I Beer Amsterdam in quattro tappe e due extra-time

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Particolare dell’immenso banco spine del Craft&Draft
Particolare dell’immenso banco spine del Craft&Draft

di Francesco Immediata e Carlo Nardi

La domanda è: qual è la prima cosa a cui pensate appena diciamo Amsterdam? Per cortesia alzi la mano chi ha pensato birra? Uno due, no tu no l’Heineken Experience non vale, tre, quattro, cinque no tu no De Molen ed Emelisse valgono come Olanda non come Amsterdam.

Eppure è strano che risulti così difficile fare questo collegamento quando la famosissima città tra i canali rappresenti oggi uno dei più vivi e attivi scenari brassicoli sia dal punto di vista produttivo sia per l’ampissima scelta di locali.

Con i suoi numerosissimi pub, i suoi super forniti beershop (su cui domina il De Bierkoning) e i suoi ben 20 birrifici e brew-pub sparsi per la città, Amsterdam oggi rappresenta sicuramente una meta fortemente attrattiva per tutti i beerlovers.

Quando poi due amici complottano per andarci con motivazioni para-culturali (però il Rijksmuseum almeno lo abbiamo visitato e “L’allegro bevitore” di Frans Hals ne è testimone) il gioco è fatto e si è pronti per un lungo beer crawl.

Tappa 1 Craft&Draft – la parola a Carlo …

Siamo pronti! Siamo da poche ore ad Amsterdam e stiamo già pensando al primo “pub” da visitare. Non prima, però, di fare una corroborante sosta ad un Vishandel (“pescheria-gourmet”) dentro l’Albert Cuyp Market dove è possibile acquistare e mangiare piatti già pronti di pesce fresco o affumicato e dove si può chiudere alla grande con delle fantastiche ostriche.

Terminato lo spuntino (meglio non bere a stomaco vuoto, giusto?) si va al “Craft&Draft”: beer-bar e beer-shop che, si legge, offre ai suoi clienti 40 spine e una vasta selezione di bottiglie. Il locale è davvero carino, moderno ed accogliente. All’ingresso si nota subito la zona shop, separata da pareti di vetro dal resto del locale e dove, in alcuni frigoriferi, alloggiano le bottiglie “da asporto”. Con un velato campanilismo notiamo anche alcune italiane (Ducato, Borgo, Montegioco, Rurale…).

Ci accomodiamo ad un tavolo e ci lasciamo subito affascinare dalle (ormai classiche) lavagne con l’offerta quotidiana. Il bancone è bello e libero dalle spine che sono sulla parete di fronte in modo che la spillatura avvenga davanti al bevitore.

Scegliamo la prima “batteria” di assaggi: Sauna Session, session beer estone di 4,7° aromatizzata con foglie di betulla, IJbok, bock, ça va sans dire, della Brouwerij ’t IJ di Amsterdam e la Dark Sister una black IPA del Brussels Beer Project. Ben spillate e ben servite sono tutte molto buone ma la prima, forse per freschezza e per bevibilità, è secondo noi di poco superiore alle altre. Ordiniamo quindi la seconda batteria.

Particolare della seconda batteria di assaggi
Particolare della seconda batteria di assaggi

Just Peachy una deludente sour ale del danese Dry & Bitter, con una quasi del tutto assente acidità e il sentore del frutto, da cui prende il nome, evanescente. Proseguiamo con Barney Flats una buona oatmeal stout dell’americano Anderson Valley e una più che discreta imperial stout, la Filth del danese Gamma Brewing Company.

Soddisfatti siamo pronti per andare verso la seconda tappa. Non prima, però, di acquistare due bottiglie che degusteremo con calma nel nostro appartamento e di cui accenneremo più avanti (vedi 1° Extra time più avanti).

