Curiosità

Bottle sharing is coming!

12 aprile 2010

 

Bottle sharing

Trepidazione e curiosità nel modo del vino. Arriva una tendenza di cui si è discusso parecchio e non solo a Vinitaly. Dopo il vino al calice arriva il “bottle sharing”. In pratica, un’opportunità di condividere lo stesso vino fra i clienti del locale ma in tavoli diversi. Un modo un po’glamour di bere e allo stesso tempo di empatizzare…

Non ci vuole un genio per comprendere che il settore vino e la sua promozione debbono essere costantemente rinnovati. Numeri e statistiche relativi al consumo della dorata-scarlatta bevanda sono davvero lusinghieri e rassicuranti. Si beve meno e meglio, investendo in vino di pregio. Tuttavia, dal punto di vista economico, il panorama non è dei migliori e persino la clientela facoltosa ha sensibilmente tirato “il freno mano” sul versante spesa. Inoltre, un’altra considerazione: molte persone desiderose di gustare un buon vino al ristorante, desistono dal farlo perché affatto convinte di investire danaro in una bottiglia che non termineranno. Nondimeno, ci sono numerosi singles che si recano in trattoria e poco propensi ad ordinare una bottiglia intera di vino. Così il patron del locale investendo sensibilità e savoir faire ha la possibilità di accontentare i suoi clienti promuovendo in modo intelligente qualsiasi tipologia di vino.

Grazie al bottle sharing tanti appassionati avranno l’opportunità di assaggiare il vino desiderato senza sprechi antipatici. Va da sé che il locandiere deve conoscere gusti e le tendenze dei suoi clienti. Il lavoro dell’oste implica una sorta di inclinazione psicologica, è lampante. Bottle sharing è in auge in più di qualche locale ed è auspicabile che sempre di più questa tendenza prenda piede sia apprezzata. Naturalmente con il vino che più apprezziamo! Sempre anteponendo congrua moderazione.

Stefano Buso

8 Commenti a “Bottle sharing is coming!”

  1. giancarlo maffi scrive:

    interessante, ma la vedo difficile , soprattutto in certi ristoranti di alto livello. piu’ facile in trattorie, enoteche con cibo, osterie, dove il rapporto con la clientela e’ piu’ fidelizzato e la gente quasi gia’ si saluta, si conosce o quantomeno si e’ gia’ vista. perche’ e’ difficile condividere qualunque cosa nella vita con un estraneo. c’e’ chi vuole il primo bicchiere , chi non vuole l’ultimo, ecc. ci vogliono certe affinita’ elettive, od anche presunte tali.
    per esempio, vado ot scusatemi, si dice che delle galline spagnuole e’ meglio assaggiare il PRIMO uovo pomeridiano e chi pensa che il secondo sia meglio, piu’ caldo ,gia’ rodato. son pareri.

    comunque l’idea a me piace. se partono certe trattative, SE partono, ci si puo’ anche sedere intorno ad un tavolo, poi, ed aprire certe megamagnum. le uova, da mangiare ben SODE, le porto io e , lo giuro, saranno solo autoctone.

  2. Anna Maria scrive:

    E’ un concetto completamente diverso rispetto a Buta Stupa, che non ha affascinato molto la clientela: condividre, invece di finire la preziosa bottiglia a casa da soli. Potrebbe anche prendere piede: mangiare e bere da soli non sempre e’ simpatico. Io porterei dei fantastici grissini prodotti con un mix di farine di produttori locali!
    Amp

  3. Un primo intelligente avvicinamento é stato quello del “consumo a bicchiere”;però molti ristoratori se ne approfittano,facendolo pagare con proporzioni spaventose rispetto al costo della bottiglia.Con la bottiglia di comune gradimento(come sarebbe bello parlare in italiano,la gente capirebbe anche!)esisterà socializzazione e risparmio(però bisognerà che oste e clienti abbiano il buon senso di far pagare e pagare le “dosi” consumate).Questa sorta di rito io l’ho sempre adottata(per il piacere dell’ospitalità),offrendo al mio vicino di tavolo(assolutamente sconosciuto) un assaggio del mio vino.Sarà anche per una parte della mia storia(d’oltralpe), ma io i resti delle pietanze(se cospicui) e,soprattutto,la bottiglia ordinata,me li sono sempre portati a casina;chiedendone la confezione da trasporto,o un buon tappo,e senza mai vergognarmene,né avere il minimo dubbio di passare da cafone.Cin cin a tutti! Dr.otremam

