BianchIrpinia: i migliori Greco di Tufo e altri bianchi


BianchIrpinia 2012 (foto di Sara Marte)

di Sara Marte

Ore 10:00. La sala pian piano si riempie presso La Locandina ad Aiello del Sabato. Diana Cataldo e Massimo Iannaccone, gli organizzatori, ci accolgono per questa 5 giorni tutta dedicata ai bianchi Irpini. BianchIrpinia, appunto, ha avuto inizio e le bottiglie di questa terra così vocata si presentano ai numerosi giornalisti, blogger e specialisti del settore. Si comincia con il greco di Tufo, quasi esclusivamente 2011, grande protagonista, assieme ad una carrellata di falanghina, coda di volpe e per la sezione “Altri Bianchi” il Greco Musc’ di Contrade Taurasi ed il Campanaro di Feudi di San Gregorio. Mai più diversi! Poco più di 40 i bicchieri in degustazione.

Carmela Cerrone, Delegato Ais Avellino (foto di Sara Marte)

La squadra dell’AIS- Delegazione di Avellino segue con attenzione ogni degustatore. Scegliamo così i bicchieri preferiti in questa lunga cavalcata.

Cominciamo con un po’ di semplicità, freschezza e spensieratezza. Vini che onestamente gradisco molto perché fanno compagnia quando si è in compagnia!

Lo Spumante “Anni Venti” Di Marzo: unico spumante in degustazione, non ho mai nascosto che fosse un prodotto da me apprezzato. Certo è che la sua semplicità, fragranza e bevibilità lo rendono un alleato a tutto pasto. Sempre piacevole.

La Falanghina del Beneventano 2011 Donnachiara: Non l’avevo mai provata ed è del Beneventano, eppure, controcorrente, la scelgo. Buono il livello delle falanghina, tutti i bicchieri di grande freschezza e bevibilità, ma questo, pulito e senza fronzoli, ha una linea naso-bocca molto coerente e gustosa. Piacevole sapidità, lascia il palato rinfrescato.

Difficile scegliere una sola Coda di Volpe che fa squadra a se e che sinceramente si muove molto omogenea e compatta. Quattro erano e quattro mi son piaciute. Passati dal colore chiaro chiaro e trasparente della falanghina, questa botta di giallo dorato è subito evidente. I bicchieri parlano di una certa struttura che, infatti, non viene disattesa all’assaggio.

Irpinia Coda di Volpe Bianco di Bellona 2011, Tenuta Cavalier Pepe: il naso sale verticale e fresco, seppur non troppo complesso, ha un suo buon equilibrio. La bocca è calda e sapida. Si muove con una certa ampiezza per un finale ammandorlato e abbastanza lungo. Giusto.

Irpinia Coda di Volpe 2011, Donnachiara: Il naso di erbette è sì ricco ma con uno slancio di freschezza che riequilibra la percezione pseudocalorica. Non troppo lungo è buono e godibile.

Irpinia Coda di Volpe 2011, Di Prisco: Ancora erbe aromatiche, pesca bianca e mandorla, ha palato medio, non troppo invasivo, governato da una certa acidità ed una buona dose di sapidità. Termina abbastanza lungo e decisamente fresco.

Irpinia Coda di Volpe Torama 2011, Vadiaperti: Decisamente carico nel colore è di buona struttura. Naso di fortissima personalità ha grande calore e materia. Spinto e avvolgente ha un’ampiezza da campioni.

Le bottiglie coperte, pronte per la degustazione (foto di Sara Marte)

 

Passiamo ora al fratello maggiore: Il Greco di Tufo.  Possiamo dividere i bicchieri in più strutturati e più diretti e pronti. Ognuno faccia la sua scelta che sta al momento, all’occorrenza e al desiderio.

Partiamo dunque dai più strutturati a scalare.

Greco di Tufo Vigna Cicogna 2011, Benito Ferrara: Un gran bel greco di terra, vero, minerale, masticabile, intenso, purosangue. Buono e ricco.

Greco di Tufo 2011, Bambinuto: Ha una bella frutta croccante, una vena di mineralità che spinge sul fondo e una profondità espressiva di grande materia destinata a durare nel tempo. Freschezza tagliente, bella sapidità. Un grande bicchiere.

Greco di Tufo 2011, Pietracupa: Il naso è abbastanza complesso, gentile, fresco e composto ma è il palato che è sconvolgente. Grande  freschezza, espansione e masticabilità. Sapidissimo e lungo. Un vino che invoglia il sorso, dalla bocca saporita.

Greco di Tufo 2011, Di Prisco: Questa bottiglia non mi stupisce, nel senso che, ad ogni degustazione in qualche modo cade sempre all’impiedi e sapevo l’avrei messa tra le bottiglie preferite. Ottimo, fresco, gustoso, intrigante, interessante, pulito e un po’ piacione. Bevetelo!

Uno sguardo verso la sala degustazione (foto di Sara Marte)

Greco di Tufo 2011, Vadiaperti: Fresco, presente, certamente va guardato in prospettiva poiché ha bisogno del suo tempo in bottiglia. Ha un sorso verticale e sapido, bella l’agilità.

