News dalle aziende e dagli enti
0

Carne di bufala, momento magico

1 maggio 2005

di Mimmo Pelagalli
L’Associazione nazionale allevatori specie bufalina vara un piano di
valorizzazione della Carne di Bufalo in Campania.
“Iniziative per la valorizzazione della carne bufalina” è un’operazione
che l’Anasb porterà a termine attraverso una ampia e diffusa azione di
informazione del consumatore finale, degli operatori del settore della
ristorazione, della medicina umana e dei giovani.
Il piano vale circa 80mila euro ed è finanziato da Regione Campania
attraverso l’Ente regionale di sviluppo agricolo della Campania.
Ecco le più importanti iniziative dell’Anasb per attrarre l’attenzione
dei consumatori sulla carne di bufalo campana.
Attività promozionali su reti distributive con vendite guidate. Questa
iniziative è particolarmente utile per effettuare attività promozionale
direttamente nei confronti del consumatore, attivando vendite guidate
presso strutture distributive particolarmente qualificate, quali
Auchan, Bennet e Magazzini Gabrielli.
Si reputa una delle azioni più importanti e significative del programma
anche perché tale iniziativa porta subito il suo beneficio, in quanto
punta in un primo tempo a promozionare il prodotto direttamente presso
il cliente e conseguentemente conta di fidelizzazzarlo.
L’intervento previsto interesserà all’incirca 20-25 ipermercati e
supermercati localizzati in Regione Campania, Lazio, Molise ed Abruzzo.
Tale iniziativa prevede l’utilizzo di personale debitamente preparato
ad incontrare il grande pubblico e spiegare le qualità e garanzie che
il prodotto offre.
Un convegno istituzionale sulla carne di bufalo è in agenda:
l’iniziativa avrà l’obiettivo di sensibilizzare tutti i rappresentanti
delle istituzioni, delle forze politiche, professionali ed
imprenditoriali nel sostenere lo sviluppo della nuova area di business
per gli allevatori ed gli imprenditori del settore agroalimentare
campano, sottolineando che l’attivazione di una nuova area di business
è particolarmente importante ai fini sociali in considerazione delle
notevolissima competizione esistente nel settore. Il convegno è
programmato alla fine delle iniziative e dovrebbe, tra l’altro,
rappresentare la chiusura delle iniziative analizzando quali risultati
si sono realizzati e tracciare da questi una nuovo profilo di
organizzazione promozionale.
Altra iniziativa sarà l’incontro degustativo con i dietologi. Questo
incontro degustativo, sarà organizzato in collaborazione con
l’Associazione Italiana di Dietetica e Nutrizione Clinica. Si punta ad
organizzare un incontro con tale categoria professionale per far
conoscere quali caratteristiche chimico-nutrizionali offre la Carne di
Bufalo, e quali contributi potrebbe apportare sotto il profilo
dietedico, terapeutico e più in generale nutrizionale. Con la
possibilità di poter inserire in dei veri e propri profili alimentari o
particolari diete alimentari la Carne di Bufalo come fattore
principale.
E non poteva mancare l’incontro – concorso tra cuochi. Questo incontro
concorso, sarà organizzato in collaborazione con l’Associazione
Italiana Cuochi. Saranno invitati a partecipare diversi chef
provenienti da tutta la regione Campania ed ognuno proporrà agli altri
una ricetta a base di carne di bufalo. Giudici delle ricette saranno
gli stessi cuochi, che voteranno il piatto migliore. L’iniziativa punta
ad informare gli operatori della ristorazione sulle potenzialità
culinarie della carne di bufalo, per proporre ricette e modi di
cucinare e per sensibilizzarli a proporre un prodotto locale nelle zone
con vocazione turistica della Campania. Tra le iniziative in cantiere
c’è anche un video didattico per fornire informazioni e notizie a tutto
il pubblico interessato sulla carne di bufalo; a tal riguardo si
cercherà di coinvolgere non solo gli studenti universitari di medicina
umana e veterinaria, ma anche il mondo scolastico delle scuole
secondarie e dell’obbligo, con particolare riguardo alle strutture
scolastiche alberghiere.
“Formare gli operatori della ristorazione ed i futuri consumatori
all’utilizzo ed al consumo di un prodotto alimentare che nasce in
Campania è il momento che lega prodotto, abitanti e territorio ed è uno
dei motivi fondanti dell’azione di Regione Campania – dice Raffaele
Beato, presidente dell’Ersac
Il video avrà l’obbiettivo principale di rappresentare tutte le fasi
della filiera, partendo quindi dal modo di conduzione dell’allevamento,
che viene gestito nel rispetto del benessere animale, per arrivare alle
più gustose e prelibate pietanze che la carne bufalina consente di
realizzare.
Il videoclip cercherà di raccogliere anche interviste e testimonianze
degli esperti di questo settore che potranno con dei flash evidenziare,
tra l’altro, le caratteristiche organolettiche e nutrizionali della
carne. “Oltre che presentare direttamente in alcune scuole della
Regione il video con opportuni incontri divulgativi – sottolinea Beato
- si pensa di concordare con più provveditorati la distribuzione di
queste videocassette in tutte le scuole interessate.”
Questa iniziativa sarà utile per informare gli studenti sulle
caratteristiche organolettiche e qualitative della carne di bufala e
