Barile, l’Aglianico di Allegretti

Letture: 195

Come si sa, non tutte il male viene per nuocere, le crisi alla fine sono salutari per la società e il mercato perché producono idee, favoriscono le persone capaci e di valore anziché gli arrampicatori di mestiere come l’indimenticabile Georges Duroy narrato da Guy de Maupassant. Saltano allora i vini alla vaniglia, addio rossi marmellata, costosi solo perché ben venduti da bravi imbonitori, resta l’agricoltura. Lentamente ma decisamente si dissolve la patina di grigio comportamentale e resta, ad esempio, il rosso rubino del Barile 2003 di Franco Allegretti di cui avevamo molto apprezzato il 2001 rimanendo più che soddisfatti del 2002. Franco è un architetto che ha sempre creduto nell’aglianico, diremmo davvero in tempi non sospetti e molto difficili: risale infatti al 1986 la prima bottiglia etichettata da questa piccola azienda di tre ettari dove adesso lavora anche la figlia Rosangela. E, piccola curiosità, siamo in presenza del primo sito regolarmente registrato, praticamente agli albori dell’era di internet: cliccate www.aglianicodelvulture.it ed esce la sua azienda con, incredibile dictu, i prezzi ben urlati a tutto il popolo dei navigatori. Un fatto raro per le aziende di vino italiane le quali, anche se dotate di siti fantasmagorici, non espongono quasi mai il loro listino prezzi preferendo affidarsi alla trattativa in stile arabo senza capire la portata negativa dell’effetto boomerang di questo modo di fare rispetto al consumatore maturo. Sicché questo rosso elegante, ben equilibrato, figlio di una stagione difficile affrontata con perizia da quel diavolo di Sergio Paternoster, il signore del Vulture, viene a costare euro 6,75 più iva. Non male per un fuoriclasse, vero? Una risposta semplice, umile, efficace, alla crisi del vino, che poi è la crisi del Centro-Nord: agricoltura vera, territorio, uve tipiche non replicabili, qualità in cantina, testa sulle spalle nel mercato. Un territorio sempre più ricco di personaggi, proposte, investimenti di qualità che si candida alla leadership nel Sud. Quale Shiraz australiano a 3 euro potrà mai detronizzare il Barile? Mai nessuno. Questa attenzione costante alle novità è uno dei segreti dell’architetto vignaiolo che, insieme al vino, produce olio e, chicca per appassionati curiosi, un aceto balsamico a base di uva aglianico. Allegretti non è solo tutto questo: dirige infatti l’associazione Cellula Sentinella impegnata in un prezioso lavoro di supporto all’Oncologia dell’Ospedale di Rionero. Ogni anno organizza l’asta con i vini regalati dalle aziende italiane più importanti che hanno sempre aderito con entusiasmo. Visto che la crisi fa emergere sempre i migliori?

29 aprile 2005