Birrificio Flegreo, una birra vulcanica da scoprire

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Birrificio Flegreo, i sig.ri Fiorillo, Bolognino, Merola
Birrificio Flegreo, Peppe Fiorillo, Chiara Bolognino, Salvio Merolla

di Antonella Petitti

Nel solco di un movimento europeo, anche la birra artigianale campana continua a crescere. Lo fa inglobando tendenze, ma anche creandone di nuove. Lo fa attingendo alla tradizione, ma anche sperimentando in maniera spinta. Lo testimoniano i circa cinquanta birrifici artiginali, testimoni e fautori di un nuovo corso del mondo brassicolo. A distinguersi vi è senz’altro lei, Chiara Bolognino del Birrificio Flegreo di Bagnoli, l’unica mastro birraia donna in Campania. La sua è un’altra storia di passione ma anche di concretezza, quella con cui le nuove generazioni hanno imparato a fare i conti. Una laurea in archeologia, una specializzazione in restauro ed un sogno in tasca, quello che probabilmente portava con sè anche quando è partita per un viaggio in Belgio e che gli ha mostrato – a conti fatti – un altro futuro possibile. Per molti resterà sempre “Lady B”, marchio e nome del primo birrificio che nel 2012 Chiara aprì a Scafati. Lì sperimenta e si misura con la sua attrezzatura, cerca di realizzare le birre che le piacciono in barba alle richieste del mercato.

Birrificio Flegreo
Birrificio Flegreo

Nel frattempo accadono molte cose e la mastro birraia flegrea dedice che è tempo di tornare a casa, a Bagnoli appunto. “Non si può non essere un po’ fatalisti.

Birrificio Flegreo
Birrificio Flegreo

In un momento di ridefinizione ho rincontrato nel giro di poco due cari amici che non vedevo da anni e guarda caso – in un modo o nell’altro – si erano avvicinati al mondo delle birre artigianali”, ci spiega Chiara Bolognino. E’ così che nel 2015 nasce il Birrificio Flegreo, assieme a Peppe Fiorillo e Salvio Merolla. Nel centro storico di Bagnoli, a pochi passi dallo storico Tarallificio Filippone dove fare rifornimento di taralli napoletani, i tre soci non solo sistemano l’impianto produttivo, ma decidono di dar vita anche una sorta di pub a metri zero dove le loro birre vengono spillate e raccontate. Un impianto da 100 litri – per una produzione annua media di 48 mila litri – ruscirà ad assicurarsi buona parte del consumo direttamente in loco. E questa è una lezione che viene da lontano, dove la birra si consuma laddove viene prodotta. Poca ansia da esportazione e presenza a tutti i costi, le birre del birrificio Flegreo ambiscono ad essere scelte innanzitutto dai napoletani. Per ora tre basic, ovvero una golden ale (la dieci – il numero della maglia di Maradona), una scotch ale (la kumata – in onore della grande storia di Cuma) ed una weiss (la waiassen, evidentemente ispirata alle vajasse), con nomi che fanno chiaramente riferimento alla cultura partenopea e giocano con essa. Tutte rispettose dello stile, pulite e di carattere. “L’esperienza serve a comprendere meglio dove si vuole arrivare e a decidere quale sia la strada migliore per raggiungere l’obiettivo, con questa nuova avventura sono partita da birre semplici che possano incontrare anche il gusto di chi ancora non conosce le artigianali. C’è molto da fare nella produzione che nell’informazione”. Il prossimo passo sarà un’Italian Grape Ale, ormai nessuno vi rinuncia dopo l’ufficializzazione dello stile da parte del prestigioso Beer Judge Certification Program. E per non andare lontano probabilmente si servirà di un Asprinio di Aversa.

 

Birrificio Flegreo

Via Cupa Capano n. 8 (produzione)

Chiara 329.8168766

via Ilioneo n. 48 (mescita)

Peppe 331.8686090

www.birrificioflegreo.it