Biointegrale: una nuova parola creata dalla Cantina Olianas in Sardegna

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Cantina Olianas in Sardegna
Cantina Olianas in Sardegna

di Maurizio Valeriani

Il Mondo del vino non finisce mai di sorprenderci, ed ogni volta ci mette di fronte a nuove esperienze ed a nuove realtà, che guardiamo sempre con interesse, perché la curiosità e la voglia di capire è ciò che lo rende affascinante e irresistibile.

Spinti da queste motivazioni abbiamo accettato l’invito della Cantina Olianas in Sardegna a partecipare ad una tre giorni incentrata su un termine di cui ignoravamo l’esistenza: “Biointegrale”, sul quale l’azienda sta puntando sia nei termini formali della comunicazione, che nel senso pratico di una viticoltura attenta all’ambiente.

Cantina Olianas
Cantina Olianas

Facciamo però qualche passo indietro. La Cantina Olianas è fondata all’inizio degli anni 2000 a Gergei, nel cuore del Sarcidano (a 60 Km a nord di Cagliari) da Artemio Olianas (emigrato da giovane dalla Sardegna in Toscana ed attualmente ristoratore a Firenze), Stefano Casadei (titolare in Toscana del Castello del Trebbio) e Simone Mugnaini (socio di Artemio nella ristorazione).

I terreni della famiglia originaria di Artemio, 20 ettari, sono costituiti da 16 ettari vitati e 4  appositamente destinati ad alberi da frutto (seguendo il concetto della biodiversità)

La Cantina è costruita nel 2005, quando ancora il progetto “biointegrale” non esisteva. Questo è il motivo per cui il sistema energetico non è ancora coerente con la nuova filosofia aziendale.

Cantina Olianas
Cantina Olianas

Solo dal 2014 Olianas decide di studiare ed elaborare un decalogo di regole cui adeguarsi, che rappresenta una vera e propria filosofia aziendale.

Il decalogo è molto interessante ed attuato solo recentemente dall’azienda e lo lasciamo alla vostra lettura.

Tra l’altro il logo biointegrale, ci dicono essere addirittura un marchio registrato.

Ci preme invece darvi conto sinteticamente da quello che abbiamo visto facendo un giro dell’azienda.

Due cavalli da tiro appositamente utilizzati per i lavori in vigna, oche utilizzate per pulire gli appezzamenti, pecore per praticare la defogliazione, un’aerea biodinamica per la elaborazione dei preparati con cui aspergere le terre.

Cantina Olianas, i cavalli in vigna
Cantina Olianas, i cavalli in vigna

La Cantina è moderna, e vede la presenza insieme ai tonneaux e alle botti da 10 ettolitri, di anfore provenienti in parte dalla Georgia (con la classica forma ovoidale) ed in parte dalla Toscana (forma ad orcio), utilizzate sia per la fermentazione alcolica (quelle interrate), sia per quella malolattica (anfore non interrate), sia per l’affinamento.

Cantina Olianas, le oche in vigna
Cantina Olianas, le oche in vigna

Ovviamente è presto per parlare di vini derivanti da questo processo di trasformazione aziendale che è appena cominciato, e che vedrà i suoi frutti tra qualche anno.

Cantina Olianas, i vini
Cantina Olianas, i vini

La produzione dell’azienda è incentrata su 4 etichette:

  • Cannonau di Sardegna D.O.C. Olianas 2014 : dopo la fermentazione e malolattica (parte nelle anfore e parte in acciao), la vinificazione si conclude con affinamento in barriques di terzo e quarto passaggio per 6 mesi;
  • Isola dei Nuraghi I.G.T. Perdixi 2013 (50% cannonau, 50% carignano): stessa vinificazione del Cannonau, con la differenza che in questo caso l’affinamento in legno avviene in barriques di primo passaggio per quindici mesi
  • Vermentino di Sardegna D.O.C. Olianas 2014: vinificazione in acciaio
  • Isola dei Nuraghi I.G.T. Rosato Olianas 2014: vinificazione in acciao

Interessante è notare che il marchio “Biointegrale” è presente anche sulle etichette delle bottiglie, anche se in forma leggermente sfumata nei colori e nella nitidezza.

 

Cantina Olianas

Gergei (Ca)

Tel. 055.8300411

www.olianas.it

2 commenti

  • Mondelli Francesco

    (19 giugno 2015 - 09:20)

    Premetto che il progetto è degno di plauso e stima,ma voglio fare qualche precisazione.Il termine biodiversità in un contesto con solo frutteto e vigneto senza ad esempio bosco o seminativo mi sembra un po’ esagerato.Inoltre,parlare di bio(con qualsiasi suffisso si preferisca)senza allargarlo al termine distretto non mi sembra logico.Mi spiego.Fare agricoltura bio in un’azienda di 2 di 20 o di 200 ettari non inserita in un contesto più grande dove si applicano queste pratiche virtuose(provinciale o regionale)non credo sia possibile.Senza andare in particolari basti solo pensare al controllo sulle acque ,strade od autostrade ,appare evidente la difficoltà ad ottenere i risultati sperati come purtroppo la scienza sta a dimostrare.PS.Non conosco i vini ma cercherò di rimediare visto l’interesse e la curiosità d’estate da questo post.FM.

  • Anna

    (24 settembre 2015 - 00:03)

    Io ci sono stata e posso assicurare che solo a guardarsi in giro pare di essere in paradiso , natura a 360 gradi ! Credo che sia uno dei pochi posti dove inquinamento , autostrade o centri cittadini .. Non si vedono! Solo spazi immensi dove il soffio leggero del vento , i suoni della natura ti accompagnano al chiacchiericcio delle oche e al nitrito dei cavalli! E il vino? Un’esperienza indimenticabile !

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