Baruffe irpine: salta la Fiera Enologica di Taurasi


La fiera enologica di Taurasi

Le cronache locali di Avellino non parlano d’altro: è saltata la Fiera Enologica di Taurasi, una manifestazione giunta all’undicesima edizione che raccoglie qualcosa come 60.000 presenze in quattro giorni mettendo un moto un giro di affari di circa 400.000 euro. Non una cifra astronomica, certo, ma comunque rilevante in una piccola comunità. L’annuncio è stato fatto in una conferenza stampa congiunta ieri mattina.
La motivazione addotta per questa scelta è che la nuova legge, scattata dalla mezzanotte del 31 luglio, vieta, espressamente a persone che non abbiano licenza, di dare da bere e da mangiare in luoghi pubblici.
Una dei mille divieti che governi e comuni stanno imponendo alle persone in questi anni, dall’impossibilità di pubblicare intercettazioni telefoniche alla ricerca sulle staminali, alla convivenza tra gay, al kebab. E via discorrendo, sino al pizzo dell’Autovelox. E pensare che da ragazzi a milioni si gridava gioiosi nelle strade “Vietato vietare”.

Antonio Buono, sindaco di Taurasi e presidente del Consorzio (FotoPigna)

Senza entrare nel merito ci poniamo una domanda da idioti giuridici quali noi siamo: come mai questo divieto scatta solo per l’Irpinia? Come mai dal vicino Sannio alla Tuscia, dalla Val d’Aosta alla Sicilia, per non parlare di Calici di Stelle, ovunque l’Italia continua a godersi sagre, sagrette e sangria mentre solo a Taurasi, e pare a settembre a Tufo, c’è questa applicazione?
La storia è comica, un po’ come quella del carcerato che dice al giudice che lo libera: non posso uscire di prigione, la legge me lo vieta. In realtà una circolare esplicativa del ministero spiega bene come il sindaco possa derogare senza alcuna difficoltà, proprio come si può assumere la responsabilità di chiudere una strada al traffico per un giorno.
Crediamo piuttosto che questi paradossi eleatici (Achille che non potrà mai superare la tartaruga), questi sofismi da operetta, il credere di essere più intelligenti e bravi di tutto il resto del mondo, siano l’espressione compiuta della stanchezza che attraversa il territorio vitivinicolo più importante del sud.
Dunque, vediamo un po’: in un anno l’Irpinia ha perso BianchIrpinia, la manifestazione dei suoi due bianchi di pregio, l’Anteprima è come una fiammella di candela insidiata dallo spiffero d’aria che la può spengere da un momento all’altro. E adesso la Fiera Enologica di Taurasi. La stessa presentazione dei Mesali, l’associazione dei ristoratori, è avvenuta in tono minore rispetto all’esordio, senza alcun riscontro fuori dalla provincia, dove cioé c’è il pubblico interessato.
In una parola, tutte le manifestazioni capaci di proiettare il territorio fuori dal territorio sono state azzerrate o zoppicano.
Ci rifiutiamo di credere che questo ennesimo strappo alla politica turistica del territorio possa essere il frutto di una bega di paese, ma di una cosa siamo certi: la sua vocazione turistica è solo un sogno che faremmo bene e rimettere tutti nel cassetto. Si risparmierebbero se non altro diversi milioni di euro di fondi europei la cui spesa qui può essere paragonata alla decisione di innaffiare il Sahara con un secchiello d’acqua.
Questo avviene proprio mentre i prodotti si stanno stabilizzando in una fascia di eccellenza, ma la spiegazione di questo paradosso è probabilmente nella natura sociale del fenomeno vino in Irpinia: in fondo la stragrande maggioranza dei produttori ha altri redditi basilari mentre la viticoltura e la vinificazione sono solo una entrata aggiuntiva: se c’è bene, se non c’è si campa lo stesso e il vino ce lo beviamo noi.
Questa falsificazione ideologica di un territorio, in cui non ho difficoltà ad ammettere anche le mie responsabilità, una leggerezza dettata dall’ottimismo che sempre mi contraddistingue, spiega come la realtà produttiva vitivinicola sia una bolla che non si regge sui propri conti economici ma sulla redistribuzione di reddito formato altrove, pensioni, imprese, lavoro statale, commercio, eccetera.
Perché se così non fosse, i responsabili di questi scempi sarebbero stati da tempo cacciati via.
Chiudiamo allora con una domanda semplice semplice: perché date la colpa alla legge di problemi che non riuscite a risolvere? Come mai in tutta Italia, anche stasera, per non parlare della Notte di San Lorenzo, delle Piccole Vigne a Castelvenere, di Vesuvinum a Ottaviano e Torrecuso a settembre, si continua a bere, mangiare e a festeggiare mentre a Taurasi questo non sarebbe possibile?

Ps. In questi quindici anni di attività on the road mi sono convinto di una necessità: abolire le elezioni nei comuni sotto i 10.000 abitanti e mettere a concorso il posto di primo cittadino è l’unico modo per garantire governo alle piccole comunità che non hanno al loro interno le energie necessarie per eleggere persone capaci liberarsi dai piccoli ricatti elettorali. Non a caso i piccoli comuni funzionano meglio quando c’è il commissario. Ma a questo tema sarà dedicata la parte centrale l’introduzione del mio prossimo lavoro dedicato alle Piccole Vigne ed evito di appallarvi. Salta anche la mia anteprima:-))
Per il momento godetevi un po’ di Zucchero e respirate: non tutta l’umanità è ferma all’età della pietra.