Ca’ del Baio, il futuro al femminile chiude Garantito Igp in Langa

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Ca' del Baio, i Barbaresco
Ca’ del Baio, i Barbaresco


di Lorenzo Colombo

Tocca a me chiudere la settimana degli IGP in Langa, ed ho pensato di farlo parlando dei vini dell’ultima azienda che abbiamo visitato, anche se ormai eravamo rimasti in pochi dopo questo lungo tour de force langarolo, precisamente in due, Carlo Macchi ed il sottoscritto.

Si tratta di un’azienda con un futuro al femminile.
Le giovani Paola, Valentina e Federica, figlie di Luciana e Giulio, sono infatti la quarta generazione della famiglia Grasso ed a loro, che già affiancano il padre in azienda, spetta il compito di portare avanti CA’ DEL BAIO, un’azienda tipicamente familiare.

Circa venticinque gli ettari a vigneto, tutti di proprietà, principalmente con uve a bacca nera.
Oltre la metà (14 ha) sono a Nebbiolo, quattro a Dolcetto e tre a Barbera, mentre le uve a bacca bianca s’avvalgono di due ettari e mezzo a Moscato, uno e mezzo a Chardonnay e poco più di mezzo ettaro a Riesling.

Una dozzina i vini prodotti; durante la nostra visita abbiamo scelto di assaggiare unicamente quelli a base nebbiolo, provenienti dai vigneti siti in Treiso e Barbaresco.

Iniziamo dai due Langhe Nebbiolo, uno affinato in acciaio, l’altro in legno.
Due vini molto diversi tra loro, a noi è piaciuta maggiormente la freschezza del primo.

Langhe Nebbiolo 2014
Vinificato in acciaio, dove il vino riposa per quattro medi prima dell’imbottigliamento.
Il colore è granato intenso e luminoso con unghia aranciata. Fresco e pulito al naso, con profumi che spaziano da un bel frutto rosso a note floreali ed accenni aromatici.
Fresco, sapido e pulito anche al palato, fruttato (ciliegia) e dotato di buona persistenza.

Langhe Nebbiolo “Bric del Baio” 2013
Fermentazione in acciaio e successivo affinamento in legno grande per dodici mesi.
Granato il colore, limpido e luminoso.
Naso pulito e con un bel frutto rosso.
Sapido alla bocca dove si coglie una ciliegia matura, tannino leggermente amarognolo.

Ed ora i quattro cru (MGA è il termine corretto) di Barbaresco.
I primi due sono cru (scusate se ci ricaschiamo ma ci piace di più questo termine) del comune di Treiso, i secondi (che abbiamo preferito) del comune di Barbaresco.

Barbaresco Vallegrande 2012
Vinificato in acciaio, matura per trenta mesi in botti grandi.
Balsamico al naso, pulito, con sentori aromatici e di ciliegia.
Dotato di discreta struttura, con tannini un poco asciutti e legno ancora un poco in evidenza, note vegetali.

Barbaresco Marcarini 2012
La differenza rispetto al precedente (oltre ovviamente alla provenienza delle uve) è data dall’affinamento che avviene, sempre per trenta mesi, parte in legno grande e parte in tonneaux.
Più contenuto come intensità olfattiva rispetto al precedente, ma più elegante, anche qui troviamo accenni balsamici.
I tannini sono fitti ed importanti, ma vellutati, lunga la persistenza.

Barbaresco Asili 2012
Questo vino s’affina per ventiquattro mesi, parte in legno grande e parte in tonneaux.
Bel naso, elegante, fruttato (frutto rosso maturo).
Balsamico, con un bel frutto, accenni vanigliati, bella trama tannica.
Un vino elegante.

Barbaresco Pora 2011
Trentasei i mesi d’affinamento, in tonneaux di terzo passaggio. Il vino viene commercializzato un anno dopo rispetto agli altri.
La nota granata, comune a tutti i quattro vini, ci pare in quest’ultimo più intensa.
Pulito al naso, balsamico ed elegante, presenta un bel frutto rosso maturo.
Morbido, con bella trama tannica, note vanigliate, lunga la persistenza.

I giovani promettenti di garantito igp
I giovani promettenti di garantito igp

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