Carsoli, L’Angolo d’Abruzzo

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Piazza Aldo Moro, 8
Tel. 0863.997429
Fax 0863.995004
www.langolodiabruzzo.it
Aperto: sempre
Chiuso: mercoledi
Ferie: variabili tra dicembre e gennaio

Siamo davvero in un angolo d’Abruzzo, tra quelli più vicini al Lazio (ad un’ora di auto da Roma) nel ristorante che ormai da vari anni è considerato a ragione lo scrigno dei sapori, tanto semplici quanto decisi, della regione.

 Ai piedi del centro storico di Carsoli, accanto alla stazione, il locale di Valentina e Lanfranco Centofanti conferma di stagione in stagione la sua vocazione di presidio della cucina contadina abruzzese, senza rinunciare a qualche interpretazione personale e più di qualche segnale di novità. L’ambiente è molto curato, in tutti i particolari, e i bei tavoli della sala grande girano intorno ad una enorme, rassicurante, cucina a vista; il servizio è professionale anche se nel pienone domenicale si notano stanchezza e qualche distrazione.

Dagli antipasti la tradizione pastorale e montanara segna subito il percorso del menu: prosciutto abruzzese al coltello, mortadellina di Campotosto, schiacciata dell’Aquila; gli asparagi selvatici accompagnano le uova, in camicia o in frittata, l’unico vero pesce lontano dal mare, il baccalà, è ridotto in panzanella. Le paste fresche, tagliolini, “sagne strappate”, fettuccine, gnocchi, pappardelle, si accoppiano a ragu saporitissimi, come quello di agnello, di pecora o di coniglio (molto buono, fatto con le polpettine), ma anche al sugo “finto”, cioè senza carne, con pomodorini e verdure di stagione e, soprattutto a funghi e tartufi, altra specialità del posto. Il pecorino non manca mai, saggiamente grattuggiato al tavolo e servito a piacere, mai direttamente nei piatti. Le carni sono di ottima qualità, le cotture migliori quelle al forno e al tegame: capretto sfumato al trebbiano d’Abruzzo accompagnato con carciofi fritti in pastella, la pecora cotta con le erbe di montagna, servita con verza e patate, il maialino di latte, cotto con il suo grasso. Il menu segue le stagioni e il territorio in maniera fedele e rispettosa, ma forse, come tutto ciò che è fede e rispetto qualche volta manca un po’ di fantasia: e le salsicce non si possono servire da sole rotolanti su un piatto come si porterebbero al tavolino di una mensa aziendale. La carta dei vini è importante e ben studiata e per capire quanto sia coraggiosamente profonda si può affacciare giù in cantina. Chiusura con buona scelta di formaggi e dessert (ottima la spuma di ricotta con le amarene) e piccola pasticceria secca. Conto sui 60 euro.


Virginia Di Falco