Cantina del Vesuvio a Trecase di Maurizio Russo: enoturismo di qualità a Pompei

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Maurizio Russo ed il suo Capafresca spumante (foto Marina Alaimo)

TRECASE
Via Tirone della Guardia, 12
Tel e fax. 0815369041
www.cantinadelvesuvio.it

Le vigne con lo sfondo del Vesuvio

Ettari vitati: 11  proprietà+ 2 in  conduzione
Enologo: Antonio Pesce
Agronomo: Arturo Erbaggio
Allevamento e densità di impianto: guyot per il piedirosso, tendone vesuviano per il caprettone. Circa 3.700 ceppi per ettaro di piedirosso e caprettone
Composizione chimico-fisica del terreno: vulcanico sabbioso ricco di potassio
Produzione kg/pianta: kg 1  di caprettone e 0,8 kg di piedirosso.
Esposizione vigne: sud-sud ovest.
Epoca di impianto delle vigne: 1996
Altezza media: 220-265 metri sul livello del mare
Lavorazione del terreno:  solo trinciatura meccanica
Concimi: sovescio e organominerali
Trattamenti: rame e zolfo
Conduzione: in regime biologico certificato
Lieviti: selezionati
Mercati di riferimento: vende tutto in  cantina.

Bottiglie totali prodotte: 50.000
Percentuale di uve acquistate:  10%
Uve coltivate: piedirosso, caprettone, un po ‘ di falanghina e aglianico

Altre produzioni: olio extravergine d’oliva, distillato di albicoche. Verdure, ortaggi, frutta.

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LA STORIA
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La trafeca del 1951, a sinistra Giovani Russo

Immaginate una vinery della Napa Valley del film Sideways. Solo che a tavola mangiate spaghetti artigianali Setaro conditi con olio extravergine del Vesuvio, aglio dell’orto e pomodori di Gioli. Di fronte avete Capri, Sorrento e il mare di Napoli, alle spalle il Vulcano più famoso dell’Occidente, forse del mondo, nel bicchiere, invece della trecentomillesima variante di cabernet e merlot, caprettone e piedirosso coltivato a tre metri.

Gli spaghetti sul Vesuvio

Praticamente il massimo. Non è un progetto, ma la realtà costata 18 anni di sacrifici a Maurizio Russo che a 30 anni, d’intesa con il padre Giovanni che, pur scettico, gli diede carta bianca, creò un’azienda vitivinicola che oggi è un modello esemplare di modernità e di tradizione. Ce ne fossero una ventina di questo livello, la Campania potrebbe davvero svoltare.

L’orto e suolo vesuviano

Venire qui è una lezione di vita oltre che di piacere: girate in vigna, vedete l’orto, vi sedete godendovi il panorama mangiando il piatto semplice più buono della storia gastronomica dell’umanità e assistete al via vai di pullman, pulmini, auto private di turisti che vengono da ogni parte del mondo. Sono tra i 15mila e i 20mila l’anno e consumano tutto il vino prodotto fino all’ultima goccia, 50mila bottiglie in tutto.
Alle 17 la giornata finisce e si ricomincia il giorno successivo, per tutta la settimana, tutto l’anno tranne Natale.
Maurizio, terzo di tre fratelli, è quello che così ha saputo meglio interpretare la trasformazione del mestiere di vinificatore. Il padre, Giovanni, fondò l’azienda nel 1948, quando all’epoca il vino si portava sui carri trainati dai cavalli a Napoli e si svolgeva la trafeca, la trattativa tra piccoli produttori e negozianti che compravano e rivendevano in città. Il passaggio successivo è stata la produzione di vino ed è qui che Giovanni conosce Amodio Pesce, grande enologo di territorio.

Maurizio Russo e Antonio Pesce

Oggi Antonio Pesce e Maurizio Russo continuano a fare lo stesso mestiere dei loro genitori e a lavorare insieme, ma in modo completamente diverso. Maurizio nel 1996 fonda questa azienda, 11 ettari circa e quando chiede agli operai di fare l’ingresso largo per i pullman viene preso per un visionario, un capriccioso figlio di papà. Invece, come tutte le persone che creano, vede dove tutti si limitano a guardare. Capisce la forza evocativa di produrre e vivere a un pugno di chilometri da Pompei e da Ercolano oltre che di fronte alla Costiera Amalfitana. Intuisce la nuova domanda e organizza l’offerta.

Turisti a Cantina del Vesuvio

Così questa cantina realizza il sogno di tutti i produttori: vendere in proprio, incassare subito, eliminare la filiera. Una sorta di Vannulo del vino, insomma. Non ha problema di concorrenza sui cocosti perché lui vende il territorio, il proprio progetto di vita.

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LE VIGNE
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Cantina del Vesuvio: l’ingresso

Il vigneto di Maurizio oggi sta per fare i vent’anni di età. La conduzione biologica è facilitata dalle caratteristiche del terreno sabbioso vulcanico e adesso è anche certificata. Il vigneto è allevato a spalliera con le viti di piedirosso mentre per il caprettone, tipica uva bianca vesuviana spesso confusa con la coda di volpe è stato conservato quasi ovunque il tendone vesuviano, molto in voga soprattutto sul versante meridionale del vulcano e oggi rivalutato perché protegge il frutto dagli eccessi di calore.