  4. Che altro dire? Se di commenti me ne chiedete un secondo.Toccherei il tasto della socializzazione, e del cameratismo(nel senso enoico) che ne potranno scaturire:non ne usciranno che cose positive,nuove amicizie o conoscenze,motivi d’intesa o di affari,fidanzamenti e matrimoni(anche qualche bello e romantico tradimento).Certo,come lo scrivente dice,bisognerà che l’oste abbia un briciolo in più di sesto senso,quello che gli deriverà dalla passione e dall’amore per la sua professione,ciò che gli permetterà di conoscere a fondo i gusti ed i caratteri della sua clientela.Poi,poi,la mia deformazione di sommelier mi induce a pensare che il nostro accorto anfitrione,per accomunare una buona bottiglia,debba anche consigliare e proporre,tra i vari tavoli, piatti d’abbinamento non eccessivamente “stridenti”;altrimenti ne deriverebbe solamente un’armonica combriccola,ma non otterremmo il meglio del ristorante(che vedo meno indicato per questo gioco),o della trattoria,o dell’osteria che sia.Ciao a tutti.Dr.Otremam

  5. Stefano Buso scrive:

    Vedo che il tema intriga, bene. Credo che un ruolo determinante debba rivestirlo il ristoratore. Già, proprio così. Inoltre, questa flebile tendenza potrebbe riscuotere veramente successo… a prescindere dal locale:-)

  6. Fiordilatte scrive:

    Mah, il problema di Buta Stupa è che hanno aderito davvero in pochi. Io mi aspettavo un’adesione di massa di tutti i locali e invece sono solo 63 sparsi in tutta la regione (parlo per me, dunque il Piemonte). In Lombardia solo 7! Sarebbe davvero un passo avanti se tutti i locali permettessero di portare a casa il vino avanzato. Per ora mi è capitato in un solo ristorante e la cosa mi ha fatto enormemente piacere senza farmi sentire una morta di fame :)
    Sul bottle sharing rimango perplessa. Chi gestisce il locale deve essere bravo a far “incontrare” i clienti e a proporre questa condivisione. A livello organizzativo non mi pare così semplice ecco. Forse con la clientela abituale…

  7. Giuseppe scrive:

    Complimenti a Stefano Buso.
    E’ un argomento di grande attualità. Io sono favorevole alla diffusione del sistema “bottle sharing”, perchè manifestazione di chiara convivialità espressa dal comune consumo di uno stesso vino per più persone a tavola e presenti nel medesimo luogo/locale.
    E’ vero che richiede l’impegno del ristoratore affinchè proponga/divulghi l’opportunità di tale sistema conviviale e la perfetta conoscenza della clientela presente; è pur vero, però, che il bravo ristoratore (quello che ha i giusti modi di fare e proporsi) riuscirebbe comunque – così come succede per i cibi.
    Nulla è semplice oggigiorno, neppure il consumo di una sola bottiglia per un tavolo con due coperti.
    E’ un sistema successivo a quello della somministrazione del vino “al calice” e, come tale, lo ritengo migliorativo.
    Ed ancora, bravo Stefano per l’invito alla moderazione.
    Giuseppe Parrilla

  8. Stefano Buso scrive:

    Bene. Però vi pregherei di non confondere “Bottle sharing” con altri usi e costumi :-) Non sono convinto che la cosa debba funzionare solo nella ristorazione medio-bassa, anzi! Il vino sta subendo tante di quelle limitazioni che talvolta sembrano paradossali. Senza contare le sgomitate che si danno i produttori per ritagliasi un raggio di luce:-) Bottle sharing può elettrizzare la produzione e la diffusione enologica. E conquistare quella fascia di consumatori che guarda il vino con interesse ma resta indecisa…