Catania, trattoria La Paglia

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Piazza Pardo, 23
Tel. 095 346838
Aperto a pranzo e cena
Chiuso la domenica

La Catania dei mercati popolari è un interessante percorso alternativo a quello più classico e noto del barocco. E, in questi periodi di magra, anche più verace e più attuale: il taxista vi spiegherà che a Catania il mercato, anzi la Fiera – come la chiamano qui – non teme la grande distribuzione. Anzi. Succede il contrario.

La spesa di famiglia si fa soprattutto, da sempre, tra le bancarelle della “Fiera o luni” (la fiera del lunedì, ma oggi aperto tutti i giorni esclusa la domenica), a pochi passi da via Etnea o al quartiere storico della Pescheria.
Proprio qui tra i banchi di pesce, i colori delle verdure, della frutta fresca e le grida degli ambulanti si affacciano da più di cento anni le vetrine della trattoria la Paglia.

La piccola cucina all’ingresso del locale con i fornelli anneriti da decennali fritture, gli antipasti di mare esposti sul bancone e i tavolacci della sala un po’ angusta imbottita di sedie per sistemare quanti più avventori possibile vi faranno sentire ancora addosso l’atmosfera da suk che si respira appena fuori.

Il menù recita velocemente quello che la signora Maria, figlia del fondatore della trattoria, cucinerà con i modi (e i tempi) di casa. Di già pronto, per ingannare l’attesa, ci sono solo gli antipasti. Innanzitutto le sarde “a beccafico” fritte che consistono in coppie di sarde aperte a libro, che racchiudono una squisita farcia di mollica di pane sfritta nell’olio di oliva, assieme a pezzetti d’aglio e acciuga salata, olive e un po’ di uovo e formaggio per legare, prezzemolo, e, naturalmente, peperoncino. Poi insalatina tiepida di polpo, zuppa di cozze e vongole o “masculini marinati” (le alici dello Ionio marinate con olio e limone). La scelta veramente difficile è decidere come condire gli spaghetti: con i ricci, praticamente il mare nel piatto; con il “muccu” (neonata di mare); oppure con un sughetto alla marinara preparato con polipetti, calamari, vongole e cozze; o, ancora, con il nero di seppie addomesticato con l’estratto di pomodoro ma molto saporito, o, infine, alla classica Norma, con pomodoro, melanzane e basilico. Il tonno qui finisce alla griglia o fritto con le cipolle: come dire, senza pietà. Imperdibile la frittura di “sparacanaci” e cioè di triglie neonate, ma anche quella classica di calamari e gamberi non lascia delusi. A tavola si viene serviti con una deferenza fuori dal tempo che solo la conduzione di una famiglia siciliana con a capo una donna forte sa trasformare in una qualità. Qualche etichetta regionale, un conto sui 20 euro e la consapevolezza di aver fatto un’esperienza antropologica prima che gastronomica.

Virginia Di Falco