Borghi da scoprire. Cetara: un cuore da marinaio e spalle da agricoltore

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di Antonella Petitti

CETARA (SA). Le definizioni “strette” non sono quasi mai esaurienti. E questo vale soprattutto per Cetara. Borgo marinaro, il paese della colatura, prima tappa di una lunga e frastagliata costa. Vero tutto, ma c’è di più. Anche al di là di una ristorazione felice, data da una qualità medio-alta e da un numero interessante di alternative.

Perché seppure la terra sia poca, difficile da coltivare e da raggiungere, i cetaresi sono stati un popolo di pescatori-contadini. Quelli che di giorno lavoravano i terrazzamenti e di notte uscivano in barca, quelli che dal mare si preoccupavano dei limoneti e dai giardini pregavano il mare di essere calmo e generoso. Per non parlare delle donne, le portatrici di limoni, simbolo indiscusso di un passato che è destinato a svanire. Con in testa il loro cesto hanno percorso miliardi di volte la strada che dal mare sale alla montagna, portando sulle tavole il meglio dei giardini. Oggi sono solo 5 le portatrici di limoni ancora in vita.

In occasione dell’ultima edizione del Lemon Day, giornata dedicata al limone e alla sua coltura, voluta dal Comune di Cetara e dall’Associazione CAST, un contadino di nuova generazione ha aperto le porte dei suoi giardini ai giornalisti e agli appassionati. Un modo per mostrare la vera ricchezza che sarà poi celebrata in piazza, con musica, spettacoli e degustazioni, stasera a partire dalle ore 20.

Seppure si sa bene quanta agricoltura eroica si pratichi in Costa d’Amalfi, un po’ si ignora quanto ciò coinvolga un borgo come Cetara. Un’insenatura più stretta che non s’affaccia, ma altrettanto impervia ed affascinante per quella capacità di catapultarti in un altro mondo.

A una manciata di chilometri dai ristoranti e dai bagnanti, ogni giorno in quel lembo di terra ricavata, si consuma un rito antico, che per fortuna non è del tutto abbandonato. Si tratta della cura dei giardini, quasi tutti a limoneti, in cui le piante ricevono cure e attenzione, senza le quali diventerebbero rovi.

Inutile specificare che molti terrazzamenti sono abbandonati, ma ce ne sono altrettanti che vivono una nuova vita, come quelli di Luigi Di Crescenzo, agricoltore di ritorno, seppure non full time.

Lavorava col cemento, ad un certo punto non ha più retto, le sue piante e la sua terra erano un richiamo troppo forte. Così ecco che con sua moglie ha compreso che la terra, che oggi non può più essere di per sé reddito di sopravvivenza, deve guardare con più apertura al resto del mondo. E – dunque – produzione di qualità, ma anche servizi, progetti, iniziative volte ai turisti o a chi ha voglia di passare una giornata in un vero paradiso naturale.

Così i suoi giardini sono stati – ad esempio – sfondo di una strabiliante, quanto più inimitabile, merenda sotto agli alberi di limoni. Bere in bicchieri recuperati da un limone tagliato, bagnare il pane biscottato con succo di limone e mangiarlo assieme alle alici conservate sotto sale, sono un patrimonio di incommensurabile valore.

E se i cetaresi comprendessero appieno ciò, avrebbero vinto la propria personale lotteria. Anche di questo si è parlato, nel tardo pomeriggio del 1° luglio, nella Sala Polifunzionale Benincasa, assieme ad esperti del settore agricolo e di marketing.

All’immutata passione del primo cittadino Secondo Squizzato e dell’assessore al turismo Angela Speranza, si è unita la forza e la decisione di Gennaro Castiello che con l’Associazione CAST riunisce i cetaresi di buona volontà, preoccupati per il futuro del proprio paese.

E tra gli chef accanto a Gennaro Marciante dell’ “Acquapazza” anche Vincenzo Giorgio de “La Cianciola”, promotori instancabili di una materia prima di qualità, prima che di una cucina basata sui tipici.

Ad aprire il convegno colui il quale è riuscito a far riconoscere il Disciplinare di Produzione del Limone Costa d’Amalfi, Pasquale Senatore, oggi responsabile della Federazione Nazionale Agricoltura. Una testimonianza di grande respiro, da chi ha seguito dalla nascita l’excursus di un prodotto che non si differenzia solo per varietà, per la grande presenza di preziosi oli essenziali, ma anche per una tecnica colturale tipica.

Oggi supportare i limonicultori non è solo una questione agricola-economica, ma anche culturale ed ambientale. Ne sono convinti anche il presidente del Consorzio di Tutela “Limone Costa d’Amalfi IGP” Salvatore De Riso, ambasciatore indiscusso di questo prodotto da sempre, grazie alla sua ricercata pasticceria, nonché il geologo Giuseppe Di Crescenzo e l’agronomo Gaetano Carrano che hanno sottolineato anche il forte ruolo di difesa del territorio svolto da questa coltivazione e dagli antichi muretti a secco che la sorreggono.

Le difficoltà ci sono ed il prezzo che gli agricoltori riescono a spuntare per il loro prodotto non è proprio equilibrato al sacrificio necessario ad ottenerlo ed alla loro qualità. Oscilliamo tra l’euro e l’euro e cinquanta. Lo sa bene anche il dirigente dello Stapa Cepica di Salerno, Bruno Danise, portavoce di misure a disposizione anche per questi agricoltori e per le loro “macere”.

D’altronde è da un cambio di mentalità e di approccio alla gestione dei limoneti, che può svilupparsi un nuovo sistema economico ed è possibile guardare al mercato estero, così come ha ribadito Filomena Turlione dell’Azienda Speciale Intertrade – Camera di Commercio di Salerno.

“Vorremmo che Cetara non fosse più una passeggiata di mezz’ora, parentesi tra un bagno e l’altro” – auspica l’assessore Angela Speranza – “ma riconosciuta per quello che è…un borgo che può offrire molto altro, con percorsi storico-culturali ed enogastronomici di ineguagliabile bellezza”.

ph Carlo Cavaliere