Birra vs vino: sfida titanica ad Arezzo

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birra vs vino

di Fabio Panci

Si è svolta presso la bella struttura dello “Sporting Club”, storico circolo tennis della città di Arezzo, una delle eterne sfide gastronomiche tra due contendenti che nel corso della storia hanno spesso visto i loro cammini incrociarsi, pensiamo all’antico Egitto, per non parlare della Roma Imperiale, senza dimenticare il Medioevo ed il ruolo fondamentale avuto dai vari ordini religiosi nella loro salvaguardia e perfezionamento delle tecniche di produzione. Tutto questo ha portato vino e birra a contendersi oggi giorno i palati dei consumatori, le carte di numerosi ristoranti stellati, insomma il primato nel campo delle bevande.

Venendo nello specifico alla serata  il menù composto da 4 portate, magistralmente eseguite dallo chef emergente Stefano Baglioni, prevedeva in abbinamento ad ogni piatto una birra ed un vino da degustare allo stesso tempo per decretare il migliore in rapporto al cibo. Nonostante la sfida fosse davvero impegnativa mi sono offerto di rappresentare, in qualità di giornalista enogastronomico e sommelier Ais, il mondo del vino, mentre dall’altra parte il mio preparatissimo rivale rispondeva al nome di Fabio Cornelli, docente e grande conoscitore di tutte le infinite sfaccettature del mondo birra.

Il primo round ha visto sul ring una panzanella invernale con funghi porcini, prosciutto del Casentino su un letto di ricotta. Piatto all’apparenza semplice ma dotato di grande aromaticità, grazie alla nobiltà degli ingredienti utilizzati, in cui il mio rivale ha “giocato”  una Sant’Ambroeus, alta fermentazione in stile  belgian strong golden ale, mentre dal canto mio ho scelto un Vermentino Azienda San Ferdinando annata 2013. Vino giovane, dotato di grandi profumi, bella freschezza in bocca ed una struttura snella per accompagnare più che contrastare il piatto.
Risultato parziale: Birra 1- Vino 0

panzanella invernale con funghi porcini, prosciutto del Casentino su letto di ricotta
Vermentino

Il secondo round parte con un primo piatto davvero complesso composto da maltagliati fatti in casa, saltati con lardo di patanegra su crema di borlotti e fonduta di strachitunt. L’ampio apporto in carboidrati dato dalla pasta e dai legumi, con la loro tendenza dolce, la grassezza propria del lardo e per ultimo il carattere deciso di un erborinato come quello prodotto in Val Brembana, hanno messo a dura prova i nostri abbinamenti. Dal lato birra la scelta è caduta  sulla  Montestella-Birrificio Lambrate, bassa fermentazione in stile helles. Come alfiere del vino ho invece privilegiato  un vino eclettico, con ottima acidità e grande finale di bocca ergo un syrah, vinificato in bianco, quale la Rosa del Castagno 2013 Azienda Fabrizio Dionisio.
Risultato parziale: Birra 1- Vino 1

maltagliati fatti in casa, saltati con lardo di patanegra su crema di borlotti e fonduta di strachitunt

 

Syrah

Il terzo round ha visto protagonista il piatto forte della serata la lepre al sivè con cacao amaro con polentina in accompagnamento. Ricetta tipica della cucina piemontese, con evidenti origini transalpine, caratterizzata dal gusto deciso della carne, la spezie aggiunte in preparazione, la lenta cottura e la nota finale di cacao amaro in chiusura di bocca. Passando agli abbinamenti a mio parere le caratteristiche imprescindibili  del vino, riscontrate nel sangiovese Porsenna 2009 Azienda Pomaio, sono state l’importante qualità olfattiva, l’alcolicità, il tannino e non per ultima la persistenza gusto-olfattiva.  Il pianeta birra invece  ha proposto la Porpora-Birrificio Lambrate, a bassa fermentazione.
Risultato parziale: Birra 2 – Vino 2

la lepre al sivè con cacao amaro e polentina

La degna conclusione della serata è stata un omaggio ai cugini francesi con la tarte tatin di mele con panna speziata. Qui la tecnica della contrapposizione ha dovuto lasciare spazio alla concordanza, piatto dolce-vino dolce, nonostante  la piccola nota acido-speziata della panna.  Da parte mia ho giocato la carta del passito Bronzante 2009, 60% Malvasia – 40% Trebbiano, della Tenuta La Pineta. Vigneti di 40 anni, appassimento naturale su graticci di canne per 3 mesi, maturazione in caratelli di legno di castagno sui lieviti autoctoni per 18 mesi e 6 mesi di affinamento in  bottiglia, hanno fatto mettere all’equipaggio del vino la prua davanti nonostante un’ottima birra Brighella-Birrificio Lambrate.
Risultato finale: Birra 2 – Vino 3

la tarte tatin di mele con panna speziata

L’applauso finale dei quasi 70 commensali ci ha fatto capire la riuscita dell’evento, la curiosità generata dalla sfida, la piacevolezza di beva garantita dai vini tutti provenienti dal territorio aretino e da birre, tutte prodotte dallo storico birrificio di Lambrate, ed ultimo ma non meno importante la convinzione di aver trovato ad Arezzo terreno fertile per altre iniziative sulla stessa falsariga.

Fabio Panci