Ca’stelle, Falanghina a Castelvenere

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Ambo secco a Castelvenere, il comune più vitato della Campania. I fratelli Raffaele e Mariano Assini puntano esclusivamente su aglianico e falanghina, una scelta produttiva e commerciale filologica che li avvicina alle cantine della zona di Torrecuso sull’altro versante della Valle Telesina. Il Deus ex machina è Angelo Pizzi, il papà dell’Aglianico del Taburno, una vita spesa sui vitigni autoctoni campani con grandi soddisfazioni: citiamo, tanto per gradire, il Fiano di Clelia Romano, i vini di Fontanavecchia e Fattoria La Rivolta, il Roinos di Eubea. Come tutti gli abitanti di Castelvenere, i fratelli Assini lavorano le uve praticamente da sempre, ma da quest’anno hanno lanciato il loro nuovo marchio Ca’stelle con quattro vini Sannio doc. Una lezione di semplicità a quelle aziende, anche piccole, capaci di sfornare una gamma infinita di etichette spesso senz’anima per cercare di inseguire ogni refola di mercato. Invece il segreto del successo è tenere ben dritta la barra del timone per seguire la rotta studiata in partenza in base ai criteri di sempre: semplicità commerciale per favorire la comunicazione e la memoria del consumatore, tipicità del prodotto per esprimere il terroir, giusto rapporto tra qualità e prezzo per svuotare la cantina. Intendiamoci, questo non vuol dire che un vino deve costare poco, ma essere venduto a quello che Carlo Petrini definisce il giusto prezzo, ossia un prodotto senza speculazioni favorite dalla moda del momento come è avvenuto con tanti rossi italiani inventati. Noi parliamo della Falanghina base, a cui è appaiato il Kydonia Falanghina Sannio doc dove il frutto è passato in legno. Nella prima ci stupisce l’esplosione floreale con lampi di frutta bianca al naso a cui segue un ingresso felice in bocca, freschezza e morbidezza in ottimo equilibrio, struttura, sapidità, mineralità, persistenza per un bicchiere che non è affatto banalmente beverino. Angelo ha infatti interpretato bene il frutto che domina incontrastato durante tutta la beva. Il 2004 è stato sicuramente un anno fortunato per la Falanghina del Sannio perché, come abbiamo già avuto modo di scrivere, davvero sono innumerevoli i prodotti capaci di presentarsi in maniera smagliante in enoteca e in ristorante. L’ennesima bandiera piantata a Castelvenere, il comune che vanta il maggior numero di aziende al lavoro di tutto il Mezzogiorno, siamo oltre venti. L’abbiniamo sicuramente alla cucina di mare senza pomodoro o anche, perché no, alla pizza con il pesce serra creata dal maestro Antonio Tubelli.