Breaking News e Star Wars. Eataly sbarca a Milano nel 2012: Oscar Farinetti entra nel Teatro Smeraldo

Letture: 150
Il plastico illustra la piazza al termine dei lavori. Al posto di teatro Smeraldo ci sarà la scritta Eataly

Oscar Farinetti non poteva certo far passare in cavalleria l’Expò 2015. E se il management del Gambero Rosso pensava di essere l’unico a gestire l’aspetto gastronomico dell’evento del Secolo dovrà rifare i propri calcoli: intanto nel 2012 apre Eataly, e non in un posto qualsiasi, bensì in un tempio della cultura milanese, il Teatro Smeraldo, la cui gestione è stata messa alle corde dagli interminabili lavoro per un parcheggio sotterraneo nella piazza.

Sì sa, le donne sono capaci di rivelare i segreti che vogliono far conoscere. Così Ornella Vanoni, ospite della mattinata dedicata al Salone del Mobile al Piccolo Teatro, si rivolge a Oscar Farinetti, e annuncia: «Tanto possiamo dirlo che nello Smeraldo ci entri tu. A noi toccherà esibirci da qualche altra parte, speriamo al Lirico». Farinetti inghiotte spiazzato e poi se ne esce con una delle sue: “dobbiamo ancora chiudere la trattativa, spero di aprile il 25 aprile, visto che Milano è città medaglia d’oro della resistenza e che siamo in piazza XXV Aprile”.

I lavori per il parcheggio

Terribili questi piemontesi, non lasciano mai nulla al caso: tutto programmato.

Il progetto prevede 2500 metri quadrati in cui allestire cinque ristoranti, laboratori per la corsi e, ovviamente, la vendita dei prodotti.

Gianmario Longoni

Gianmario Longoni , direttore del Teatro, il secondo più grande d’Italia, del resto aveva annunciato di essere all’ultima stagione. Privo di contributi pubblici, non ha retto all’assedio delle ruspe. Dove si è esibito Ray Charles, ma facciamo prima a dire chi non c’è stato, ora arriva Eataly: come dire, sempre di Arte si tratta. Farinetti ha annunciato però che vuole mantenere in qualche modo la vocazione del posto.

Ecco una idea

5 commenti

  • vignadelmar

    (12 febbraio 2011 - 11:11)

    Va bene che questo è un blog di terroni scritto per terroni, ma proprio nessun milanese lo legge? :-)
    .
    Noi è tanto che diciamo che il cibo, il vino, sono e fanno cultura. Io trovo che sia quasi scontato che il cibo ed il vino di qualità irrompano prepotentemente nei luoghi della cultura. Anzi, trovo che sia avvenuto molto in ritardo rispetto a quando questo legame si è fatto indissolubile.
    .
    Il problema invece è che il cibo ed il vino, in questo caso, soppiantano un teatro e ogni chiusura di teatro è come se si attuasse un reato, un delitto, un omicidio. Per fortuna non viene soppiantato da un fast food, ma dal suo esatto contrario.
    .
    Ciao

    • profondo nord

      (13 febbraio 2011 - 20:12)

      Uccidere un teatro è un delitto, appunto, e non è piantando quattro foglie di lattuga bio o un tumulo di prodotti dei presidi gastronomici che le cose vadano meglio. Si tratta sempre e solo di speculazione, sia che i capitali siano italiani, che cinesi o russi.
      Non esiste un vincolo per strutture pubbliche storiche? sembra di no, visto che il Lirico può marcire tra i topi da anni e che il De Amicis è stato chiuso per morosita del Comune.
      E’ una cultura rasoterra che otterrà e ottiene i suoi frutti rasoterra: io ci vivo, Milano è una città di merda che si merita solo imbecilli coi SUV a fare la fila alle casse.

      • Gabriele

        (14 febbraio 2011 - 17:25)

        tristemente, quoto in pieno!

      • vignadelmar

        (14 febbraio 2011 - 17:44)

        Per te probabilmente non è così, ma se al posto di un teatro viene messo un autolavaggio io mi arrabbio molto. Al contrario, se ad un posto di cultura, Teatro, viene messo un posto dove si fa, guadagnandoci, cultura enogastronomica io mi arrabbio molto molto meno.
        Poi è ovvio, sarebbe stato meglio che quel teatro fosse rimasto funzionante e Farinetti avesse aperto in un posto, magari a pochi metri di distanza, ma che fosse stato magari la sede europea di una catena di fast food americana andata fallita…….no ??

        Trovo cioè che la destinazione d’uso di un bene immobile non sia ininfluente per formulare un giudizio su una impresa economica, che deve pur generare profitto.
        .
        Ciao

        • profondo nord

          (15 febbraio 2011 - 12:51)

          Ti prego, il culto del profitto lo conosco bene. E’ proprio questa ottusa cecità che porta a questo genere di azioni. Il fatto che un’operazione speculativa sia meno peggio di un’altra giustifica l’esproprio di un bene pubblico? Bukowsky distingueva lucidamente quando doveva scegliere chi votare, tra merda calda e merda bollente. Perchè dovremmo arrivare anche noi a questa coprofilia? per giusticare l’euforia di un bilancio in attivo del manager simpatico che mi porta la pappa buona-come-una-volta? Siamo prigionieri di una cultura così sterile e miope che proprio non riesce ad andare oltre il carrello. Un rutto ci seppellirà, probabilemente.

I commenti sono chiusi.