Bianco 2007, la Catalanesca di Casa Barone

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Catalanesca
Quando il vino è espressione di una campagna equilibrata, di un terreno non stressato, conquista un aspetto familiare, caldo avvolgente, appartiene di più a chi lo beve che a chi lo fa. Suggestioni trascendentali? Forze, ma questo bianco di Casa Barone nasce da piccoli appezzamenti vitati sull’ultima eruzione del Vesuvio a Massa, tra ulivi, ortaggi, agrumi, ciliegi, castagni, noci, sorbo e, naturalmente, albicocche e pomodori, i due prodotti di territorio forse più inimitabili. Giovanni Marino ci si dedica con passione e trascorre la sua giornata in questi undici ettari a conduzione biologica ricevendo ospiti e seguendo lo svolgimento delle stagioni da cui nascono le conserve, il miele, il limoncello, gli infusi, i pomodorini in barattolo e quelli freschi, molto belli, in una confezione cartonata da cui estrarre la ‘nserta e appenderla per continuare a goderne a tavola. Tra queste produzioni c’è questo bianco da uva catalanesca, l’uva vesuviana fortemente sentita dai contadini di Somma e dintorni, coltivata su quattro ettari a circa 350 metri di altezza ben esposta. Un bianco da tavola di immediata e semplice bevibilità nonostante superi i 14 gradi, ma sul vulcano nel 2007 è stato davvero difficile stare sotto: il motivo è da ricercare nell’equilibrio di cui abbiamo parlato. La frutta, pera e arancia soprattutto, è ben sostenuta dalla freschezza, dall’acidità, che consente di affrontare il bicchiere con faciltà di approccio. Al naso l’agrumato è accompagnato anche da un deciso floreale ben pronunciato. Viene vinificata a Torrecuso sotto la vigilanza di Angelo Valentino, che da questo vino ha cercato soprattutto la piacevolezza espressiva dell’uva fino a qualche anno fa usata sino a tavola. Ci piace la scelta di Giovanni nell’aver qualificato la sua produzione in questa direzione tipica e irripetibile perché con questa dimensioni ci sembra la carta più giusta da giocarsi quando si ha l’ambizione di voler esprimere il territorio. Si tratta di un vitigno antico, quasi certamente portato dagli spagnoli come indica il nome, a vendemmia tardiva: basti pensare che la vendemmia è stata fatta alla fine di ottobre in un millesimo in genere molto anticipato per i bianchi a causa del caldo. A seguire una semplice vinificazione a temperatura controllata in acciaio, poi la sosta su fecce, oggi molto di moda, per due mesi e invine sei nmesi di attesa in vetro prima di essere commercializzata. Nasce così questo bianco in edizione unica, abbinabile a gran parte della cucina di mare o comunque senza pomodoro. Impossibile dire quantto può invecchiare, anche perché temo che sarà difficile resistere alla voglia di berla tutta: in fondo sono solo quattromila bottiglie.