Campi Taurasini 2006 doc di Michele Perillo

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la famiglia Perillo e a dx Carmine Valentino, l'enologo

Uva: aglianico
Fascia di prezzo: da 5 a 10 euro
Fermentazione e ,aturazione: acciaio e legno

Ogni volta che mi siedo a tavola per il pranzo o per la cena si presenta sempre lo stesso dilemma : e mò che mi bevo??? E allora si incomincia con il solito vagare tra il “caveau ” dei vini del secolo scorso e lo scaffale dei vini “giovani”. L’altra sera avevo da contrastare l’untuosità di una fenomenale cotichella alla brace, si alla brace, l’avete mai mangiata cotta sui carboni? E allora non sapete cosa vi perdete!!!

Aglianico Doc Campi taurasini 2006

La carellata della ricerca inizia dai bianchi, ma poi vira decisamente sui rossi, ma di quelli tannici ed alcolici q.b. per ripulire la bocca dall’aromatica untuosità di questa preparazione. Mi fermo, conoscendomi, ovviamente sul “reparto Irpinia”…e dove se non nel triangolo Castelfranci-Montemarano-Paternopoli?

il percorso per arrivare alla vigna

 

Ilaria Pipola

E’ l’areale che a mio avviso “incarna” meglio l’aglianico dell’Irpinia. Forte, materico, muscoloso, schietto, testardo, leale, diffidente, insomma ti da subito l’idea del suo e quindi del nostro carattere di irpini. Afferro una bottiglia di Aglianico doc Campi Taurasini 2006 dello schivo Michele Perillo e mi vengono alla mente i ricordi dell’ultima visita in azienda a Castelfranci. Ero con un grupo di svedesi miei ospiti e con i “piccioncini” Ilaria Pipola da Roma (giornalista-professoressa) e Dario Tornatore (non siamo parenti, ma è mio fratello…di vino) chef dell’Enoteca reg.le del Lazio, Palatium.

gli svedesi, Andersson e Karlsson

La disarmante timidezza di Michele colpì un pò tutti, mentre ci accompagnava insieme al suo bel cagnolone in visita alle vigne. La pendenza del terreno è tale e tanta che non consente lavorazioni meccaniche. Solo sfalciatura dell’erba, niente concimazioni, ed i pochi trattamenti…fatti a spalla!!!

da sx, Ilaria Pipola, Michele Perillo, Dario Tornatore e il cagnolone festante

Le viti appaiono sempre sofferenti, stressate, la migliore condizione per dare un’uva al top delle aspettative, la scuola francese docet…Ma torniamo al vino!!! Uno splendido colore rubino, vivacissimo, ci parla di cosa vorrebbe fare da grande, rotea nel bicchiere a fatica, indice di una bella consistenza. Al naso la frutta, prima ciliege poi gelsi neri e more, sentori aromatici che ci aiutano nella contrapposizione con la cotichella alla brace aromatizzata al pepe nero. In bocca un’acidità da “vecchia zitella”, camperà ancora parecchio questo vino, tannini non esagerati, ma svolgono benissimo il lavoro di ripulitura dall’untuosità della sugna sciolta sulla brace. Il tenore alcolometrico a 13,5° provvede a venire in soccorso ai tannini levigati, per compiere il lavoro. Beh, mentre penso di aver scelto proprio bene il vino, alla fine, dopo aver deglutito il boccone contestualmente al nettare di Bacco (la classica prova del nove per l’abbinamento cibo-vino), mi rimane in bocca il “flavour” dell’aglianico…ho capito, la prossima volta devo scegliere la cotica…di cinghiale!!! ;-))

 

Questa scheda è di Lello Tornatore

 

Michele Perillo

Sede in Castelfranci (Av), contrada Valle 19

Tel e fax 0827.72252

Enologo: Carmine Valentino

Ettari: 5 di proprietà

Bottiglie prodotte: 17.000

Vitigni: coda di volpe ed aglianico


7 commenti

  • Marcello

    (18 gennaio 2013 - 10:04)

    Piccola informazione: ma cotta alla brace non si indurisce troppo, o c’e’ un espediente???

    • Lello Tornatore

      (18 gennaio 2013 - 10:34)

      Nessun espediente, se non quello di scegliere la parte di cotica sottopancia e lasciare un pò di lardo sulla parte interna…anzi, se l’animale è giovane, meno di un anno, puoi utilizzare anche quella dorsale!!! ;-))

      • Marcello

        (18 gennaio 2013 - 15:21)

        Assolutamente da provare, thank you…..

  • Romualdo Scotto di Carlo

    (18 gennaio 2013 - 11:10)

    La cotichella alla brace l’ho provata… mi rimane da provare l’aglianico di Perillo!

  • Francesco Mondelli

    (18 gennaio 2013 - 11:42)

    Da quello che ho assaggiato di Perillo ,sopratutto taurasi,devo dire che più passa il tempo e più mi convinco che per me ,parafrasando chi ci ospita,stanno diventando i vini rossi Irpini del cuore.FM.

  • Oreste

    (20 gennaio 2013 - 08:51)

    Ogni tanto ci ricordiamo dei grandi piccoli o piccoli grandi produttori dell’Irpinia, saranno loro ad uscire bene dalla crisi!

  • Oreste

    (20 gennaio 2013 - 08:54)

    Ogni tanto ci ricordiamo dei grandi piccoli o piccoli grandi produttori dell’Irpinia, saranno loro ad uscire bene dalla crisi! I rossi di aglianico sono fenomenali, ma degustati dopo decantazione prolungata! il bianco coda di volpe e’di una freschezza ineguagliabile!

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