Barbera 2010 Sannio Doc | Voto 84/100

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Torre Venere: ultima realtà nata a Castelvenere
Torre Venere: ultima realtà nata a Castelvenere

VISTA 5/5 – NASO 25/30- PALATO 24/30 – NON OMOLOGAZIONE 30/35

TORRE VENERE

Uva: barbera del Sannio
Fascia di prezzo: da 5 a 10 euro
Fermentazione ematurazione: acciaio

Barbera del Sannio e falanghina: si comprende da subito che stiamo parlando di un’azienda attiva in agro castelvenerese. In caso di qualche dubbio basta aggiungere ‘Torre Venere’, il nome di questa realtà ultima nata in quel frenetico scenario enologico rappresentato dal “comune più vitato della Campania”, e Pacelli, tra i cognomi più frequenti nel piccolo paese, casato da sempre legato alla viticoltura. Le bottiglie di Torre Venere puntano sul mercato con la vendemmia 2010, con veste Sannio Doc.

Le due etichette della vendemmia 2010
Le due etichette della vendemmia 2010

Nella storica casa di Carmine Antonio Pacelli, una volta situata in aperta campagna oggi affiancata da nuove abitazioni, tutto ha sempre ruotato intorno alla vite. Importante il ruolo che ha assunto quest’uomo nella storia vitivinicola del paese e del comprensorio telesino: Carmine Antonio è stato praticamente il protagonista della prima forma di meccanizzazione agricola, che non è stata rappresentata, come molti credono, dal trattore, bensì dal motocoltivatore, macchina monoasse con motore a combustione interna di pochi cavalli, motrice e operatrice al tempo stesso, condotta a mano da un operaio che seguiva a piedi l’avanzamento della macchina. Qualche anno dopo è invece la volta delle motopompe che mandano in pensione le famose pompe a spalla, dando vita al prologo della meccanizzazione dell’irrorazione delle vigne. Ed anche in questo Carmine Antonio è il punto di riferimento, sia come assemblatore di motori e pompe che come assistenza. Tutto questo durerà fino agli anni Ottanta, visto che i proprietari di vigne di piccolissime dimensioni mai compreranno i moderni potenti trattori con gli atomizzatori.

Carmine Antonio Pacelli
Carmine Antonio Pacelli

Nel frattempo suo figlio Michele si laureerà in agronomia e, pur passando diversi lustri a fare altro, mai perde di vista la propria vigna, che nel corso degli ultimi anni si è anche rifatta il look secondo quanto dettato dalla moderna viticoltura. Ed ecco che arriva il momento fatidico, si fa spazio il dilemma sul futuro della proprietà quando la vendita delle uve ai privati crolla e con essa i prezzi, tanto da risultare sempre più difficile equilibrare i bilanci, visto i costi dell’acquisto dei prodotti per la produzione e per la manodopera che si fanno sempre più alti.

E’ un dilemma cui si sono trovati di fronte in tanti: tra questi qualcuno non ha ancora risposto; altri hanno deciso di vendere le proprietà familiari; altri ancora, come Michele, hanno deciso di spendere più tempo nei propri terreni, cercando anche uno sbocco per un incremento dei margini di guadagno. In tutto questo Michele è favorito dal fatto di avere il papà, anche se non più giovanissimo, ancora in prima linea nei lavori dei campi.

Per quanto concerne i vini diciamo subito che la buona materia prima si coglie a primo impatto nei calici. L’etichetta falanghina (6.000 bottiglie ) si mostra con esecuzione senza pecche, ben bilanciata tra alcol, struttura e freschezza. Convince di più, però, l’etichetta barbera (solo 4.000 bottiglie prodotte), anche se non ha ancora raggiunto il suo momento top. Provata a metà estate, quando era da poco finita in bottiglia, segnava qualche nota deviante al palato per uno spiccato erbaceo ancora particolarmente acerbo. A distanza di due mesi il frutto emerge con maggiore pulizia, pieno e fragrante, anche se sempre spostato verso le noti verdi. Quello che inizia ad avvisarsi è la perfetta sintonia gusto-olfattiva: piccoli frutti rossi del sottobosco, rosa canina. In bocca il calice è un giusto equilibrio tra dolcezza e freschezza. Convinti che tra qualche mese evolverà verso il meglio.

Grappolo di barbera del Sannio
Grappolo di barbera del Sannio

Buona, dunque, la prima. Intanto quest’anno la gamma dei rossi dovrebbe offrire una piccolissima produzione di aglianico (nell’ordine di un migliaio di bottiglie) con il titolare che in questa fase è alle prese con il dilemma legno-non legno.

Nessun condizionamento: la nostra scelta – viste anche le caratteristiche aziendali – non passerebbe per il legno.

Sede a Castelvenere via Sannitica, 157 – Tel: 0824.940695 – www.torrevenere.it – info@torrevenere.it – Ettari 3 di proprietà – Bottiglie prodotte: 10.000 – Vitigni: barbera del Sannio, aglianico, falanghina, piedirosso ed altre tipologie locali.

Questa scheda è di Pasquale Carlo