Tendone vesuviano (Foto Marina Alaimo)

La vite domina il paesaggio, ma è cicondata dalle piante di olivo mentre una parte della proprietà è stata trasfornata in orto. Così chi viene qui mangia e beve tutto quello che viene prodotto a pochi metri in regime biologico, una qualità a cui il pubblico anglosassone è molto sensibile. La campagna è seguita da Arturo Erbaggio, agronomo enologo vesuviano molto pignolo. Uno dei giovani che è stato a bottega da Luigi Moio.

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I VINI
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Cantina del Vesuvio, le barrique per il riserva

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Lacryma Christi del Vesuvio Bianco

Lacryma Christi bianco (foto Sara Marte)

Uve: caprettone, falanghina
Fascia di prezzo: da 10 a 15 euro
Vinificazione: acciaio
Bottiglie prodotte: 12.000
Si tratta di un bianco essenziale, dai profumi di ginestra e di frutta bianca in buon equilibrio. In bocca è sapido, minerale, con rimandi anche sulfurei e una nota amara finale dominante ma positiva che la scia bocca molto pulita. Un vino da abbinamento alla cucina di pesce e ai crudi in genere.

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Lacryma Christi del Vesuvio Rosato

Lacryma Christi Rosato

Uva: piedirosso, aglianico (20%)
Fascia di prezzo: da 10 a 15 euro
Vinificazione: acciaio
Bottiglie prodotte: 6.000

Questo rosato ci è sempre piaciuto molto perchè non ruffiano, non ha neanche una nota dolce. Al naso sentori di frutta rossa matura, al palato ha buon corpo, una freschezza decisa e dominante, grande sapidità e una chiusura lunga a molto appagante. Da abbinamento a gran parte della cucina di mare e all’alta gastronomia.

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Lacryma Christi rosso

Lacryma Christi rosso

Uve: piedirosso, aglianico (20%)
Fascia di prezzo: da 10  15 euro
Vinificazione: acciaio
Bottiglie prodotte: 30.000
Ecco un rosso moderno, fresco, da bere a canna durante le tavolate fra amici e in famiglia. Una bottiglia che riglette bene la tradizione napoletana del rosso, da spendere infatti su pizza e dintorni, oppure sulla cucina di mare un po’ più strutturata. Sapido, nessuna nota dolce, tanta mineralità e cenni di frutta rossa. In sintesi: un Piedirosso “rafforzato”.

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Lacruma Christi rosso riserva

Lacryma Christi Riserva

Uve: piedirosso, aglianico (20%)
Fascia di prezzo: da 10  15 euro
Vinificazione: acciaio e legno
Bottiglie prodotte: 2.000
L’unico vino lavorato in legno. L’ultima versione è del 2009 e si presenta in ottimo equilibrio olfattivo, con i sentori speziati e quelli fruttati in perfetto equilibrio e bilanciati sino al punto di essere fusi. In bocca è abbastanza morbido, con i tannini risolti piacevolmente, un buona beva fresca e appagante e una chiusura lunga. Sottofondo tostato e di cenere sia al naso che al palato. Da abbinare a piatti più strutturati.

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Capafresca Spumante rosé extradry

Lo spumante Capafresca

Uva: aglianico
Fascia di prezzo: da 15 a 20 euro
Vinificazione: metodo charmat presso Montesole (Montefusco)
Bottiglie prodotto: 5.000
Uno spumante da bere come aperitivo, gradevole, secco, piacevole. Al posto del solito Prosecco.

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CONCLUSIONI
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Le realizzazioni di Maurizio Russo dimostrano le enormi potenzialità della Campania, la regione italiana con più toponimi conosciuti in tutto il mondo ed evocativi di storia e bellezza. In un paese normale, il sistema vitivinicolo regionale dovrebbe essere composto da un centinaio di cantine che lavorano in questo modo, ma sappiamo che il passato oltre ad essere un  vantaggio, spesso è anche un peso. Venire qui è il modo migliore e verace per conoscere una delle viticolture più antiche del mondo provando vini semplici ed essenziali, senza grilli per la testa, molto adatti al cibo. La riuscita di questo progetto è nella matura mentalità commerciale di Maurizio, quella che si preoccupa di offrire il meglio perché solo così può fare margini soddisfacemti e vivere di passa parola. Una mentalità che purtroppo al  Sud è davvero molto deficitaria. Per questo Cantina del Vesuvio è anche un esempio per tanti. La dimostrazione che il successo viene si da una idea forte, ma anche dall’impegno serrato, quotidiano e faticoso per portare avanti il progetto. Un progetto di vino compiuto, che nasce dal passato di un territorio straordinario, dalla esperienza di famiglia e che si proietta nel futuro del mercato globalizzato nel modo più intelligente possibile: far venire tutti i clienti sul posto invece di inseguirli.
Che dire? Avanti così e…imitatelo!

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