Bosco Faiano 2004 Taurasi docg I Capitani | Voto 86/100

Letture: 55
Ciriaco Cefalo con la famiglia al completo

Uva: aglianico
Fascia di prezzo: da 10 a 15 euro
Fermentazione e maturazione: acciaio e legno

Vista: 5/5. Naso: 25/30. Palato: 26/30. Non omologazione: 30/35

I vini di questa azienda non tradiscono mai. Inizialmente hanno un passo più lento degli altri, ma sul medio e lungo termine sfoderano una bella eleganza tradizione che ci spinge a tornare su di loro con estrema tranquillità e senza affanno.

I Capitani di Ciriaco Cefalo ha ormai una buona navigazione: la prima uscita ufficiale è del 1998, ma la proprietà, in cui si coltivano uva e olivo, appartiene dalla fine dell’Ottocento alla famiglia, acquistata dal nonno. Ciriaco è ingegnere e ha fatto le cose con molto metodo: frantoio e cantina, tanto per cominciare e caso unico in Irpinia, museo della civiltà contadina, agriturismo con piscina, bella sala degustazione.
Diciamo subito che la vocazione è rossista, i bianchi spesso hanno avuto inutili, e soprattutto eccessivi, passaggi in legno che nelle annate meno fortunate hanno un po’ omolgato la beva. Invece per quanto riguarda il Taurasi l’equilibrio appare perfetto e, soprattutto, capace di esprimere una convinta e interessante longevita come abbiamo avuto modo di verificare con il Bosco Faiano 1999 , un po’ meno con il Bosco Faiano 2000. Come si dice a Napoli, ‘o sparagno nun è mai guaragno e molto produtori cilentani e irpini sembrano sottovalutare questo adagio al momento della scelta del tappo.
Abbiamo provato il 2004 durante la presentazione della guida Slow Wine e devo dire sono rimasto molto soddisfatto, davvero questa annata promette scintille un po’ ovunque e sta venendo fuori con molta decisione.
Anzitutto questo odore di ciliegia che ritrovo sempre nei Taurasi di Taurasi, categoria in cui può rientrare benissimo la vigna di Torre Le Nocelle, stessa altezza proprio di fronte al paese da cui prende il nome la docg. Poi gradevole freschezza e niente attacco dolce a rompere le palle.
La dinamica in bocca è molto interessante: il vino dilaga grazie alla struttura, acidità e alcol si bilanciano in continuazione anche se sono un po’ scissi ancora, il finale è molto lungo e piacevole.
Un buon prodotto insomma, tale da costituire una chicca per amatori, per coloro che hanno davvero il quadro complessivo della produzione taurasina davanti agli occhi.
Lo abbineremo ai piatti di carne del rigido inverno irpino, ma soprattutto consigliamo di conservarlo ancora almeno quattro, cinque anni.

Sede a Torre Le Nocelle, via Bosco Faiano. Tel. 0825.969182, fax 0825.22624. www.icapitani.com. Enologo: Carlo Introini. Ettari: 12 di proprietà. Bottiglie prodotte: 40.000. Vitigni: greco di Tufo, coda di volpe, fiano, aglianico, piedirosso.

3 commenti

  • andrea

    (20 gennaio 2011 - 15:18)

    chi ha scritto l’articolo?

  • Luciano Pignataro

    (20 gennaio 2011 - 15:29)

    Quando gli articoli non sono firmati sono scritti da me

  • andrea

    (21 gennaio 2011 - 08:59)

    Grazie e complimenti

I commenti sono chiusi.