per sottolineare la validità del prodotto in una alimentazione sana;
inoltre potrebbe marcare fortemente l’interesse degli studenti delle
scuole alberghiere verso un prodotto locale, tipico, e di elevata
qualità e arricchire il loro bagaglio culturale che si troveranno a
mettere in pratica tra qualche anno come futuri operatori della
ristorazione.
Sull’opportunità di questa operazione parla Raffaele Garofalo,
presidente Anasb. Ecco cosa dice rispondendo ad alcune domande
Presidente, come mai in tempi recenti l’allevamento bufalino
finalizzato alla produzione di carne è stato di ridotte dimensioni? Nel
passato una parte dei vitelli veniva allevata in quanto costituiva,
comunque, un’entrata per l’azienda che disponeva di vasti latifondi.
L’allevamento di tipo estensivo contribuiva ad immettere sul mercato
soggetti di 4 quintali (peso vivo) di qualità scadente, che risentivano
della disponibilità stagionale dei foraggi e raggiungevano il peso di
macellazione a circa 3 anni. La resa al macello era inferiore al 50% e
la carne risultava particolarmente dura e caratterizzata dall’odore di
muschio derivante dall’abitudine degli animali a trovare refrigerio in
pozzanghere (così detti caramoni) che essi stessi scavavano nel
terreno.
Con le mutate tecniche di gestione aziendale, con l’abbandono del
pascolo e la messa a coltura dei terreni, l’allevamento di maschi per
il macello non risultava conveniente in quanto il prodotto aziendale
(insilato e fieno) da destinare ai maschi forniva un reddito
decisamente superiore se veniva utilizzato per le bufale da latte. La
mancanza di un mercato della carne di bufalo giocava a sfavore anche di
quegli allevatori, veramente pochi, che producevano un vitellone con
caratteristiche ottimali. La seconda ondata di BSE che ha colpito tutta
l’Europa nel corso del 2000 e del 2001, la presa di coscienza da parte
dei consumatori per l’assoluta prevalenza della sicurezza alimentare,
la prevalenza dei nuovi paradigmi che regolano il consumo alimentare
espressi da termini quali, sano, naturale, tipico, ed infine le
eccezionali caratteristiche organolettiche e nutrizionali della carne
bufalina, hanno fatto si che il settore bufalino individuasse un nuovo
comparto di business, rappresentato dall’allevamento dei maschi da
destinare alla macellazione? In considerazione della maggiore necessità
del consumatore di ottenere garanzie specifiche sugli standard
qualitativi e sulla salubrità del prodotto e la diffidenza con cui gli
stessi consumatori guardano alla carne bovina può rappresentare
un’opportunità per il comparto della carne di bufalo la quale già in sé
rassicura i consumatori circa la provenienza geografica. Si ha,
infatti, la garanzia di un prodotto sicuramente nazionale, allorquando
i prodotti italiani vengono accreditati dal mercato di un visibile
valore aggiunto. Oltre alla vicenda BSE, che ha dato forza al mercato
della carne bufalina, in Regione Campania, con la Sovvenzione Globale
in Zootecnia sono nate alcune realtà imprenditoriali che associano
allevatori bufalini ed hanno l’obbiettivo di produrre la carne di
bufalo in una ottica di filiera, ciò vuol dire che accanto agli
appositi centri di ingrasso, sono nati anche i centri specializzati
alla lavorazione, trasformazione e confezionamento per poi chiudere il
cerchio con la fase di commercializzazione. Inoltre le associazioni di
categoria, quelle sindacali, alcune Camere di Commercio, insieme ai
trasformatori ed altri enti istituzionali, hanno dato vita ad un
Comitato Promotore per l’ottenimento dell’IGP della Carne di Bufalo
Campana. Oggi la richiesta per l’ottenimento di questo riconoscimento è
al vaglio del MiPAF.
Le Università hanno fatto la loro parte nel comparto della carne
bufalina: hanno prodotto una serie di ricerche scientifiche che
dimostrano come la carne di bufalo possiede, rispetto alle altre carni,
requisiti organolettici e nutrizionali che ne fanno una tra le
migliori.
E’ vero. La ricerca di questi ultimi anni indica con chiarezza come la
possibilità di sviluppare una significativa area di business per gli
allevatori bufalini campani è legata alle caratteristiche intrinseche
della carne di bufalo, che può essere definita: carne chiara, tenera,
succosa, ipocalorica, ipocolesterolemica, ad alto contenuto di ferro
organico.
In particolare il contenuto di colesterolo del grasso intramuscolare
bufalino è nettamente inferiore a quanto contenuto nelle carni di
diverse razze bovine. Inoltre, secondo lo schema proposto dalla FAO e
dall’OMS, l’equilibrio aminoacidico della carne di bufalo è più
rispondente alle esigenze dell’alimentazione umana e la rende
preferibile nel caso di diete miste a prevalente contenuto di alimenti
di origine vegetale.
L’idea di sviluppare la lavorazione e la commercializzazione della
carne di bufalo, pertanto, è fondata sulla possibilità di sviluppare un
mercato di nicchia legato alle eccezionali caratteristiche nutrizionali
e organolettiche del prodotto, che deve essere destinato ad un target
di intenditori, disponibili a pagare un prezzo adeguato alle qualità
del prodotto.

Condividi:
  • Facebook
  • FriendFeed
  • Twitter
  • Google Bookmarks
  • email
  • Print