Campania, arrivano i quarantenni

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Antonio Del Franco eletto presidente dell’Ais
Nino Pascale Governatore Slow Food

Il periodo magico iniziato con la debacle di Berlusconi e terminato con la disfatta al referendum costituzionale della destra razzista e xenofoba continua nel nostro piccolo: dopo un lungo travaglio sia l’Ais che Slow Food sembrano aver risolto alcuni nodi con i quali le due organizzazioni erano rimaste legate, giusto per usare un eufemismo.
Alla soglia della nuova politica enogastronomica regionale si affacciano due giovani non ancora quarantenni, segno che la mia generazione è stata molto brava a inventare e creare nuove cose ma, essendosi formata in un clima culturale in cui l’esistente andava demolito radicalmente, non è stata altrettando capace di gestire il quotidiano. Senza distruzione non c’è costruzione, era uno degli slogan nostri preferiti.
Domenica scorsa l’Ais regionale ha eletto infatti con 177 voti contro 35 Antonio Del Franco nuovo presidente regionale: un margine che è andato oltre ogni aspettativa e che restituisce all’Associazione quell’autorevolezza politica di cui aveva bisogno per poter interloquire con il nazionale e i riferimenti istituzionali locali. Del Franco, 37 anni, è delegato di Avellino dove ha dimostrato di saper gestire l’associazione con molto equilibrio, professionalità e onestà. E vi assicuro che in Irpinia, dove le contrapposizioni personali spesso prevalgono sulla convenienza commerciale, non è facile mantenersi equidistante e autorevole. Grandi festeggiamenti con l’ormai ex commissario Grossi da Antonio Caggiano a Taurasi, dove sono state aperte due magnum 1999, hanno chiuso due anni molto difficili per l’Ais.
Anche Slow Food Campania ha risolto prima al congresso regionale poi in quello nazionale il nodo delicato del vertice: governatore operativo è stato designato Gaetano Pascale, 38 anni, agronomo, fiduciario della condotta sannita Valle Telesina, organizzatore di Vinalia a Guardia Sanframondi. Anche in questo caso le divisioni sono state laceranti, in questi mesi se ne sono sentite di tutti i colori, ma il punto di equilibrio trovato dal nazionale dovrebbe assicurare la ripartenza su basi giuste.
In effetti, entrambe le associazioni sono semplicemente chiamate a fare bene il loro mestiere nella regione leader con la Sicilia del Centro-sud per il vino e con l’Emilia-Romagna in Italia per il cibo. L’Ais ha il compito di continuare a formare, professionisti e amatori, una sorta di alfabetizzazione di cui si avverte ancora il bisogno in giro soprattutto tra gli operatori del settore mentre Slow Food ha soprattutto il dovere di tutelare la biodiversità di cui è ricca la nostra regione.
Logiche estranee a queste esigenze, in cui si ritrova lo spirito autentico dei fondatori, Enzo Ricciardi per l’Ais e Vito Puglia per Slow Food, potrebbero provocare danni gravissimi alla riqualificazione della filiera agroalimentare campana. I rischi ci sono: in un panorama in cui gli amministratori pubblici non sembrano avere idee adeguate alle loro grandi disponibilità finanziare (Pit, fondi europei, etc) si possono inserire avventurieri e profittatori improvvisati privi di mestiere. Il mio maestro elementare diceva sempre che una mela buona non aggiusta quelle marce, ma una mela marcia può guastare una cassetta di mele buone: per questo è necessario rigore etico, professionalità e legalità.
Sandro Sangiorgi commentando l’Oscar del Vino ha dichiarato: <Si è autorevoli se si riesce a stare lontano dai soldi>. Non è una critica al guadagno, ma ai guadagni non trasparenti.
Forza allora, siamo appena agli inizi. Come si dice a Napoli, Ais e Slow Food hanno solo avuto una febbre <di crescenza>. Altrimenti non sarebbero stati elette due persone valide, rigorose e professionali.

E’ con grande piacere che vorrei trasferire i più sentiti auguri di buon lavoro ad Antonio Del Franco e Nino Pascale.
Il primo sembra proprio arrivare al momento giusto, quando si percepiva ormai palesemente una necessità inderogabile di dare una svolta alla vita associativa regionale dell’ais abbastanza monotona (e monopolizzata) negli ultimi anni.
Antonio Del Franco è persona perbene, umile, di grande competenza e professionalità ed è sopratutto per quest’ultima qualità che mi auguro possa determinare una “accelerazione” del senso di responsabilità professionale che i sommeliers hanno in Campania molto spesso, anche involontariamente inculcati a svolgere “il compitino” più che ad amplificare e qualificare un evento o un servizio;allo stesso tempo auspico una maggiore attenzione del Management Nazionale (intensificazione di corsi per i professionisti,aggiornamenti,master) per dare impulso ad una tradizione della sommellerie professionista campana viva,attiva e vogliosa di crescere ancora.
A Nino Pascale c’è ben poco da dire, i suoi numeri parlano da soli:persona di grande valore umano e professionalmente indiscutibile da profondo conoscitore com’è del mondo enogastronomico ed in particolare di alcune filiere (olio,vini ecc…)
Signori Vi auguro buon lavoro e che possiate senza che Vi carichino di eccessive responsabilità lasciare un segno indelebile rispettivamente nell’Ais e Slow Food.
Angelo Di Costanzo