Cantina del Taburno, la falanghina che piace a Gino

Letture: 44

23 giugno 2001

Abbiamo amato la Falanghina riscoperta da Leonardo Mustilli perché negli anni ’90 si è imposta rapidamente sul mercato napoletano ricordando ai ristoratori e ai consumatori che oltre ai Pinot e agli Chardonnay da voltastomaco esisteva il vino campano. Ci ha deluso quando nel business, accade sempre nelle rivoluzioni, anche in quelle enogastronomiche, si sono inseriti disinibiti imbottigliatori che ne hanno fatto la versione partenopea del maliconico «Nano Ghiacciato», per giunta senza Amanda Lear.
Fortunatamente non siamo in una notte hegeliana dove tutte le vacche sono nere e qualcuno non rinuncia alla qualità sperimentando nuove strade. L’ha scoperto, piacevolmente stupito, Gino Veronelli tornato alle falde del Taburno dopo 45 anni. Forse il Maestro pensava all’Aglianico ed ha trovato invece dei bianchi da capogiro grazie alla collaborazione tra un gruppo di giovani ricercatori dell’Università di Portici direti da Luigi Moio e il coraggioso management sannita della Cantina del Taburno (via Sala a Foglianise, telefono 0824 871338,  www.cantinadeltaburno.it).
Nicola De Girolamo e Filippo Colandrea e i 350 soci hanno fatto la grande rivoluzione: addio boccioni e tappi a vite da ubriachi, è il momento dell’elegante qualità, così come già fanno tutte le grandi cantine del Trentino. Come dire, per fare un buon vino è necessario scalare il cielo. Nasce Folius, Falanghina vendemmiata nella seconda metà di ottobre, fermentata poi per un mese in barriques di rovere. Così com’è, l’annata 2000 è una esplosione di albicocca, ananas, zagara e pera matura e Gino Veronelli ne ha fatto subito una lunga ed entusiastica recensione sul «Corrierone». Ma Folius è la punta di un iceberg fatto da oltre un milione di bottiglie. Restando sui bianchi, ricordiamo la Falanghina Cesco dell’Eremo, la Coda di Volpe Serra Docile e i prodotti base, che da sempre la Cantina del Taburno ha curato riuscendo a conservare uno stupefacente rapporto tra qualità e prezzo: l’Amineo (Coda di Volpe), il Greco e la Falanghina. Completa la linea il passito Ruscolo, sempre di Falanghina, che resta per 12 mesi in barriques di rovere. Che sia bianco, dunque, in questa estate di buone notizie. Antonio Tubelli ha messo le tende in quel di Rocca San Felice, cioé nel cuore dell’Irpinia: nell’antico borgo medioevale c’è adesso La Ripa (0827 215023). Arcigolosi, fedeli di Bacco, nostalgici della Napoli che osava (osava!) scalare il cielo, tutti in marcia.