Bianca di Valguarnera 2005 Sicilia igt

Letture: 193

DUCA DI SALAPARUTA
Uva: inzolia
Fascia di prezzo: da 10 a 15 euro
Fermentazione e maturazione: legno

Questo vino è come un libro di Verne, ha praticamente inventato il futuro. Pensate, la prima annata è del 1987. Quando? Primo, era appena scoppiata la tragedia del metanolo e nessuno voler più sentire parlare di vino italiano. Secondo, la produzione siciliana era costituita da sfuso e mosti concentrati. Terzo, nessuno sapeva cosa precisamente indicasse il termine vitigno autoctono. Forse non era stato neanche inventato. Quarto, non si sapeva cosa era la barrique. Quinto, la Sicilia non esprimeva bianco. Sesto, il Sud quasi non esprimeva bottiglie. Settimo, i bianchi erano, se c’erano, solo di annata. Ottavo, dovevano essere leggeri e poco alcolici mentre, come mi ha ricordato il delegato dell’Ais Napoli Tommaso Luongo, Amanda Lear impazzava con il nano ghiacciato. Potremmo arrivare a scrivere almeno venti ragioni per sottolineare la modernità di un bianco da uve siciliane fermentato e passato in legno e messo in commercio non meno di due anni dalla vendemmia. Certo, oggi in una degustazione tutti noterebbero troppa vaniglia e frutta esotica, si punterebbe il dito alla poca tipicità e al territorio <tradito>, una reazione, credo, non tanto nei confronti di questi classici, quanto alle caricature che poi sono circolate a partire soprattutto dalla seconda metà degli anni ’90. Il Bianca di Valguarnera, da vino apripista, e nonostante il cambio di enologo e di proprietà, ha avuto il merito di restare sempre fedele a se stesso, le uve sono selezionate da impianto ad alberello a circa 300 metri di altezza, e i tempi di uscita sono sostanzialmente rimasti gli stessi. Esce dunque un prodotto che, oggi come allora, dimostra come questi vitigni, ricordiamo analoga operazione messa a segno con il nero d’Avola con il Duca Enrico, abbiano la possibilità di guardare negli occhi qualsiasi vino pari grado. Ho avuto occasione di assaggiarlo su una deliziosa pancetta di maialino con chips durante un pranzetto veloce alla Città del Gusto di Napoli,e devo dire che ha funzionato alla grande perché il paitto era strepitoso. Il naso del 2005 è avvolgente e rassicurante, dopo il primo impato di frutta gialla e note esotiche, si libera lo speziato del legno, noti dolci e in continua evoluzione, sino allo zafferano e alle mele seccate. In bocca la struttura non ammette discussioni, nonostante l’impianto concettuale e costruttivo, il Bianca si muove con regalità grazie ad un buon supporto acido che ne garantisce longevità e bevibilità. La corrispondenza tra la promessa del naso e l’impegno del palato è da manuale Ais, difficilmente si potrebbero trovare delle linee così coerenti, semplici e al tempo stesso appaganti. La combinazione di abbinamenti e sostanzialmente infinita, da una certa cucina rustica contadina senza pomodoro, al fois gras, dai piatti di mare particolarmente strutturati sino alle carni, alle torte di pasta al gratin. Quasi tutto, come avviene per i grandi classici, perché nella ricetta ci sia un impianto altrettanto autorevole di quello espresso dal bicchiere. In questo modo la storica azienda siciliana adesso acquisita dsllìIlva di Saronno, si conferma essere una delle bandiere del vino italiano. Una certezza per chi volge alla conferma di uno stile intramontabile e, ricordiamolo perchè non guasta, assolutamente imperante in tutto il mondo.

Sede a Casteldaccia, via Nazionale
Tel. 091.945201
Sito: http://www.duca.it
Enologo: Carlo Casavecchia
Bottiglie prodotte: 10.000.000
Ettari: 104 più 35 in affitto
Vitigni: inzolia, nero d’Avola