Caprettone 2008 Pompeiano igt

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Caprettone 2008 Pompeiano igt
Un consiglio a chi non trascorrerà questa giornata in auto: provate questo bianco del Vesuvio, è molto adatto per aprire le danze di una stagione molto interessante e ricca di soddisfazioni per tutti. Enzo Oliviero è ormai alla sua terza vendemmia sui due ettari di proprietà sospesi 300 metri tra il mare e il cono del vulcano.
La terra è nera come la pece, come la pietra lavica in cui è stata ricavata la cantina dal suo avo, e omonimo, nel 1780. Il millesimo 2008 è l’occasione per uscire con un terzo vino dopo il Lacryma Bianco e Rosso, un Caprettone in purezza, vino che sul Vesuvio è usato come sinonimo della Coda di Volpe il cui nome nasce da un motivo facilmente intuibile come per tutti i vitigni che rimandano agli animali. Le capre, un tempo protagoniste dei magri pascoli, adoravano questi chicchi per la disperazione dei contadini impegnati invece ad alzare le rese.
Il discorso su questo vino è molto semplice ed è rivolto alle persone con un minimo di cultura: non sarà forse il bianco della vostra vita ma è certamente il bicchiere del vostro quotidiano. Profumi di albicocca e mandorla fresca, acidità tagliente e autorevole, corpo e struttura, ma soprattutto sapidità minerale e un leggero tono fumé, lo rendono unico e tipico, marker da terra vulcanica e del Sud senza alcun dubbio.
Del resto l’enologo, Antonio Pesce, è uno che tra queste vigne ci è nato manifestando sempre una interpretazione rigorosa e fuori dai binari modaioli in qualsiasi terroir si trovi ad operare (citiamo fuori zona tra l’altro l’incredibile Falanghina di Contrada Salandra e i Taurasi di Manimurci e la Molara). Con l’espressione «vino quotidiano» non mi riferisco solo al prezzo contenuto, sei euro franco cantina iva inclusa, ma ad altri due elementi: il primo è la non necessità di questo bianco di invecchiare per esprimersi al meglio in quanto il nadir viene raggiunto subito, come del resto dimostra anche il giallo paglierino carico al termine della fermentazione e del breve affinamento in bottiglia.
Il secondo elemento da prendere in considerazione è la sua abbinabilità ai cibi del territorio, pensiamo alla mitica zuppa di fagioli dello Smeraldo a Somma Vesuviana o da Giretiello a Ottaviano, cucina contadina robusta con piatti arricchiti dall’osso di prosciutto o dalla cotica. Non disdegna però il mare, a patto di ricette ben strutturate e di grande personalità per cui mai il Caprettone di Fuocomuorto (fuoco spento) potrà sposare le schiumette caricaturali degli epigoni di Adrià in Italia. Pazienza, io lo accompagnerò alla cicciata di Corbella a Cicerale, piatto del Primo Maggio cilentano.