedelmente con tecniche di cottura più aggiornate e con il giusto estro nella composizione dei piatti dove si gioca fra l’incrocio della materia prima e i qui pro quo verbali, come nel caso nel “sembra un gattò”. Ma non trascuriamo il mio piatto portafortuna, la zuppa di cipolle di Montoro con il caciocchiato di Ariano Irpino: qui siete al vertice della tradizione, imperdibile. Anche con il caldo come ben sanno i cultori della cipolla. Insomma, la soluzione giusta per le vostre seratine estive per un conto scacciacrisi sui 30, massimo 35 euro.
Visita del 23 ottobre 2005. Sicuramente siamo in uno dei posti più simpatici e soddisfacenti della Campania, in posizione strategica per tutti coloro i quali si lanciano alla ricerca di Taurasi, Fiano e Greco sulle colline che circondano il capoluogo a un’ora da Napoli, Pompei, Paestum e dalla Costiera Amalfitana, a mezz’ora da Benevento. L’ambiente della Maschera è giustamente elegante, arredato con gusto gastronomico, con una sala attrezzata per leggere o chiacchierare fumando un sigari e sorseggiando distuillati e liquori che sono la vera grande passione del patròn. A centro metri dal Duomo, nel centro storico di Avellino, due autori e due cucine per questo locale che di anno in anno conferma vivacità e impegno. Lello Esposito firma alle pareti le maschere e i Pulcinella, l’altro autore della Locanda, ai fornelli, esalta i sapori della tradizione irpina arricchendoli con incursioni nella cucina napoletana più ricca e più barocca. E allora, insieme ai panetti fatti in casa con granone o alle noci troverete anche il casatiello e tra i primi non mancherà mai il ragu’, quello scuro scuro come piaceva a Eduardo, oppure le candele con la genovese, qui con il pecorino di carmasciano.
La memoria di chi ha avuto la fortuna di conoscere piatti antichi e spesso dimenticati sarà da subito sollecitata con un piccolo pre-antipasto di zuppa di lenticchie e cotechino, servita in un bicchierino di vetro, come vuole oggi la moda. I sapori sono sempre nitidi, decisi, anche nei piatti più delicati a conferma di una selezione ben riuscita di materie prime della zona. Si può cominciare con una la granata di patate con fonduta di mozzarella affumicata e purea di friarielli e salsiccia tagliata a punta di coltello, oppure con la scarola ripiena gratinata con pinoli e polenta gialla con un piccolo ma saporito soffritto di pomodori secchi e uva passa. Per onorare il menù autunnale da non perdere la zuppa di castagne e fagioli rossi profumata al rosmarino. Come primi piatti, oltre a quelli già citati, paste fresche come i ravioli oppure di grano duro trafilate in bronzo, come gli spaghetti con baccalà, erba limoncina e olive verdi. Discreta scelta di carni, ben cucinate e ben presentate: cosciotto di agnello ripieno di cicoria selvatica con pomodorini del Vesuvio gratinati, e coniglio «in tre maniere»: con formaggio di capra ed erbette, tradizionale alla cacciatora e a spiedino nel mosto cotto. Si può chiudere con un dessert di castagne al cucchiaio oppure con una crostatina mignon di mele annurche serviti tra un bicchierino di zabaione e zenzero e la piccola pasticceria della casa. Ambiente elegante e curato, servizio molto attento e professionale. Cantina importante, con circa 600 etichette.

Virginia Di Falco