Bosco Caldaia 2004 Solopaca Rosso doc

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Nicola Venditti è un passista: lento pede, procede secondo la sua personale tabella di marcia i cui tempi sono stati fissati quando ha avviato la sua piccola azienda sulla riva destra del Calore, all’epoca quasi tutto il vino commercializzato nel Sannio prendeva il nome di un paese sulla riva sinistra, Solopaca. Nicola è andato avanti così, lavorazione sempre e solo in acciaio anche quando dilagò la barrique negli anni ’90, mai cedere alla tentazione di fare vini memorabili quanto, piuttosto, creare la memoria del vino, ossia la definizione di un varietale facilmente identificabile anno dopo anno, vendemmia dopo vendemmia. E poi le antiche e sempre verdi etichette così amate dagli appassionati con i quali si incrociò in gran numero proprio durante la prima giornata di Cantine Aperte in Campania nell’ormai lontanissimo 1994, quando erano solo sette le aziende impegnate nel movimento fondato da Donatella Cinelli Colombini e diretto in Campania da Corrado D’Ambra. Ironia della sorte, o legge del contrappasso, tra le etichette più spettacolari di Nicola c’è il Solopaca chiamato Bosco Caldaia, uno dei migliori rossi di questa storica doc in circolazione grazie alla rigorosa interpretazione del frutto. Da quando, ormai due estati fa, la cantina è stata completata, aiutato dalla famiglia, il nostro bravo vigneron sannita ha ritrovato quasi una serafica compostezza, aiutato da stagioni in cui il suo stile, improvvisamente tornato di moda, viene esaltato. Dopo i vinoni e l’abboffata di vaniglia e liquirizia, sono infatti saliti alla ribalta vini freschi, capaci di sopportare un pranzo in buon abbinamento, ricchi di frutta ma non fruttati, dotati comunque di una decisiva spinta acida capace di aiutare la beva creando la giusta dinamicità nel palato. E il Bosco Caldaia 2004, figlio di una vendemmia difficile per i bianchi, sempre un po’ smagriti, ma assolutamente fortunata per i rossi, è un piccolo grande capolavoro enologico di compostezza e di equilibrio fra struttura, tannini setosi, alcol e buona frutta rossa croccante di stagione in piena corrispondenza fra naso e bocca.La ricetta di Nicola, aiutato da un’agricoltura pulita, biologica, inseguita in tempi non sospetti, quando cioé non era trendy comportarsi in questo modo nei campi. Un Solopaca d’autore dunque, che sarebbe piaciuto anche a Eduardo per il quale era sinonimo di vino, da bere sulla trippa e fagioli o sulla tasca d’agnello farcita dell’Agriturismo La Volta a Ponte oppure, molto più semplicimente, con un buona pasta al pomodoro con il sugo appena tirato.