Carnevale: a Pontelandolfo (Sannio) va in scena la tradizionale “Ruzzola del formaggio”

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di Pasquale Carlo

Il periodo del Carnevale parte ogni anno il 17 gennaio, festa di Sant’Antonio abate, il protettore degli animali domestici raffigurato nell’iconografia cristiana con bastone, campanello, fuoco e soprattutto con l’immancabile maiale. Si tratta di chiari riferimenti ai suoi protettorati. In particolare, il fuoco si collega con l’Herpes zoster, patologia particolarmente fastidiosa che colpisce la cute e che è comunemente chiamata “Fuoco di Sant’Antonio”. Il maialino, invece, rappresenta la terapia a quel male: pare che, nel medioevo, fosse usanza spalmare sulle parti del corpo interessate dall’herpes zoster un impasto fatto proprio con il lardo di maiale.

Sant'Antonio abate
Sant'Antonio abate

La ricorrenza di Sant’Antonio abate è particolarmente attesa dai cittadini di Pontelandolfo, paese del Sannio Beneventano a confine con la terra molisana. Con l’avvio del Carnevale iniziano per i cittadini del luogo le tradizionali sfide a suon di lancio di pezze di formaggio. E’ questa la “ruzzola del formaggio”, un gioco tradizionale che si tramanda da secoli: a Pontelandolfo si narra di una leggendaria sfida tra un barone del luogo ed il suo bracciante Pasquale, che intrapresero il gioco per dirimere una controversia legata ad una scommessa: grazie all’abilità dei contendenti quella partita non è mai finita.

La ruzzola del formaggio
La ruzzola del formaggio

Ogni pomeriggio, a partire dalle ore 13.30 e fino alle ore 18.00, si può assistere a questo gioco tradizionale che anima il caratteristico centro storico di Pontelandolfo, centro tristemente famoso per i tragici eventi del 14 agosto del 1861, quando per ordine del generale Cialdini il paese venne completamente incendiato insieme al confinante Casalduni. Una ferita ancora parte e di cui quest’anno ricorre il centocinquantesimo anniversario. Le sfide prevedono la partecipazione di due, quattro o sei giocatori che gareggiano lungo un percorso stabilito che, come vuole la leggenda, va da piazza Roma fino alla cappella di San Rocco e lungo viale dell’Impero. Anche le regole sono sempre le stesse: ad ogni lancio si segna il luogo che il formaggio ha raggiunto. Vince chi completa il percorso nel minor numero di lanci, aggiudicandosi il formaggio in palio.

La fase preparatoria
La fase preparatoria

Questa forte tradizione si coglie anche nello stretto legame tra dialetto locale e regole del gioco, che dà vita ad un ricco e colorito bagaglio di termini tecnici. ‘Rizavàglia”: è il filo di spago doppio, munito dello “spròccul’ “, che avvolgendo la forma di formaggio serve a lanciare e dirigere la stessa e viene legata al polso; “R’ spròccul’ “: è un pezzo di legno cilindrico di completamento della “‘nzavàglia”, funge da impugnatura della forma; – “T’appènn ‘la pezza”: è la sfida lanciata da uno o più giocatori ad altri contendenti. La posta in palio è la stessa forma di formaggio utilizzata nel gioco;  “Scurt’cà la pezza”: con doppio significato che può voler dire la preparazione della “forma” di formaggio, consistente nella scorticatura dei grassi esterni, o in senso allegorico dare filo da torcere all’avversario; “Appèlla”: è l’inizio del gioco. È il primo dei lanci che viene effettuato sia all’andata che al ritorno del percorso; “La rèsta”: indica lo spigolo della casa o del muro che è il punto di riferimento e di delimitazione del gioco; “R’ tèrmn’ “: è il punto di riferimento che delimita la fine del gioco di ritorno e dell’intera sfida; “R’ maccatùr”: è un pezzo di stoffa doppio che viene avvolto intorno al polso del giocatore, sia per evitarne la slogatura o la scorticatura, sia per dare maggiore aderenza e fermezza della `nzavàglia”; “R’ cànt’ “: è il lato in cui la “forma” rotola o si appoggia nel momento del lancio; ”L’ àut”: è la parte più grossa della “forma” che viene corretta da “R’nzavagliatòr” avvolgendo la “‘nzavàglia” in modo da compensare sia la malformazione del formaggio, sia la direzione da percorrere in considerazione delle malformazioni geofisiche del percorso; “R’ lèmt’ “: è il limite dei tre passi permessi al giocatore per prendere la rincorsa per il lancio. Viene tenuto o delimitato dall’avversario di turno; “Caccià la ‘nzavaglia”: indica l’operazione di rimettere sul giusto itinerario il giocatore o la squadra. Infatti se nel precedente tiro la “forma” si è fermata lontana dal percorso, misurando la lunghezza della `nzavàglia” ed il massimo allungamento del giocatore, considerando le esigenze del tiro, si può correggere e riportare il gioco nella giusta direzione; “Mpattà”: sta per pareggiare.

Risultato che si verifica quando le due squadre vincono l’una nel percorso di andata e l’altra nel percorso di ritorno o viceversa: in questo caso la sfida si ripete. Se viene rimandata ad altro giorno la sfida viene dichiarata “Appésa”; “Attòrna”: è la parola usata quando “la pezza”, raggiunto un punto del percorso, ritorna indietro su se stessa, per il dislivello incontrato o per mancanza di forza; -”Lelè… a vùia lota”: sono le parole di esortazione a fare spazio e togliersi dal percorso per l’arrivo della forma di formaggio.

La folla curiosa al campionato estivo
La folla curiosa al campionato estivo

Le sfide della ruzzola si protrarranno fino al Martedì Grasso (8 marzo). Quest’ann0, Pro Loco e Comune, insieme alle associazioni locali, hanno predisposto il cartellone di eventi ‘Carnevale Ruzzolando’ che, in occasione di questo week-end, propone l’appuntamento con l’edizione invernale di ‘Storie di Uliveti & Pascoli’. Sabato 26 e domenica 27 febbraio, l’olio extravergine di oliva da cultivar ortice ed il formaggio pecorino locale arricchiranno di sapore le suggestive gare. L’iniziativa, che nasce in collaborazione con Slow Food Alto Tammaro e Benevento e con la delegazione sannita dell’Associazione Italiana Sommelier, si prefigge l’obiettivo di promuovere le produzioni locali, facendole apprezzare in diversi momenti di degustazione ai turisti che giungono in paese, richiamati dal tradizionale appuntamento della ruzzola.

La piazza di Pontelandolfo
La piazza di Pontelandolfo

E se occorre ancora un motivo per visitare Pontelandolfo non basta che fare riferimento agli “ammugliatielli” (abbuoti), piccoli e gustosi involtini di interiora di agnello, un prodotto tipico delle aree interne della Campania, in particolare dell’Appennino Campano- Lucano. Un vero “piatto povero”, che impiega esclusivamente materie prime locali e nasce da quella ricca tradizione ereditata dalla cultura contadina, che ha sempre sfruttato ogni prodotto, anche quelli che altrove sono considerati scarti.

Gli abbuoti
Gli abbuoti