Birra, sete di sapere. Libri da leggere

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di Francesco Immediata

L’atteggiamento più diffuso negli ultimi tempi è quello di un forzato rincorrere l’ultima novità brassicola. Analizzare, sviscerare e recensire qualsivoglia etichetta salita alla ribalta, spesso con scarsissima cognizione di causa, soprattutto per quel che riguarda l’aspetto storico, tecnico e stilistico dei prodotti che si stanno assaggiando, quasi come se fosse un dovere da assolvere a tutti i costi.

Non basta semplicemente un naso ed un palato sopraffini per analizzare un prodotto se non si è in possesso di un minimo di background sull’argomento.
Chi ha detto poi che deve essere tutta una valutazione, un’analisi o un esame continuo quando è possibile semplicemente un momento di pausa in cui rifugiarsi da ogni forma di reperibilità tecnologica e godersi il momento gustativo di una birra reso ancora più piacevole dalla consapevolezza culturale di ciò che si sta bevendo.
Dirigetevi quindi verso una ben fornita libreria (valgono anche gli store on line ma la valutazione organolettica non sarà totale) e scartabellando nel settore degli hobby e della cucina, iniziate la ricerca come novelli Indiana Jones di qualche bel tomo sulla Birra.
Tralasciando per un attimo i testi valutativi (pieni di boccali o bottiglie o luppoli e stelline da punteggio) provate a recuperare “La nuova guida mondiale delle Birre” del compianto Michael Jackson (per favore non confondiamo il Mr Moonwalker americano con il nostro Beer Hunter inglese).

michael jackson

In questo volume, sin dalle prime pagine e fotografie, è possibile apprezzare il carattere didattico- divulgativo legato al prodotto birra partendo dalle materie prime per poi passare in carrellata tutti i principali stili, gli aspetti storico culturali (per non dire le necessità) che hanno portato alla loro nascita e alla loro evoluzione. E’ vero che le foto forse saranno un poco datate (la prima pubblicazione del testo risale al 1990), e stenterete a riconoscere alcune birre a causa dellala loro etichetta oramai desueta, ma è pur vero che la minuzia di particolari con cui il nostro autore si è concentrato per descrivere anche i più piccoli produttori, rende gradevole e nel contempo completa la lettura.
Vi sembra troppo grande da portare in spiaggia (o in riva al lago) o credete che il peso del vostro bagaglio a mano sia eccessivo? Allora, sempre sugli scaffali di cui sopra, andate alla ricerca del “Libro della Birra” realizzato da Tullio Zangrado e Mirco Marconi per Calderini Editore. Con questo testo si passa ad un livello leggermente più tecnico; si inizia ad avere maggior dimestichezza con termini come IBU, OG, SRM e ABV e si fornisce una descrizione più tecnica del processo di birrificazione a partire dalla germinazione fino ad arrivare a motivare il perché della spillatura di alcune birre a carbazoto.
Se poi siete comunque assetati di guide valutative, recuperate prima l’ormai non più freschissima “Guida alle Birre del Mondo”, sempre del sopracitato Jackson per Slow Food Editore, poi passate a “Birra – Guida alle Birre di tutto il mondo” di Sthepehn Snyder di Idea Libri e infine procedete verso la freschissima di stampa “Guida alle Birre d’Italia 2010/11”. Considerateli uno spunto per decidere cosa bere e non strumento di preconcettualizzazione e stereotipizzazione valutativa. Anzi prima bevete, poi leggete e infine ribevete.
Non dimentichiamoci poi dei poliglotti giramondo e dei tecnologi fissati (brutta razza quest’ultima a cui appartengo).
Per i primi, immancabili sono le annuali GOOD BEER GUIDEs, divise per nazioni, redatte dall’autorevolissimo CAMRA (Campaign for Real Ale) grazie alle quali è possibile andare alla scoperta dei principali birrifici dello stato di riferimento nonché dei più importanti pub, beer shop e ristoranti dove si cucina con la birra o dove la carta delle birre è ben più ampia di quella dei vini.


Non da meno sono le “Classic Beer Style Series” costituite da pratici ma altrettanto esaustivi volumetti dove si analizza un solo stile alla volta a cui vanno d’obbligo aggiunti “Brew like a monk” di Stan Hieronymus della Brewers Publications e “Wild Brews”di Jeff Sparrow sempre per la stessa casa editrice americana.
Il primo è un ammaliante resoconto sulla tradizione brassicola monastica e le relative influenze e/o imitazioni a livello mondiale. E’ un testo ricco di note esplicative, dalla nascita dei vari stili alle ramificazione stilistiche, mediante un vocabolario semplice e diretto.
Il secondo riflette sull’influenza del lievito e della fermentazione quale valore identificativo dell’arte brassicola belga.
Per i tecnologi che alla sigla via di EMP subito associano il pathway metabolico di Embden Meyerhof Parnas (o più banalmente glicolisi) non può certo mancare “Principles of Brewing science” del ricercatore George Fix, sempre per la Brewers Publications. In questo volume vengono analizzati con particolare dovizia tutti gli aspetti del processo di birrificazione, da quelli microbiologici a quelli ingegneristici, senza dimenticarsi di quelli biochimici e nutrizionali (diciamo quasi un bell’esamino da 5 crediti).
E per chi non resiste a cucinare con la birra? E per quanto riguarda i birrofili gourmet nessuna proposta? Certamente! Ma sull’uso della birra come ingrediente e degli abbinamenti se ne riparlerà (o rileggerà) un’altra volta.

Concludiamo con un fuoriquota dell’ultima ora:”Trattato sui postumi della sbornia” dello spagnolo Juan Bas: piacevolissimo anche senza bere (ma attenti alla resaca)!.

Un commento

  • maria enrica bozzo

    (2 luglio 2010 - 18:09)

    articolo interessante e che spinge ad approfondire l’argomento

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