Tappa 2 Butchers Tears – …ora tocca a Francesco…

Non si vive di soli pub e per questo d’obbligo è la visita ad almeno una delle “Brewerij” di Amsterdam. La scelta quindi è ricaduta su “The Butcher’s Tears”. Questo birrificio non è famoso come i suoi precursori cittadini quali De Prael, ‘t IJ o Jopen né ha avuto la fortuna di farsi conoscere in Italia come Oedipus e Oersoep eppure insieme ad altre nuove leve (come Two Cheers o Pampus) si sta facendo strada catturando quindi la nostra attenzione. Birrificio e annessa sala degustazione (aperta dal venerdì alla domenica, dalle 16 alle 20) sono situati in una zona leggermente isolata a sud ovest della città direzione stadio. Come il nome stesso lascia intendere, le sale del birrificio sono state ricavate in un ex macello creando una location che ricorda un paradossale mix tra una tripperia e una scena di “Saw l’enigmista”. Eppure l’atmosfera è rilassante, pochi gli avventori su scarni tavolacci così come “easy” è il publican posto davanti alle spine anch’esse su bancone tutto in mattonelle bianche mentre si diffonde musica rock anni settanta sparata da un vecchio giradischi.

Banco Spine del The Butcher’s tears
Banco Spine del The Butcher’s tears

La scelta non è ampia e quindi ci concentriamo su tre delle cinque spine disponibili: la Green Cap (APA), la Broomider (Bock) e la sua versione sourizzata barrel aged la Old Broomrider oak BA

Saremo sinceri gli assaggi non sono stati indimenticabili o forse le aspettative erano troppo alte e per questo un poco di amaro in bocca ci è rimasto. Andando dritti al sodo degna di nota è stata solo la Old Broomrider oak BA dove il connubio classico di frutta secca e caramellato della bock si è ben sposato con un’acidità gradevole e mai stancante.

Ciao Butcher’s noi andiamo, se passi per l’Italia facci un fischio forse ci rivedremo.

Tappa 3 t’Arendenest – …A Carlo piace vincere facile…

Dopo la prima giornata ci apprestiamo ad una ricca passeggiata complice il tempo che ci regala sole e temperatura mite. Un giro al centro partendo da Piazza Dam e via verso l’Arendnest, la cui caratteristica è quella di avere alla spina e in bottiglia solo “Dutch beers”. Il locale ci accoglie subito con un’atmosfera classica dove il legno la fa da padrone

Interno del t’Arendenest
Interno del t’Arendenest

Rompiamo subito gli indugi e ci avviniamo alla “solita e imponente” lavagna dove ci lasciamo rapire dalle tante proposte. Scegliamo i primi assaggi con l’intenzione di rimanere bassi con le gradazioni ma dopo le prime due birre resterà una pia illusione. La prima batteria è così composta: Mannenliefde un’ottima saison, arricchita con pepe di Sichuan, del birrificio Oedipus. Altra birra altra saison: la Naeckt Voor Pampus (che però apprezziamo meno) del birrificio De Naeckte. Terminiamo con la Imperial Doppelbock di Emelisse, 11,5 gradi che non ci entusiasmano del tutto, forse per la sua ruvidezza, pur essendo una più che discreta birra.

Il pomeriggio è ormai inoltrato e chiediamo la seconda batteria che raccoglie anche l’approvazione del nostro cameriere. Si parte con la Hertog Jan Tripel, calda e facile da bere nonostante i gradi non proprio da session-beer; la Indian Summer DoppelBock del birrificio Kees che, ragazzi, non sbaglia un colpo; terminiamo con la Bommen & Granaten, un barley wine, in questa versione invecchiato in botti di Rioja, un vino spagnolo. Chiudiamo con il botto: la bevuta è grassa, quasi vischiosa, calda e appagante.

Ci alziamo, non senza “sforzo”, pienamente soddisfatti e pronti per la prossima tappa, il prossimo pub.

Tappa 4 Beer Temple – …perché le stroncature toccano a Francesco

Restiamo sempre in centro, sempre a pochi passi da Piazza Dam il cuore pulsante turistico e non della città dove in Nieuwezijds Voorburgwal 250 vi è un altro pezzo ormai storico per gli appassionati del nettare di Gambrinus: il BEER TEMPLE. Questo pub si è distinto sin dall’inizio perché ha deciso di puntare su un’ampissima selezione di birre quasi esclusivamente americane. Come per gli altri due pub spicca subito il lunghissimo banco spine (circa una trentina). Come per il Craft&Draft le spine sono alle spalle e non di fronte il banco lasciando quindi libera la visuale del bevitore.

