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Carlo Petrini, Terra Madre. Come non farsi mangiare dal cibo

7 dicembre 2009

Il libro presentato a Napoli

Carlo Petrini

TERRA MADRE
COME NON FARCI MANGIARE DAL CIBO
Slow Food Editore € 12.00

La copertina del libro

L’Aula Magna del Suor Orsola Benincasa super gremita per Carlo Petrini Presidente di Slow Food International e ideatore di Terra Madre. In sala soprattutto giovani, molti studenti.
Introdotto dall’antropologo Marino Niola, Petrini con un sorriso appena accennato ad esprimere emozione e gioia per tanta gente disposta ad ascoltare, da il via ad un’appassionato intervento sul valore del cibo che ormai ha soltanto un prezzo e non più valore. Bisogna invece ritrovare la giusta armonia tra prezzo e valore, laddove, per valore non s’intende soltanto quello economico, ma il complesso di cultura, storia, tradizioni e saperi locali che ogni prodotto della Terra porta con sé. Questi valori sono veri, tangibili, li abbiamo davanti agli occhi mentre assistiamo alla proiezione del video di Terra Madre 2008, dove, ad, esempio i contadini del Centro America hanno scambiato le proprie esperienze con i casari dell’Alto Casertano produttori del Conciato Romano, uno dei formaggi più antichi dell’occidente, oggi Presidio e salvaguardato dalla famiglia Lombardi de Le Campestre di Castel di Sasso .

TERRA MADRE, continua Petrini, è divenuta una rete planetaria forte e sostenuta dalle piu’ importanti università del mondo, nel segno del cibo e della vicinanza alle grandi tradizioni gastronomiche popolari. Non per nulla il Time ha riconosciuto in Carlo Petrini uno degli uomini in grado di salvare il nostro pianeta. Il 63% del mondo è fatto di contadini e piccoli coltivatori, una moltitudine che deve cominciare a muoversi unita, il sud del mondo che si avvia verso un futuro sostenibile, culturale e alimentare. Si tratta di una grande battaglia di civiltà da combattere sconfiggendo le crisi del momento: finanziaria, ambientale, energetica e, non ultima, culturale e politica. E’ una crisi di sistema alla quale bisogna reagire partendo dalle cose più semplici come ad esempio il cibo, per proteggere la salute del pianeta. Carlini parte dal titolo del libro “Come non farci mangiare dal cibo”*. Nel concetto dell’alimentazione è saltata l’analisi logica: soggetto, predicato e complemento. è il cibo che mangia noi. La terra ha cibo per 12 miliardi di viventi ma al mondo siamo soltanto circa la metà! Si deve ripartire da una nuova divisione e valorizzazione del cibo senza sprechi. In Italia ogni giorno 4000 tonnellate di cibo vanno nella spazzatura, in Europa 50.000.