Greco di Tufo Franciscus 2011, Cantine Di Marzo: Fa parte della linea “Cantine Storiche”, la linea “alta”. E’ pronto con il suo bel naso di frutta ed un buon tenore alcolico riequilibrato da una certa freschezza e sapidità. La mineralità sul fondo lo completa e parla di un vino ben fatto. Aggiungo una nota sullo Scipio, sempre Greco di Tufo aziendale, che nel suo impatto rustico e un po’ vecchio stile-tradizionale lascia molto colpiti.

Greco di Tufo Terre degli Angeli 2011, Terredora: Vivace, fresco e fiorito ha un buon impatto, una bocca composta e gustosa, lungo, beverino e croccante.

Greco di Tufo 2011, Montesole: Bottiglia senza troppi fronzoli ha un bel colore intenso e luminoso, un buon naso composto, bocca mediamente intensa, godibile e fresca. Giusto e pulito. Buono.

Per un fuori annata ho molto apprezzato il Greco di Tufo 2009 Calafè: Ottimo bicchiere di buona ricchezza, è intenso, ha coerenza territoriale, bocca ampia e sapida. Questo prima di sapere chi fossero, poi, scoprendolo posso aggiungere che il lavoro, l’approccio e lo stile di Benito Petrillo sono, per me, un valore aggiunto.

Ed i Greco sono andati. Ci aspetta il Fiano di Avellino, per queste degustazioni che ci regalano un quadro dettagliato della virtuosa Irpinia.

9 Commenti

  1. Non esiste più recensione di degustazione enologica dove non si senta il bisogno di parlare di “frutta croccante” e mai termine fu più inappropriato per tentare di definire degli aspetti del vino. Si parli di greco o di aglianico, di coda di volpe o di negroamaro ‘sta frutta croccante viene sempre fuori. Fino a qualche anno fa non si era mai sentita ora è un’epidemia . Non se ne può più, è diventata come la corazzata Potemkin di fantozziana memoria. Allora, novello Fantozzi, mi alzo in piedi e grido: LA FRUTTA CROCCANTE E’ UNA CAGATA PAZZESCA!

    1. … sinceramente, la citata “inappropriatezza” del termine, mi scusi … mi sembra inappropriata! … senza scadere in inutili disquisizioni sull’argomento, già difficili per gli “addetti ai lavori” figuriamoci per “noi”, è evidente che il termine risulta appropriato nella misura in cui serve a descrivere una sensazione organolettica, in questo caso un’emozione che il vino lascia in degustazione. E’ oggettivamente condivisibile che non è “croccante” il pane raffermo, un fiore appassito o un frutto maturo, è evidente, al contempo, che nel termine “croccantezza”, appunto, sia insito un concetto di “fragranza” … ed è allora il caso di riportare quanto l’AIS (Associazione Italiana Sommelier) dice a proposito del concetto di “fragrante” nel suo “glossario internazionale”, termine “codificato” nella scheda denominata “terminologia per la degustazione del vino” quale famiglia di descrittori dell’esame olfattivo: «aggettivo che può avere due valenze. Il caso più frequente e generale è quello nel quale il termine fragrante identifica il profumo fresco e vivace dei vini giovani … omissis» … quindi, forse, il caro Ragionier Ugo si potrebbe citare anche per qualche commento … poi, scusi, Lei ha qualche idea di come sintetizzare le emozioni di decine di vini avendo a disposizione due righe e poche ore per farlo? …

      1. Il sig Annito Abate dice delle cose esatte a proposito del significato di fragranza quale “famiglia di descrittori dell’esame olfattivo ecc. ecc.” , ma l’aggettivo croccante nulla a che vedere ha con l’olfatto e nulla con i liquidi. Croccante: che scricchiola, che crocchia quando si spezza o taglia in frantumi, in particolare cibo secco o cotto che, morso, scricchiola sotto i denti (Treccani). Non volevo invischiarmi in questo tipo di discorso pedante , ma ci sono stato un po’ trascinato. Ringrazio invece la signora Sara Marte che con la risposta che mi ha dato ha mostrato di capire perfettamente quale era ilo spirito della mia osservazione

    2. A volte si va per “scontato”o più semplicemente in base alle caratteristiche del vino che stiamo degustando.I profumi di un vino restano e rimarranno per sempre nelle nostri menti ma soprattutto nei nostri cuori.Arrotondare la complessità di un vino serve a poco,mentre e più semplice immergersi dentro un calice di vino ed esprimere le proprie sensazioni ed effettive percezioni.

    3. Condivido pienamente il tuo parere e ancora prima di “FRUTTA CROCCANTE” definivano il Greco di Tufo e il Fiano di Avellino con “SENTORI DI FRUTTA ESOTICA”… ditemi nel territorio irpino(che io conosco benissimo e avendo mia mamma nativa di Tufo) dove sono queste piante esotiche! Hanno “stroppiato” i vini irpini in tutti “sensi”!!!

  2. Divertente come ha espresso la cosa e proprio perchè apprezzo l’ironia, nel prossimo articolo che conterrà una decina di vini degustati (capisce che sforzo per un drogato di croccantezza?!) non comparirà mai! Controlli lei stesso! sarà sui fiano di BianchIrpinia.

  3. Voglio lasciare una piccola osservazione costruttiva.Gradirei che chi ha la possibilità e l’onore di presentare e servire il vino,abbia almeno la buon abitudine di avere una certa cura della persona(Capelli) ed una divisa che sia di giuste misure per gli operatori.(Camicia e Papillon).Distinti Saluti.Leopoldo Esposito.

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