Particolare del banco spine e del suo lavagnone con le birre on tap disponibili del Beer Temple
Particolare del banco spine e del suo lavagnone con le birre on tap disponibili del Beer Temple

Ancora una volta stessa scena: naso all’insù e occhi puntati sui due mega lavagnoni presenti nel locale con la beer list on tap. La scelta non manca e i nomi famosi sono numerosi ma la selezione è risultata più faticosa del previsto soprattutto a causa di una certa ridondanza stilistica. Il primo step ha visto l’assaggio della Hoppy Ending (APA della Palo Alto Brewing Company e della Backside Brown (Brown ale di Pizza Port); si è poi passati alla Poleeko Pale Ale (Pale Ale della Anderson Valley) e quindi alla Crooked Tree (IPA di Dark Horse). Tutte valide e ben oltre la sufficienza ma nessuna da oblio.

La nostra attenzione si è poi rivolta sulla lavagna della forse più ampia scelta della selezione in bottiglia ma i prezzi abbastanza fuori scala ci hanno fatto tentennare. Un emozione ci ha fatto sobbalzare nel vedere disponibile una Dark Lord (Three Floyds) del 2009 ma anche qui il prezzo stellare ci ha fatto mestamente desistere. Non è la prima volta che entro in questo locale ma ogni volta mi sembra che faccia un passo indietro rispetto alle emozioni provate al primo ingresso. Ritenteremo, forse la prossima volta saremo più fortunati.

1° Extra time Birre a casa

Visto che abbiamo peccato non riuscendo a fare una capatina al De Bierkoning, il beershop più fornito e rinomato della città, abbiamo fatti ammenda con le due birre prese al Craft&Draft. Riteniamo che questa info sia degna di nota non solo e non tanto per la qualità dei prodotti assaggiati (Arrogant Bastard Ale di Stone e Sea Monster di Ballast Point!!!) quanto piuttosto per sottolineare come ad Amsterdam, ma anche nel resto dell’Olanda, sia abbastanza facile trovare prodotti altrimenti considerabili come sacri graal della scena brassicola americana (vedi anche alla voce Russian River) visto che da questa nazione passano quasi tutte le importazioni dagli Stati Uniti verso il Vecchio Continente. Questo ovviamente si ripercuote positivamente anche sul prezzo di acquisto finale raggiungendo il connubio: ottima birra – ottimo prezzo (Arrogant Bastard Ale 12 euro Bottiglia da 66cc e Sea Monster a 11 euro per la bottiglia da 75cc).

2° Extra time lattine al supermercato

Ora non vorremmo tediarvi raccontandovi tutto tutto tutto ma un’ultima considerazione va fatta. Già ci era capitato in Belgio così come in Germania, e in Olanda abbiamo avuto la riconferma, che all’estero la GDO ha in grande considerazione la birra in termini di offerta nel suo comparto beverage.

Nei Paesi Bassi però, a differenza delle altre due nazioni sopra citate, non si da molto spazio alla produzione locale ma trovare prodotti stranieri di alta gamma a prezzi accettabili è all’ordine del giorno. Per questo abbiamo fatto da cavia comprando e provando per voi due americanissime IPA in lattina: Easy IPA di Flying Dog e Goose IPA di Goose Island.

Prova lattine con Easy IPA di Flying Dog e Goose IPA di Goose Island
Prova lattine con Easy IPA di Flying Dog e Goose IPA di Goose Island

Risultato: forse due delle migliori bevute del lungo week end nonostante qualche sballottamento e quel packaging che noi italiani ancora non gradiamo molto.

Vi vediamo ancora fermi davanti al monitor di PC, smartphone e tablet…allora che fate, lo prenotate questo volo???

 

 

Un commento

  • Paolo Mazzola

    (20 novembre 2015 - 08:18)

    Ho un bel ricordo del Beer Temple per la selezione accurata di Birre Americane..3 anni fa…

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