Produciamo spazzatura per avidità e per mancanza di cultura sociale e alimentare facendo male all’ambiente, pretendendo sempre di piu’ dalla terra, colture intensive dannosissime, a causa dell’uso della chimica e della genetica. Troppa chimica in agricoltura, i vecchi contadini sanno che la fertilità dei loro suoli non è più quella di 40 anni fa . L’humus, la ricchezza della terra si sta impoverendo. Si inquinano le falde acquifere, la prima risorsa di vita, eppure il mondo globale dice che bisogna PRODURRE SEMPRE DI PIU’. Il pianeta soffre per l’avidità. I contadini in Italia erano il 50% negli anni ’50 ora sono il 4% tutti i comparti agricoli sono economicamente inattivi! La classe agricola non ha piu’ forza politica di contrattazione, anche le grandi griffe del made in Italy agroalimentare sono in crisi tipo e la politica e’ assente, parla di altre cose. Bisogna tornare a dare voce ai piccoli agricoltori, fare in modo che non vengano assorbiti dall’economia industriale dare voce ai contadini, rifondare la sacralità del cibo. Bisogna ricostruire un modello di Agricoltura naturalmente fertile che produca CIBO nel rispetto della biodiversità. Dall inizio del ‘900, continua Petrini, abbiamo perso il 70% della biodiversità del pianeta. Non ci sono piu’ le stagioni lunghe con le produzioni diverse durante l’intero ciclo produttivo, perche’ non c’erano colture intensive, bensì sistemi appartenenti all’economia della sussistenza. Ora, ad esempio possiamo mangiare di tutto in ogni stagione, ma il cibo non sa di nulla perché arriva da altre parti del pianeta, perché è diventato merce, commodity, non più specchio della terra di origine. Non ha importanza che si sianoperse le caratteristiche organolettiche, storiche e culturali, basta che il prezzo sia basso.
La famiglia media italiana negli anni ’70 spendeva il 32% per il cibo, oggi il 14%! Però si spende per i cellulari, se aumentano i costi delle chiamate nessuno protesta, ma se aumenta il prezzo di un bene alimentare per salvaguardarne l’integrità, la società moderna che spende più per dimagrire che per mangiare sano, urla allo scandalo.
E’ arrivato il momento di provare a costruire un nuovo umanesimo mettendo al centro nuovi valori, mettendo al centro il respiro della vita, l’armonia con la natura.
Che cos e’ il respiro della vita in termini scientifici? Il metabolismo umano per stare bene deve essere in armonia con quello della terra, questa e’ la condizione per stare bene, conservare la terra, proteggere il suo metabolismo, se pretendiamo di cambiarlo non siamo più in sintonia. Si deve ripartire dal cibo, dall’energia della vita per ricostruire una nuova scala di valori che ci riporta a discutere di questioni prima politiche e filosofiche e poi agronomiche e gastronomiche.
La soluzione sta nel ridare forza all economia locale, cercare di far rinascere una nuova democrazia partecipativa. La grande economia fa scelte che ci passano sopra la testa, il volto è un atto ormai formale, tutto è già deciso, le grandi scelte della politica globale incidono sulla nostra vita quotidiana. L’unico modo di uscirne è ridare linfa alle economie locali di piccola scala, sostenendo gli agricoltori dei nostri territori, incentivando ad esempio gli orti scolastici, non solo nelle scuole primarie, ma anche nelle università, come in alcune università americane dove i prodotti dell’orto si mangiano a mensa. Le derrate alimentari che girano il continente sono un assurdità. Bisogna ridare vita allo straordinario potere della diversità che è la piu grande forza creativa. Le economie locali non equivalgono a chiusura o rallentamento di sviluppo, al contrario, il rafforzamento delle identità porta all’incentivazione dello scambio.
Le nostre radici sono una mescolanza di diversità la tanto esaltata identita’ è figlia dello scambio. Chiunque si chiude non ha una forte identità, diventerà sempre piu debole.
Identità e memoria vanno a braccetto, la memoria va conservata, la sapienza degli anziani va mantenuta, i saperi tradizionali devono avere pari diritti con la scienza, la dialettica tra saperi tradizionale e scienza è fondamentale. L’agricoltura non è siderurgia, ci sono altri aspetti in campo, la biodiversità e il rapporto armonico con i territori. Bisogna riposizionarsi, ridare valore alla parola umile che deriva da
“humus”, vicino alla terra. Questo è il compito delle nuove generazione: riportare armonia tra la terra e l’uomo. Il cambiamento deve arrivare anche dalla base, non bastano le istanze ai potenti della terra, siamo tutti corresponsabili. Abbiamo perso il senso del bene comune : rafforzare le economia locali, aiutare i contadini, creare una rete seria di mercati diretti, incentivare la nascita dei gruppi di acquisto solidale sono questi gli strumenti per incidere sulle grandi scelte.
L’ attuale fase storica, sostiene Petrini, è simile alla caduta dell’ impero romano che si è disfatto in tre secoli, i governanti e le leggi c’erano, ma non si governava più, ed ecco il nascere delle pievi e poi dei comuni. Oggi noi dobbiamo costruire tante “pievi”, moderne forme di politica partecipata, sono le piccole cose che fanno grande la politica, è la rete che funziona e comunica con il mondo che puo’ cambiare le cose. Petrini conclude affermando che bisogna seguire due linee ispiratrici: l’ Intelligenza affettiva, quella dell’anima, unita a quella razionale è mille volte più grande per costruire un nuovo percorso comune, e l’ austera anarchia, bisogna stabilire il principio della sovranità alimentare, ognuno a casa sua fa quello che vuole, chi è sul proprio territorio ha il diritto di continuare a gestirlo secondo le tradizioni locali. Soltanto così ci si potrà presentare con forza sugli scenari della politica internazionale, una rete nuova, figlia della Terra Madre.
In questa prima settimana di dicembre, Terra Madre è approdata a Napoli, alla Mostra D’Oltremare, dove sarà presente con gli agricoltori ed i presidi Slow Food fino all’8 dicembre. In contemporanea la Regione Campania ha messoin campo un grande evento dell’Agricoltura campana : Terra Felix. Quattro giorni pensati per ridare centralità al ruolo dell’Agricoltura della regione, per diffondere tra la gente i valori della biodiversità, per far comprendere che si puo’ mangiare in un altro modo, sostenendo le economie locali. Anche i giovani sono protagonisti in questi giorni di questo progetto: attraverso un concorso, promosso dall’Assessorato all’Agricoltura, le classi degli Istituti Alberghieri e Agrari della regione, le scuole che di solito vengono ritenute quelle dei ragazzi che non hanno voglia di studiare, ma che invece sono il futuro dello sviluppo, sono state chiamate ad interpretare i prodotti della propria terra, raccontandone la storia, i metodi di coltura, la diversità ed esaltandone i sapori attraverso la preparazione di piatti giudicati da una giuria di esperti. Un modo nuovo, un piccolo, grande passo, verso il concetto che il nostro futuro non passa per l’industria e la terziarizzazione, ma attraverso lo sviluppo di un’Agricoltura eco sostenibile, la salvaguardia e la promozione delle immense ricchezze naturali, storiche e paesaggistiche della terra in cui viviamo.

Giulia Cannada Bartoli